Fact checking

Virginia Raggi si inventa la guerra dei rifiuti per nascondere i suoi fallimenti

virginia raggi la guerra dei rifiuti

«Sui rifiuti è in corso una guerra: la guerra dei rifiuti» (originale come titolo). Quest’anno Virginia Raggi ha deciso di regalare a tutti i cittadini romani un giallo a puntate. Perché per evitare che si parli di emergenza rifiuti la sindaca di Roma  ha da qualche tempo iniziato ad indagare sul mistero dei misteri: come mai la monnezza romana rimane per strada. Sarebbe troppo facile dire che il sistema della raccolta non funziona oppure che non ci sono mezzi e impianti a sufficienza. Quello potrebbero dirlo tutti. Ecco invece che la Raggi ha scoperto che la Capitale è #sottoattacco!

Virginia Raggi è sotto attacco, di nuovo

Secondo la sindaca di Roma c’è un filo rosso che unisce tutti gli episodi della quotidianità romana: i cassonetti dati alle fiamme, i rifiuti ingombranti o pericolosi abbandonati sul ciglio della strada, i TMB che vanno a fuoco, i cumuli di immondizia che non viene raccolta. In poche parole: è un sabotaggio. Perché non è certo ammissibile che i romani paghino la TARI più alta d’Italia per avere un servizio così inefficiente. Non è possibile che i mezzi di AMA non funzionino. La spiegazione più ovvia, per Virginia Raggi, è che c’è qualcuno che non vuole che le cose funzionino.

raggi guerra rifiuti - 1

Deve essere per questo motivo ad esempio che la differenziata porta a porta è ferma. Oppure che AMA paga per smaltire i rifiuti romani altrove. Sempre a causa di un sabotaggio i famosi impianti di compostaggio promessi l’anno scorso dalla Raggi e dalla sua (fu) assessora Montanari sono scomparsi dai radar. E sempre a causa di un complotto AMA non è riuscita ad approvare il bilancio. Quello stesso bilancio che la sindaca diceva doveva essere cambiato per forza.

Roma: la città dei complotti a 5 Stelle

Forse negli uffici di comunicazione della sindaca pensano pure di essere originali. Ma non è certo la prima volta che i pentastellati romani parlano di una Raggi sotto attacco. Lo aveva fatto l’assessore Frongia qualche mese fa per spiegare i guasti alle scale mobili della Metro. Di sabotaggi sui rifiuti aveva parlato Beppe Grillo nel 2016 e di complotto dei cassonetti bruciati se ne parlò pure l’anno scorso ad Ostia. Venne fuori che non era un complotto. I sabotatori da quando la Raggi è sindaca sono in azione ovunque, persino sui tram.

Di promesse però in questi tre anni la Raggi ne ha fatte tante. Si era partiti parlando di materiali post consumo (ma “guerra dei materiali post consumo” suona male) per evitare anche di nominarli, questi benedetti rifiuti. Si era promessa una città “a rifiuti zero“, salvo finire dopo pochi mesi a fare gli spazzatour a caccia di quelli del PD che abbandonavano i frigoriferi rotti per mettere in difficoltà l’Amministrazione. Si è tentato di negare l’esistenza di un’emergenza rifiuti conclamata (ma anche quella era un complotto che credete) ed aggravata dal fatto che il tritovagliatore Nuovo Salario lavorasse ben oltre il limite delle sue capacità. Poi quel TMB è andato a fuoco, per cause ancora da accertare. Secondo il M5S è un altro elemento del sabotaggio. Ma la magistratura non ha ancora trovato le prove e nemmeno eventuali inneschi.

virginia raggi cassonetti

Chissà se è un complotto anche il fatto che AMA, la municipalizzata dei rifiuti i cui vertici sono nominati dal Comune, non abbia ancora presentato né il bilancio del 2017 né quello del 2018. Chissà se sarà a causa di un sabotaggio che la differenziata non riuscirà a raggiungere la quota del 70% promessa nel 2016. Al momento a Roma sono fermi al 45%, e non certo per colpa dei cassonetti che prendono fuoco. Perché il dato rilevante è che da quando si è insediata la giunta pentastellata la differenziata ha smesso di crescere (era al 43% nel 2015). Ma vogliamo essere generosi, ammettiamo per puro spirito di collaborazione nei confronti dell’Amministrazione comunale, che un complotto c’è. Cosa ha fatto la Raggi per fermarlo? Guardiamo i fatti: ha cambiato i vertici di AMA, e le cose sono rimaste uguali. Ha cambiato due assessori all’Ambiente, e le cose sono rimaste le stesse. Ha promesso di non portare il TMB mobile ad Ostia. E l’ha fatto subito dopo aver vinto le elezioni nel X Municipio. Si arriva così ai giorni d’oggi, con la sindaca che tenta di far credere ai romani che dietro qualche cassonetto bruciato c’è il racket di quelli che smaltiscono i rifiuti. Ma se a Roma i rifiuti non li smaltisce nessuno che vantaggio c’è nell’incendiare i secchioni della monnezza? Il dubbio è che a Roma sia davvero in atto un sabotaggio, ma che i sabotatori siano quelli che in questi tre anni non hanno fatto nulla.

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