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La "brillante strategia"del M5S per cancellare l'emergenza rifiuti a Roma

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Roma? Non c’è nessun problema con i rifiuti, lo ha scritto su Twitter il deputato eletto in Emilia Romagna Michele Dell’Orco. Il motivo per cui Dell’Orco si interessa dell’immondizia romana è presto detto: l’Emilia-Romagna si è offerta di ricevere una parte dell’immondizia che Roma non riesce a smaltire. Si tratta di una quantità pari a 350 tonnellate giornaliere per un periodo non superiore ai 40 giorni che verranno destinate ai termovalorizzatori di ParmaModena e Granarolo nel bolognese, ai quali spetterà il compito di ricevere e trattare non più di 15mila tonnellate complessive.

Lo “sconosciuto” Bonaccini che si permette di usare il pregiato nome della sindaca più famosa d’Italia

Di sicuro non si tratta di un grande sforzo, visto che si tratta solo di una piccola frazione della quantità di rifiuti prodotta dalla Capitale. Ma sul piano dell’immagine si tratta di un bel colpo per la giunta Raggi, costretta a chiedere aiuto per non finire sommersa dai rifiuti. Perché la realtà delle cose, nonostante la dichiarazione di Dell’Orco, è che a Roma l’emergenza rifiuti è una costante. A complicare la situazione c’è il fatto che circa cinquemila tonnellate di rifiuti romani finiranno nel termovalorizzatore di Parma. Che è proprio quello sulla cui eventuale apertura Beppe Grillo si dichiarò pronto a passare sul cadavere di Pizzarotti. Poi Pizzarotti venne cacciato dal M5S, il termovalorizzatore fu avviato e il sindaco rieletto da indipendente alla successiva tornata elettorale.
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Come prevedibile i 5 Stelle, la cui calma e pacatezza è nota, non l’hanno presa bene e hanno iniziato ad attaccare il Presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Stando a quanto scritto su Facebook da Daniele Diaco – consigliere capitolino e compagno della Presidente del XII Municipio – Bonaccini sarebbe uno “sconosciuto” (mentre Pizzarotti un “dimenticato”) che avrebbe approfittato della situazione per “usare il pregiato nome della sindaca più famosa d’Italia”.
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Diaco scrive che nessuno prima d’ora conosceva il nome di Bonaccini e giusto per rimarcare il concetto è andato a condividere il suo post nel gruppo Facebook “VIRGINIA RAGGI siamo con te!” dove i fan e gli elettori della sindaca “più famosa d’Italia” si radunano quotidianamente per tesserne le lodi e declamarne i successi.
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Per Diaco Bonaccini e il PD non possono permettersi di dare lezioni alla Raggi, perché gli accordi presi dai Presidenti del Lazio e dell’Emilia Romagna sono “fuori dal suo perimetro”.

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Riguardo le colpe del passato Diaco dovrebbe forse guardare il confronto tra investimenti programmati e investimenti realizzati. Nel 2016 la Giunta ha programmato investimenti per 30 milioni di euro ma ne ha realizzati appena il 2%. La differenziata a Roma c’è ma non funziona perché i mezzi di AMA non possono essere messi su strada perché necessitano di manutenzione.

L’Emilia-Romagna dovrebbe stare zitta!1

A rincarare la dose ci pensa Silvia Piccinini consigliera M5S in Regione Lazio che ci spiega che quello degli inceneritori è un “business ghiotto” (quindi moralmente sbagliato?) e che se la monezza di Roma va fuori Regione è colpa del PD e del Governo (e di chi sennò). Non del fatto che a Roma non sanno come gestire i rifiuti perché gli impianti sono sottodimensionati. In una nota di qualche tempo fa la Regione Lazio ricordava che nel corso del 2017 Roma Capitale ha esportato circa 110.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati (40.000 Abruzzo e 70.000 Austria), 200.000 tonnellate di rifiuti organici da raccolta differenziata (Friuli, Lombardia e Veneto), circa 150.000 tonnellate di rifiuti combustibili (Lombardia, Emilia-Romagna) e circa 250.000 tonnellate di rifiuti da interrare (Emilia-Romagna, Toscana, Puglia).
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Roma inoltre “esporta” in altre province laziali (Latina, Frosinone, Viterbo) circa 200.000 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati. Inoltre l’Assessore regionale all’Ambiente ricordava che la Capitale «impegna spazi importanti delle discariche di Frosinone e Viterbo (sia con rifiuti lavorati nei suoi Tmb che con suoi rifiuti lavorati nei Tmb di altre province) ed impegna l’inceneritore di San Vittore al 50% (il restante serve le altre province laziali)». Ma per la Piccinini tutto questo passa in secondo piano perché «Roma oggi ha avviato un piano di gestione che porterà la differenziata al 70% al 2021, mentre in Emilia-Romagna la qualità dell’aria continua sempre e comunque a fare schifo grazie anche ai 10 mln di veicoli all’anno in più che ci regalerà il Gassante di Mezzo, con Bologna che non ha ancora un registro dei tumori?». Insomma, Roma annaspa tra i rifiuti? C’è “ben altro” di cui preoccuparsi.

La storia del Comune di Roma che non è competente sui rifiuti

Non è vero però che la questione dei rifiuti esula dalle competenze del Comune come sostiene un post pubblicato sul Blog di Grillo. Non solo perché la materia è oggetto delle competenze del Comune, della Città Metropolitana e della Regione ma anche perché non è vero che quella raggiunta con la regione guidata da Bonaccini si tratta semplicemente di un’intesa tra il Lazio e l’Emilia-Romagna. A smentirle è arrivata una nota dell’Assessore all’Ambiente del Lazio – Mauro Buschini – che parla di un atto ufficiale protocollato il 7/12/2017 con cui «Ama, società del Comune di Roma, chiede l’attivazione di un accordo interregionale tra il Lazio e l’Emilia Romagna per il conferimento dei rifiuti romani. Un atto che quindi dimostra senza ombra di dubbio l’esistenza di un problema rifiuti a Roma, la responsabilità diretta di Roma Capitale e la volontà di Ama, e quindi del Comune, di chiedere alla Regione Emilia-Romagna di accogliere i propri rifiuti».
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Ed è interessante che la sindaca non abbia ancora detto una parola sull’argomento. Segno che forse le cose non stanno come le raccontano dalle parti del M5S.
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Le due regioni si sono mosse quindi – come è giusto che sia – su impulso del Comune e dell’azienda municipalizzata dei rifiuti. Nel post del deputato M5S di Modena Vittorio Ferraresi ci sono altre imprecisioni. Ad esempio si scrive che la Capitale “ad oggi tocca il 45% di raccolta differenziata ma la giunta 5 Stelle ha avviato un piano di gestione rifiuti 2017-2021 con l’obiettivo del 70% di differenziata e riduzione rifiuti“. Roma però è a questo livello per merito della giunta precedente (Ignazio Marino per i più distratti. E visto che i dati sono fermi dal 2016 (ovvero dall’insediamento della Raggi) questo significa che la differenziata non cresce. Il 5 Stelle quindi non ha aumentato la percentuale di differenziata.

I romani si sono accorti dei cassonetti pieni e dell’immondizia per strada

Ferraresi spiega poi che “è iniziato l’iter per costruire 2 impianti di compostaggio e 1 impianto di riciclo” ed è un’affermazione interessante visto che il Comune non ha ancora detto dove saranno fatti. Nel frattempo però ad Ostia è arrivato il tritovagliatore che il M5S aveva detto che non sarebbe mai arrivato. E a quanto pare i romani sembrano essersi accorti che a Roma un problema coi rifiuti c’è. A certificarlo è l’indagine condotta dall’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale (il cui Presidente è stato nominato dai 5 Stelle ed è un attivista pentastellato) che ha rilevato un netto calo nella soddisfazione dei romani per il servizio di raccolta dei rifiuti.
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Stando a quanto scrive l’Agenzia del Comune “l’estensione delal raccolta porta a porta e l’aumento della percentuale di raccolta differenziata non hanno avuto effetti positivi sul voto attribuito dai romani al servizio di raccolta dei rifiuti” perché ciò che i cittadini vedono e giudicano “sono i cassonetti stracolmi di immondizia ai bordi delle strade“. La tariffa della TARI invece è tra le più alte d’Italia. A scanso di equivoci l’Agenzia ricorda che solo un terzo dell’indifferenziato romano viene trattato nei TMB Ama (una volta questo era “Il Problema” secondo il M5S)  mentre tutti i residui di trattamento destinati a discarica (230mila tonnellate annue) vengono spediti in Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise.

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Secondo il M5S invece “in Emilia-Romagna i rifiuti potrebbero addirittura non arrivare, visto che l’ipotesi più plausibile è che siano trattati in impianti più vicini, più economici e meno impattanti”. Ed è possibile, ci mancherebbe, i dati però ci dicono che sì, Roma esporta i suoi rifiuti in altre regioni. E addirittura fuori dall’Italia visto che da novembre 2016 è stato dato il via libera alla tedesca Enki che si è aggiudicata la gara per lo smaltimento di 160 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati all’anno (al prezzo di 138 euro a tonnellata) per 4 anni. Rifiuti che servono a fornire energia elettrica a 170mila abitazioni, in Austria. Che business ghiotto eh? A quanto pare “sconosciuti” presidenti di Regione ne sanno di più sui rifiuti di Roma dei consiglieri e dei deputati del MoVimento che invece preferiscono insultare chi dà una mano alla Capitale.