Opinioni

Virginia Raggi e il complotto dei cassonetti

Mentre Lanzalone si faceva catturare da Parnasi, lei non si è accorta di nulla. Quando De Vito chiedeva soldi a destra e a manca per i dossier del Campidoglio, lei non c’era e se c’era dormiva. Nell’occasione dei bus israeliani che non hanno fatto nemmeno un chilometro a Roma, dormiva e sognava di non essere lì. Ma non provate a bruciare un cassonetto quando nei dintorni c’è Virginia Raggi: in quel caso lei sarà spietata. E così lei si sente #sottoattacco, come da hashtag nello status, mentre a Roma non passano gli autobus e la città è ridotta una monnezza.

A Roma, infatti, i cassonetti bruciano da sempre ma soltanto da quando la Raggi è in Campidoglio il tutto farebbe parte di un complotto contro di lei. Anche perché, ma questo non diteglielo, i cassonetti bruciano perché intorno a essi è pieno di monnezza che l’AMA non raccoglie perché non sa dove ficcarla, vista l’emergenza in atto mentre arriva la rata della TASI, una delle più alte d’Italia.

virginia raggi cassonetti

E in tutto questo turbinìo di complotti contro la povera Giunta Raggi, non si capisce più nulla.  I cassonetti sono “sabotati” solo quando vengono incendiati oppure anche quando straripano di immondizia? È un sabotaggio anche la presenza di cumuli di rifiuti abbandonati per le strade oppure quella è ordinaria amministrazione? Se fosse il secondo caso allora sarebbe manifesta l’incompetenza (o incapacità?) dell’attuale Amministrazione nella gestione di un servizio basilare come quello della raccolta dei rifiuti? Tutte domande a cui le fregnacce scritte dall’ufficio stampa & propaganda della sindaca su Facebook non intende dare risposta, preferendo continuare a prendere in giro i romani con i cassonetti a fuoco per non parlare delle condizioni in cui si trova la città.

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