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Perché Salvini rischia di fare la figura del fesso sulla Sea Watch

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Non ci vuole passare per fesso il nostro super ministro degli Interni Matteo Salvini che ieri ha chiesto l’arresto dei parlamentari che sono andati a bordo della Sea Watch e si è lamentato che il suo omologo olandese non gli ha ancora risposto. «Siamo un grande Paese che non prende lezioni» dice Salvini, lo stesso Salvini che diserta i vertici europei dove si parla di gestione comune dei flussi migratori.

Cosa significa l’apertura dell’indagine a carico di Carola Rackete

Ma forse una lezione Salvini la sta per prendere sul serio. Non dalla comandante Carola Rackete, non dal governo olandese o dall’Unione Europea: dalla magistratura italiana. E non sarebbe la prima volta del resto. La capitana Rackete risulta infatti indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione dell’articolo 1099 del codice della navigazione per non aver obbedito all’ordine di arresto dei motori quando la nave ha fatto ingresso nelle acque territoriali italiani. Si tratta di un atto dovuto e ci sono concrete possibilità, visti alcuni precedenti e in virtù della legge italiana, che la Rackete possa essere assolta o l’indagine possa essere archiviata anche perché potrebbe esserle riconosciuta la scriminante dello stato di necessità (art. 54 c.p.) o dell’aver commesso il fatto in adempimento di un dovere (art. 51 c.p.). Sea Watch fa sapere tramite la sua portavoce che ancora nulla è stato notificato a bordo.

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Nel frattempo i migranti continuano a sbarcare dalla Sea Watch. Come è noto dei 53 iniziali a bordo al momento dell’arrivo a Lampedusa ce n’erano 42 perché 11 erano già stati trasferiti a terra. Questa notte altri due migranti che si trovavano in cattive condizioni di salute sono stati fatti sbarcare. La possibilità che si continui così (mentre altri barchini continuano ad arrivare indisturbati) rischia di mettere in difficoltà Salvini che invece ha sempre detto che non sarebbe sbarcato nessuno. L’Olanda poi ha risposto a Salvini facendo sapere che «come Stato di bandiera, non siamo responsabili per le persone a bordo».  E il ministro è rimasto con il cerino in mano.

La multa la pagano i buonisti e la nave non sarà sequestrata

C’è poi la questione del Decreto Sicurezza bis. Per quanto riguarda la multa (50mila euro) la Sea Watch non avrà problemi a pagarla perché le donazioni arrivate in questi giorni coprono ampiamente la cifra stabilita dal decreto voluto da Salvini. Lo stesso decreto prevede anche il sequestro della nave, ma nel testo si legge che questa misura è prevista solo in caso di “reiterazione” della condotta da parte della Ong: «in caso di reiterazione commessa con l’utilizzo della medesima nave, si applica la sanzione accessoria della confisca della nave, procedendo immediatamente a sequestro cautelare». Il punto è che dall’approvazione del nuovo Decreto Sicurezza questa è la prima volta che la Sea Watch commette una violazione simile quindi è possibile che l’imbarcazione non venga sequestrata. Risultato: multa pagata dai buonisti, migranti sbarcati, comandante a piede libero e nave che può riprendere il largo.

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Salvini però vorrebbe tutt’altra soluzione. Per lo sbarco dei 40 migranti rimasti a bordo il piano è quello di non inserire i nominativi nel sistema europeo, in modo da consentire loro di spostarsi verso la Germania o la Francia. Salvini ritiene che quaranta persone possano creare un problema a livello di accoglienza su scala europea. Ma  non rappresentano un’emergenza nemmeno su scala nazionale, figuriamoci a livello continentale. La tanto richiesta redistribuzione poi non può essere effettuata se prima non si acconsente allo sbarco. Il vero successo sarebbe senza dubbio l’arresto della capitana, da giorni oggetto della gogna salviniana assieme all’equipaggio, e il sequestro dell’imbarcazione.

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Questa è l’unica ragione per cui Salvini non ha consentito lo sbarco dei migranti per due settimane, mentre altrove altri sbarchi avvenivano senza problemi. Perché è una guerra alle Ong, non certo agli sbarchi in sé. Salvini sa che non può chiudere i porti (tra ieri e oggi a Lampedusa sono arrivate circa trenta persone) ma al suo elettorato interessa che i porti siano chiusi ai buonisti. Il ministro però forse dimentica che il sequestro della nave prevede lo sbarco delle persone a bordo, quindi non sarebbe lui a decidere “di farli sbarcare in cinque minuti”. E soprattutto che già in passato la Sea Watch era stata sequestrata in seguito ad un’indagine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e poi subito dissequestrata. Salvini rischia quindi di fare la figura del fesso su tutta la linea. E ancora non è stato affrontato il tema più importante: Carola Rackete ha sbagliato a fare rotta su Lampedusa dopo che l’unico place of safety che le è stato indicato era il porto di Tripoli? C’è chi come Francesca De Vittor docente di Diritto internazionale e Diritti dell’uomo alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica sostiene che «la comandante non ha fatto altro che rispettare un obbligo imposto dal diritto internazionale» e che l’aspetto di illegittimità «sia dal punto di vista del diritto costituzionale italiano sia del diritto internazionale è proprio il c.d. decreto sicurezza bis». A questo punto dopo aver fatto la figura del fesso Salvini dovrebbe anche spiegare a tutti le responsabilità italiane.

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