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Paola Muraro e il silenzio dei frigoriferi

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Era il 25 ottobre scorso quando in un’intervista rilasciata al direttore di Repubblica Mario Calabresi la sindaca Virginia Raggi adombrava il complotto dei frigoriferi: «È un po’ strano, ci sono frigoriferi che invece di essere portati all’isola ecologica vengono buttati vicino ai cassonetti e non è mica un lavoro semplice portarli lì, non so neanche come facciano. Però il frigorifero è già tutto sfondato e graffitato. Mi sembra strano». Come si venne a sapere successivamente, a mettere strane idee in testa alla sindaca era l’assessora all’ambiente Paola Muraro, che parlava di tutto tranne che del fatto che la “sua” AMA aveva sospeso la gara per il ritiro a casa dei rifiuti ingombranti, aggravando un’emergenza che a Roma comunque c’è sempre stata. 

Paola Muraro e il silenzio dei frigoriferi

Quella non fu l’unica occasione in cui le due dimostrarono di andare d’amore e d’accordo. Le cronache raccontano di agguati dietro i cassonetti in quel di Torpignattara effettuati da sindaca e assessora ai danni di inermi cittadini scesi a buttare l’immondizia, tra multe minacciate e divani abbandonati: «Sembravano Totò e Peppino nelle minidiscariche», raccontavano gli astanti. E sbagliavano. Perché la storia di questi sei mesi vissuti pericolosamente tra complotti, bugie e videotapes dimostrano che il comico s’intreccia spesso con il tragico. La storia di Paola Muraro assessora all’ambiente a Roma comincia con la richiesta di dimissioni tramite petizione qualche giorno dopo la nomina, ma ha un antefatto preciso: quello che coincide con la storia del patto segreto per l’immondizia a Roma. La Muraro viene infatti suggerita a Raggi come assessora da Stefano Vignaroli, onorevole romano che preciserà poi che quella dell’ex AMA non fosse nemmeno la prima scelta ma il decimo nome sottoposto alla sindaca, che all’epoca aveva non pochi problemi a trovare nomi per la sua Giunta.  E proprio su input della Muraro in uno studio privato a fine giugno viene siglato un patto per tamponare l’emergenza rifiuti, anche se chi lo stipulo c’è chi non aveva titoli per accordarsi su nulla. In via Aurelio Saffi 70, sede dello studio di architettura di Giacomo Giujusa, all’epoca assistente parlamentare del deputato e oggi assessore all’Ambiente ed ai Lavori pubblici del XI Municipio, si incontrano l’allora presidente di AMA Daniele Fortini, il presidente del Consorzio Laziale Rifiuti Candido Saioni, lo stesso deputato e la non ancora nominata assessora. Il 30 giugno all’avvocato Saioni viene esplicitamente chiesto di farsi carico di 200 tonnellate di rifiuti indifferenziati in più al giorno da trattare negli impianti di Malagrotta. L’accordo dovrebbe rimanere segreto, e infatti se ne parla sul gruppo Facebook del quartiere Massimina:

«Le 200 tonnellate in più (sempre entro i limiti previsti dalle autorizzazioni) son servite per affrontare il picco dei rifiuti e la pulizia straordinaria in previsione anche dello sciopero che per fortuna è saltato», scrive il deputato l’11 luglio. «E sappiate che la storia dei 200 in più potevamo benissimo tacerla visto che è di facile strumentalizzazione, invece ci tengo alla trasparenza e non abbiamo nulla da nascondere… Immaginate quanto mi sia costato andarlo a chiedere al Colari» (Giovanna Vitale, Repubblica Roma, 21 luglio 2016).

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Il piano segreto per i rifiuti a Roma (Il Messaggero, 25 luglio 2016)

L’8 luglio arriva il via libera al piano straordinario di polizia dell’AMA, il Campidoglio scrive: «La partecipata capitolina, per svolgere al meglio il lavoro, si avvarrà di nuovi accordi recentemente stipulati: con la Saf di Frosinone (conferimento di 300 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno) e con il Colari (200 tonnellate in più nei prossimi 10 giorni)». Vignaroli, è giusto ricordarlo, è sempre stato un fiero avversario del sistema di Malagrotta e uno degli onorevoli (e prima attivisti) in prima linea per la chiusura della discarica. È evidente che la fonte della notizia che circola sui giornali è proprio Fortini, ma il capo dell’AMA messo lì da Marino ha ottime ragioni per essere ostile: c’è un’indagine della magistratura su quegli impianti e più in generale su Cerroni, l’AMA ha appena vinto in tribunale contro di lui nella causa milionaria intentata alla municipalizzata romana e soprattutto nessuno vuole dare un ordine scritto all’amministratore per l’accordo, sollevandolo così dalla responsabilità. E così la guerra sotterranea tra AMA e assessorato diventa palese con il blitz in sede trasmesso in diretta Facebook: la Muraro chiede a Fortini che venga utilizzato il tritovagliatore di proprietà del Colari che ha ceduto quel ramo di azienda in affitto. Fortini dovrebbe decidere di usare il tritovagliatore senza fare troppe storie, ovvero conferendo l’incarico senza gara. Fortini non ritiene che sia corretto usare quell’impianto senza gara e non pensa che sia autorizzato. E soprattutto il presidente dell’AMA usa argomenti più politici che tecnici per far valere le sue ragioni: paventa una riapertura della discarica di Malagrotta che la sindaca smentisce furiosamente; Cerroni provoca, dicendosi pronto a salvare Roma e prendendosela con il suo arcinemico Fortini.
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L’esultanza di Cerroni sul Tempo di oggi

Il Monnezzagate di Roma

Il monnezzagate di Roma esplode definitivamente. Paola Muraro viene accusata esplicitamente di conflitto d’interessi per i suoi precedenti incarichi in AMA, per il «milioncino» guadagnato da consulente; l’assessora si difende con argomenti risibili sul blog di Beppe Grillo e nell’occasione sbaglia anche il calcolo di quanto ha guadagnato. Daniele Fortini, in audizione alla Commissione Ecomafie, si toglie valanghe di sassolini dalle scarpe accusando Vignaroli e la Muraro di voler aiutare Cerroni e in particolare all’assessora rinfaccia una serie di comportamenti irregolari segnalando di aver portato 14 dossier in procura (negli anni) per segnalare le irregolarità nella vecchia gestione. Si susseguono notizie dei rapporti della Muraro con Fiscon, Panzironi, Buzzi. Fortini se ne va, al suo posto, suggerito da Minenna, arriva Alessandro Solidoro. Girano fregnacce su complotti dell’immondizia, che i grillini rilanciano.

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I brogliacci delle telefonate tra Paola Muraro e Salvatore Buzzi (Corriere della Sera, 6 agosto 2016)

Nel frattempo il 31 agosto Minenna lascia insieme a Carla Romana Raineri e Solidoro. A settembre il Corriere della Sera scrive che Paola Muraro è indagata per due ipotesi di reato. La sventurata e la sindaca smentiscono, mentendo ripetutamente all’opinione pubblica. Il 5 settembre, in audizione davanti alla Commissione Ecomafie, la Muraro ammette candidamente di sapere di un’indagine a suo carico da luglio e di avere avvertito la sindaca che l’ha riferito ai vertici nazionali e romani del MoVimento 5 Stelle. Anche Marco Travaglio, scottato perché la Muraro ha mentito anche al Fatto, chiede le dimissioni dell’assessora. Il direttorio M5S chiede alla Raggi l’addio di Marra, Muraro e dell’appena nominato De Dominicis, mentre scoppia il caso della mail “non capita” da Luigi Di Maio e la situazione sembra che stia per esplodere: si racconta che anche la sindaca cominci a pensare di lasciare. L’indagine sfiora Vignaroli, di cui si prospetta una convocazione come testimone.
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L’intervista al Fatto in cui Paola Muraro dice di non sapere niente di avvisi di garanzia: oggi ha ammesso di sapere di indagini a suo carico dal 18 luglio

Il lungo addio di Paola Muraro

Si rincorrono voci di nuove indagini, di relazioni pericolose (smentite), di consulenze e frequentazioni originali. Nel M5S c’è chi propone il recall per l’assessora, ma con scarsi risultati. La linea ufficiale del M5S è che finché non arriva l’avviso di garanzia e non si sa per cosa è precisamente indagata (è scritto su tutti i giornali, ma evidentemente quando tocca ai loro i 5 Stelle scoprono il garantismo peloso). Intanto la procura indaga per una violazione dell’articolo 256 del Testo unico sull’ambiente. La Muraro è indagata insieme ad altri quattro dirigenti AMA per gestione non autorizzata di rifiuti, un reato contravvenzionale che prevede la condanna da uno a tre anni o un’ammenda fino a 26mila euro. Il magistrato ha ottenuto una proroga di sei mesi per le indagini della vicenda, che ruota intorno agli impianti TMB di Rocca Cencia e del Nuovo Salario, di cui la Muraro è stata per dieci anni consulente esterna con il compito di referente IPCC: era responsabile del controllo del rifiuto in entrata e in uscita e della qualità del trattamento. Secondo gli inquirenti gli impianti non hanno funzionato a dovere, trattando meno scarti e di qualità difforme rispetto a quanto stabilito nelle autorizzazioni. Per la procura l’incarico di consulenza della Muraro era simulato e l’ex assessora agiva da dirigente.
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A fine novembre si sa che la Muraro verrà convocata in procura per l’interrogatorio di garanzia; l’invio dell’avviso è quindi questione di giorni. La sindaca e l’assessora si fanno fotografare con le mani nella monnezza e il “nuovo corso” su AMA promesso a più riprese tra le due si rivela pericolosamente simile, se non uguale, al vecchio. Fino alle dimissioni di oggi e all’assicurazione che il nuovo assessore all’ambiente sarà trovato in tempi brevi dalla sindaca. Il tribunale dirà se la Muraro è colpevole o innocente. La vicenda politica si chiude però con morti e feriti: il M5S si è completamente affidato all’assessora e alla sua indiscutibile competenza non rendendosi conto dei pericoli e dei clamorosi errori che la Muraro ha commesso e anche di una sua tendenza a utilizzare il complottismo per giustificare, o meglio per non rispondere ad addebiti e critiche. L’utilizzo spregiudicato del vittimismo e della polemica politica ha contribuito a creare e perpetuare una situazione insostenibile per una città martoriata sul dossier rifiuti. E il nuovo che è avanzato ha puzzato di vecchio fino all’ultimo giorno. Auguri al successore: ne ha un disperato bisogno.

Leggi sull’argomento: Paola Muraro sul blog di Grillo ci racconta il golpe dei rifiuti a RomAHAHAHAHAHAH