Rassegna Stampa

"Avevi la forza del sogno", la lettera di Luca Valdiserri al figlio Francesco

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Luca Valdiserri Francesco Valdiserri

Un dolore che il tempo potrà solo lenire, ma mai cancellare. Quel che è successo nella notte tra mercoledì e giovedì della scorsa settimana a Roma, a quell’incrocio tra via Alessandro Severo e viale Cristoforo Colombo, è ancora vivo nella memoria di tutti coloro i quali conoscevano Francesco Valdiserri. La sua giovane vita, avrebbe compiuto 19 anni tra qualche settimana, è stata spezzata da un’automobile guidata da una 23enne che si era messa al volante in stato di ebrezza. Travolto e ucciso mentre era sul marciapiede. E ora, mentre il dolore è ancora vivo, suo padre – Luca Valdiserri, giornalista de Il Corriere della Sera – ha scritto una lettera per ricordare il figlio e ringraziare tutti coloro i quali sono stati vicini alla famiglia dopo questa terribile notizia.

Luca Valdiserri, la lettera del giornalista al figlio travolto e ucciso a Roma

Un pensiero commosso, condito da alcuni aneddoti sul rapporto padre-figlio che, in alcuni casi, è stato anche conflittuale. E Luca Valdiserri ha voluto ricordare un episodio:

“Le poche volte che ho litigato con lui è perché io facevo il cinico quando lui difendeva sempre i più deboli, a partire dalle squadre di calcio più scarse che partecipavano al Mondiale. Per lui, il Togo poteva tranquillamente vincerli. Prima di Roma-Barcellona, la notte della «remuntada», il 10 aprile 2018, provò a convincermi che vincere 3-0 non era impossibile. Lui aveva la forza del sogno, io l’avevo perduta da tempo”.

Quel Francesco la cui vita è stata spezzata troppo presto. Quel Francesco che amava, come il padre, Roma e la Roma. E che inseguiva un sogno chiamato musica mentre era ancora impegnato nei suoi studi. Perché con la sua band voleva esprimere liberamente la sua arte fatta di note, colori e parole.

“Francesco non era un cantante, era il pezzo di una band, gli Origami Smiles. Da soli siamo perduti, insieme forse possiamo farcela”.

E Luca Valdiserri – nella conclusione della sua lettera – ha voluto ricordare a tutti, giovani o meno giovani, l’importanza di mettersi alla guida in uno stato compatibile con la capacità di non commettere “errori” come quello commesso dalla 23enne che ha investito, travolto e ucciso suo figlio.