Fact checking

La vera storia di Zaia e della "sostituzione etnica" dei non vaccinati con i lavoratori ucraini (che non c'è e non ci sarà)

@neXt quotidiano|

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Narrazioni fantastiche e dove trovarle. Sui social circola di tutto e, come spesso accade, vengono presi spezzoni di frasi (alcune mai pronunciate), le si toglie dal contesto per far partire il più classico degli shitstorm. Questa volta, a finire nel mirino dei no vax che citano cose a caso senza verificare la fonte, è stato Luca Zaia che – secondo questa paradossale versione di fatti mai avvenuti e che mi avverranno – avrebbe detto di voler procedere con una sorta di “sostituzione etnica” dei lavoratori non vaccinati con i profughi che arrivano dall’Ucraina, fuggiti dalla guerra.

Zaia non vuole sostituire i lavoratori senza green pass con gli ucraini

A trainare la fronda di chi non ha compreso le parole di Luca Zaia c’è, ovviamente, Barbara Balanzoni – dottoressa no vax sospesa – che ha dato il via alle danze citando parole mai pronunciate. Poi, a ruota, ecco che il popolo anti-vaccinista ha serrato i ranghi e ha cominciato a parafrasare quanto scritto dall’attualmente non più medico. In tutte le salse.

Questi sono solamente alcuni esempi che si trovano su Twitter. Ma siamo proprio sicuri che il Presidente del Veneto si sia espresso in questi termini? Oggi, nel corso della sua conferenza stampa, ha risposto a questo caso che è montato solamente sui social:

“Proposta deroga per il Super Green Pass? Bisogna garantire superamento per il trasporto. Il profugo, non vaccinato, farà il tampone prima di utilizzare un mezzo pubblico, altrimenti non si può spostare. Sostituire i lavoratori che non si sono vaccinati con gli ucraini? E’ una barzelletta inventata. C’è gente che non capisce. È innegabile che per alcune categorie, come i balneari, non si trova personale. Ma anche l’ucraino per lavorare dovrà avere il super green pass”.

Perché il tema è proprio quello lì: la certificazione verde rafforzata per i profughi ucraini che arriveranno in Italia. Da giorni, infatti, molti Presidenti di Regione hanno chiesto al governo – vista l’attuale situazione epidemiologica – di iniziare a ragionare su un termine (temporale) dell’obbligo di vaccinazione: sia per alcuni luoghi (negozi, per esempio) sia per quel che riguarda le categorie di lavoratori su cui insiste quella legge. Poi si è inserita l’emergenza in Ucraina e lo stesso Zaia ha chiesto di sburocratizzare quello stallo sul mondo del lavoro, anche invitando l’Aifa a riconoscere (ovviamente ci sono dei “segnali” scientifici da rispettare, come accaduto per gli altri prodotti autorizzati nel corso degli scorsi mesi) Sputnik come vaccino per ottenere le certificazioni. Infatti, il vaccino russo è stato largamente (anche se buona parte della popolazione ucraina non risulta essere vaccinata) anche nel Paese in guerra. E lo ha fatto con queste parole, riportate nei giorni scorsi anche dal sito della Regione Veneto a corredo del suo intervento:

“È necessario ad esempio rivedere il decreto nazionale flussi per favorire le assunzioni dei profughi che cercano lavoro (in Veneto io stesso ho ricevuto disponibilità da tutto il mondo imprenditoriale, turistico, agricolo); che l’Ema riconosca la validità del vaccino anti Covid Sputnik, utilizzato in Ucraina, per non creare ulteriori difficoltà sul piano della sanità pubblica; che sia attuata in fretta una deroga al super green pass, che nessuno di questi disperati può ovviamente avere”.

Nessuna “sostituzione etnica dei non vaccinati” nel mondo del lavoro, dunque. Nessun riferimento a lavoratori stranieri che hanno un costo di manodopera più basso rispetto agli italiani. Ovviamente le richieste di Zaia mettono in piedi un’altra questione: quella dello status di rifugiato politico durante una pandemia. La richiesta di sburocratizzazione, però, riguarderebbe l’intero sistema italiano: se dovesse mai esser cancellato l’obbligo di super green pass (quindi di vaccinazione), questo avrebbe effetto su tutti (non solo sugli ucraini).

(foto IPP/Alessandro Trovati/Pentaphoto)