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Raggi, AMA e la balla dei bonus ai dirigenti

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Virginia Raggi ha sostenuto su Facebook e in tv da Corrado Formigli a Piazzapulita che l’approvazione del bilancio AMA con i 18 milioni di crediti per i servizi cimiteriali avrebbe portato nelle tasche dei manager premi a pioggia e che questo lei, con la città così sporca, non lo poteva sopportare. Si tratta ovviamente di una balla.

Raggi, AMA e la balla dei bonus ai dirigenti

E per averne la prova basta tornare all’anno scorso: anche all’epoca la città era sporca, in sella c’erano Lorenzo Bagnacani e gli altri portati dalla sua amministrazione, eppure il bilancio di AMA è stato licenziato con un utile e il Comune, in quanto azionista, ha approvato tutto. Già questo basterebbe per capire, se non si è deficienti, che si tratta di una balla. Ma c’è di più, spiega oggi il Corriere Roma:

Il bonus—in base al contratto nazionale per i dipendenti e a una delibera del consiglio d’amministrazione del 23 ottobre scorso per i dirigenti — non è legato all’utile dell’azienda. Ma a un altro indicatore, e cioè al cosiddetto Mol, il margine operativo lordo,che fotografa in maniera più raffinata la redditività dell’azienda. Nel calcolo del Mol entra anche l’utile ma non si tratta dell’unica variabile.
Il Mol dell’Ama sarebbe stato positivo anche se non fossero stati conteggiati quei 18 milioni di euro, e cioè i crediti per i servizi cimiteriali dovuti proprio dal Comune di Roma che, secondo l’ex amministratore delegato dell’azienda Lorenzo Bagnacani, la sindaca Raggi non voleva fossero messi nel bilancio.

E c’è anche altro. Per i dirigenti, che sono quelli di cui lei parla, le regole ci sono ma i premi non vengono pagati dal 2011. E questo in base a uno specifico accordo rinnovato più volte nel tempo, che tra il 2014 e il 2016 portò anche alla riduzione degli stipendi dei dirigenti, del 5o del 10% in base alla fascia di reddito.

Il compenso di Bagnacani

C’è però ancora qualcosa da dire. Il primo marzo scorso Bagnacani si è presentato in audizione nella Commissione Rifiuti del Consiglio regionale del Lazio e ha risposto anche a una domanda sulla parte variabile del suo stipendio, sostenendo di essere vittima di una macchina del fango: “La mia remunerazione variabile non era legata al bilancio in utile o in perdita ma all’Ebitda, cioè la prima linea del conto economico che riporta i ricavi meno i costi. Non consento a nessuno di dire che io abbia agito così per mio interesse personale”. Sul sito di AMA, sia all’epoca in cui Bagnacani la dirigeva che adesso, c’è però scritto così:

Lorenzo Bagnacani
Compenso fisso di Euro 119.247,90 annuo (di cui euro 79.008,70 per la carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione e euro 40.239,20 per la carica di Amministratore Delegato), oltre a un’indennità di risultato nei limiti del doppio del compenso fisso riconosciuto per la carica di Amministratore Delegato, da corrispondersi in proporzione al raggiungimento degli obiettivi prefissati e solo qualora la Società consegua utili nell’esercizio di riferimento.

bagnacani

Sul sito di AMA, l’azienda diretta fino a poco tempo fa da Bagnacani, non si parla di EBITDA ma di utile. Se si fosse inteso scrivere altro rispetto alla parola “utili” si sarebbe scritto EBITDA, appunto, oppure “margine” (l’ebitda è appunto il margine operativo lordo, ovvero “gli utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti”. Di solito l’ebitda è comunque considerato come un obiettivo da raggiungere, quindi non avrebbe senso distinguere prima gli obiettivi e poi gli utili. È sbagliato? Ci possiamo consolare pensando che viste le condizioni in cui è ridotta Roma, non è certo questo il peggior errore che AMA abbia mai fatto

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