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Paola Taverna, una storia italiana

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Oggi parliamo di un vero e proprio patrimonio dell’umanità, la senatrice del MoVimento 5 Stelle Paola Taverna, che ieri è stata eletta Vicepresidente del Senato. La senatrice Taverna ottiene così il giusto riconoscimento per tutto quello che ha fatto in questi cinque anni sui banchi dell’opposizione. La scelta di candidare la senatrice romana che più romana non si può (è del Quarticciolo, come ama ripetere spesso) forse ha sorpreso i più, ma non sì può dire che sia giunta inaspettata.

Paola Taverna è la gente e voi non siete gnente

Alle Parlamentarie Paola Taverna è infatti risultata essere la candidata più votata in assoluto (2.136 clic). Un risultato del quale senza dubbio il MoVimento non poteva non tenere conto. E c’è da dire che a fianco di altri due senatori del calibro di Roberto Calderoli (quello da ministro che bruciava le leggi col lanciafiamme) e Ignazio La Russa la Taverna è sicuramente una scelta azzeccata. Tant’è che in molti si chiedono quali insospettate doti nascoste abbia Anna Rossomando la quarta Vicepresidente eletta tra le fila del Partito Democratico.

Da sempre nota per il suo carattere verace e sanguigno la Taverna si è distinta per la sua notevole vis polemica. Durante una seduta al Senato dell’autunno 2013 la Taverna disse «Voi non siete Gnente» rivolta ai senatori degli altri partiti. Una performance surreale dove la Taverna elenca tutti i crimini di PD e PDL lanciando una serie di fortunati slogan a 5 Stelle che vengono ripetuti tali e quali ancora oggi. L’intervento in Aula della Taverna deve essere talmente piaciuto alle alte sfere del M5S che su YouTube c’è una versione che è stata sapientemente mixata dal gruppo comunicazione ufficiale del MoVimento 5 Stelle Roma.

Che Paola Taverna sia una che buca il video e che sa andare dritta al cuore degli elettori non ce lo dicono solo i risultati delle parlamentarie. Nel 2015 fu scritturata per il famoso spot dove il M5S “spiegava” che uscire dall’euro è possibile, ed anzi molto facile. Tre anni dopo il MoVimento 5 Stelle ha cambiato idea e uscire dall’euro pare che non si farà. Rimarrà negli annali il trucco di magia con cui la Vicepresidente del Senato trasforma una monetina da un euro una banconota da mille lire. Dimenticandosi di restituire al malcapitato le restanti 936,27 lire.

Dal minidirettorio alla vicepresidenza di Palazzo Madama

Grillina ortodossa e appartenente all’area movimentista la Taverna ha fatto parte del mini-direttorio romano che fino allo scandalo delle email non lette da Luigi Di Maio ha fatto da tutor alla sindaca di Roma Virginia Raggi. «La macchina amministrativa è partita ed è giusto che ora proceda spedita. Per questo, riteniamo che oggi il nostro compito non sia più necessario» annunciavano sul blog nel settembre 2016. Siamo a marzo del 2018 e il MoVimento cerca di coprire le difficoltà della giunta Raggi dicendo che “serve altro tempo”.

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Paola Taverna con Emanuele Dessì, il senatore che aveva “rinunciato” all’elezione

Roma è sempre nel cuore della senatrice. Durante la campagna elettorale per le amministrative 2016 arrivò ad ipotizzare che ci fosse un complotto per far vincere i 5 Stelle. Abbiamo visto poi come sono andate a finire le cose, gli imbarazzi dei pentastellati a Roma non hanno impedito al M5S di prendere il 33% alle politiche. Un’ altra volta se ne venne fuori con l’idea di posticipare le Olimpiadi. Ma non ci volle molto perché la senatrice tornasse a parlare di macchinazioni occulte, come ad esempio i brogli sul referendum costituzionale.

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Credits: Socialisti Gaudenti via Facebook.com

Memorabile la frase della Taverna riportata da Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera il giorno dell’approvazione della Riforma Renzi-Boschi (che prevedeva l’abolizione del Senato elettivo): «Ma lo sa che io quanno so’ arrivata qua me la so’ studiata tutta la Costituzione? Cioè, no, capito? Io me so’ voluta fa’ trovà preparata. E questi invece mo’ ce chiudeno er Senato…».

E come dimenticare di quando, rispondendo alle contestazioni dei residenti del quartiere romano di Tor Sapienza che la invitavano a tornarsene “al Quarticciolo” ricordandole che loro non volevano politici disse «Io non sono politica». Chissà se non lo è ancora.

Paola Taverna e il rispetto per gli altri

Si potrebbe pensare che le frequentazioni nei palazzi del Potere abbiano cambiato Paola Taverna. La risposta è no: nel 2016 durante un comizio elencava con orgoglio le sue definizioni nei confronti del PD e dei suoi parlamentari «Il Corriere dice che io mi sono girata dalla parte del PD, e quindi gli ho detto “zozzoni”. No, rettifichiamo: io al Pd ho detto mafiosi, schifosi, siete delle merde, ve ne dovete andare, dovete morire!». Non che a sua volta Taverna non si sia presa qualche insulto, ad esempio quando deputato del Partito Democratico Gerardo Giannone la insultò su Facebook, dandole della “zoccola”.

Anche per sugli ex grillini il giudizio è più o meno lo stesso: fanno schifo.

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Ora la Taverna è chiamata dal suo ruolo istituzionale a moderare il dibattito parlamentare tra “i suoi” e tutti gli altri eletti che considera a vario titolo schifosi o mafiosi e ai quali augura la morte. E non è che abbia un’opinione poi diversa sugli elettori (ovvero i “datori di lavoro”, nel gergo pentastellato) di deputati e senatori.

Paola Taverna su vaccini e ricerca scientifica

Fin qui abbiamo dato conto delle uscite e delle dichiarazioni di Paola Taverna. Ma non possiamo non parlare del suo lavoro di parlamentare. È molto attiva sul fronte della libertà vaccinale avendo firmato il DDL che porta il suo nome e che costituisce la controproposta del M5S alla Legge Lorenzin, proposta che però è stata messa in un angolo dal consulente per la vaccination policy del M5S che l’ha definita “ormai superata”. La senatrice si è inoltre  occupata di questioni delicate come la legge sulla sperimentazione animale dimostrando di non averci capito molto, quasi nulla come del resto altri senatori.

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Nel festeggiare l’approvazione della sua mozione la Taverna se la prese molto sportivamente con la senatrice Elena Cattaneo (che aveva scritto una lettera denunciando i rischi di quegli emendamenti) e “tutti i vivisettori per hobby” chiedendo loro “domandatevi chi sono le vere BESTIE”. Tra i commenti in risposta destò molto scalpore quello della mamma di una bambina di 4 anni affetta da una grave malattia genetica che chiedeva alla Taverna di spiegare a sua figlia che la sua vita “era meno importante di quella di un topo”. Il risultato della legge sulla sperimentazione animale è sotto gli occhi di tutto: la messa in mora del nostro Paese da parte dell’Unione Europea.