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Il grande ritorno (nel M5S) di Emanuele Dessì

emanuele dessì alessandro di battista

«Non è stato riscontrato alcun profilo di incompatibilità, né sono emersi elementi di natura penale, civile o anche fiscale che impediscano a Emanuele Dessì di partecipare alla vita politica del gruppo in cui è stato regolarmente eletto»: con una nota diramata ieri dal capogruppo Danilo Toninelli il MoVimento 5 Stelle riammette il grillino di Frascati che era finito nei guai per un video in cui scherzava con Domenico Spada.

Il grande ritorno (nel M5S) di Emanuele Dessì

Emanuele Dessì era finito nei guai successivamente per la storia dell’affitto di 7 euro pagato per la casa popolare in cui abitava insieme alla sua famiglia, che lui aveva successivamente spiegato raccontando che era stata assegnata ai suoi nonni e poi era passata a sua madre. Ma anche per uno status su Facebook poi cancellato in cui si vantava di aver menato “per la terza volta” un “ragazzo rumeno” a seguito di offese gratuite indirizzate a lui e alla sua famiglia. Durante la campagna elettorale era circolata la voce che Dessì avesse firmato delle “dimissioni in bianco” da senatore:

emanuele dessì rumeno

Successivamente il MoVimento 5 Stelle aveva sostenuto che Dessì si fosse ritirato volontariamente e preventivamente dalle elezioni, ma lui aveva detto di non sapere cosa avesse firmato. Di Maio aveva approntato un modulo di “rinuncia alla candidatura da parte del candidato del collegio” che prevedeva persino l’autentificazione della firma e era stato “presentato alla Corte d’appello del collegio del candidato“. Che tuttavia, com’era logico, l’ha respinto lasciando così lo stesso Dessì in corsa per le elezioni; lui successivamente aveva detto di essersi impegnato nella campagna elettorale per la Regione Lazio di Roberta Lombardi,  che invece qualche tempo prima si era dissociata dalla sua candidatura.

emanuele dessì
Emanuele Dessì si ritira “volontariamente” e “preventivamente” dalle elezioni a cui parteciperà

La campagna elettorale sugli espulsi

Dessì quindi era diventato un argomento di campagna elettorale, perché il suo allontanamento testimoniava la serietà del M5S nell’usare la mannaia anche con i suoi in caso di necessità. Finite le elezioni, però, il MoVimento 5 Stelle deve aver cambiato idea visto che mentre già all’epoca non erano emerse irregolarità sulla vicenda della casa popolare e il video con Domenico Spada non testimoniava certo la sua contiguità con ambienti criminali, la vicenda del pestaggio ai danni del cittadino rumeno, mai denunciato agli inquirenti, è rimasta lì senza alcun effetto.

E non finisce qui. Carlo Bertini sulla Stampa ci fa sapere oggi che anche i parlamentari cacciati dal M5S per Rimborsopoli per dribblare l’obbligo di dimettersi e rischiare di perdere il seggio possono iscriversi direttamente al gruppo Misto.

Una tentazione che fa già proseliti, anche perché pare sia ben vista dai vertici 5 Stelle. Visto che le dimissioni non sono una pratica semplice da mandare in porto. Perché da prassi, quando vengono presentate per dissensi con il proprio gruppo di appartenenza, vengono respinte. E quindi non sorprende che in Senato, due su tre di questi «reprobi» pentastellati, Buccarella – stimato senatore della commissione Giustizia nella passata legislatura – e il collega Martelli hanno già dichiarato che si iscriveranno al Misto. E che sosterranno comunque i 5 Stelle.

emanuele dessì

Anche loro avrebbero dovuto essere mandati via oppure rinunciare all’elezione o alla proclamazione, secondo le chiacchiere del MoVimento 5 Stelle in campagna elettorale, senza nemmeno mettere piede in Parlamento. E invece, come dicevano i giornali, sono dentro il Parlamento e ci rimarranno. Le balle sono però servite durante la campagna elettorale a dare l’immagine di un M5S inflessibile con chi sbaglia. Missione compiuta, elettore gabbato.

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