Cultura e scienze

Le fregnacce di Paola Taverna sulla sperimentazione animale

Ieri il Senato ha approvato ieri quattro mozioni, due di M5S (Taverna e Fuksia) e due del PD (Amati e Cirinnà) “per la salvaguardia del benessere degli animali” usati nella sperimentazione medica. I provvedimenti, approvati con qualche modifica, avevano ottenuto il sostegno di LAV Enpa e Lega nazionale per la difesa del cane. Tutti uniti per chiedere l’istituzione di un garante per i diritti degli animali (ma non ci sono già i comitati etici degli atenei a sorvegliare sulla sperimentazione animale?) e il sostegno ai metodi sperimentali sostitutivi. Mentre le associazioni animaliste festeggiano scienziati e ricercatori fanno le pulci ai provvedimenti approvati manifestando tutto il loro dissenso per la modalità con cui viene affrontato il dibattito sulla sperimentazione animale in Italia.

I dati sulla sperimentazione animale nell'Unione Europea (fonte: http://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:d2e73ac5-60d0-11e3-ab0f-01aa75ed71a1.0001.01/DOC_1&format=PDF)
I dati sulla sperimentazione animale nell’Unione Europea (fonte: http://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:d2e73ac5-60d0-11e3-ab0f-01aa75ed71a1.0001.01/DOC_1&format=PDF)

Il voto in Senato era stato preceduto da una conferenza stampa alla quale oltre ad alcuni parlamentari contrari alle mozioni in oggetto (la Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato Emilia de Biasi del PD e il Senatore Carlo Giovanardi del NCD) hanno presenziato il Prof. Silvio Garattini, il Prof. Roberto Caminiti, la Prof.ssa Nicoletta Landsberger e il Dott. Giuliano Grignaschi. Sempre prima del voto la Senatrice Elena Cattaneo aveva diffuso una lettera in cui esprimeva tutta la sua preoccupazione riguardo al metodo e al merito degli argomenti usati dai sostenitori delle posizioni anti-sperimentazione animale. Da un semplice esame degli interventi a sostegno delle mozioni la Cattaneo evidenza la scarsa conoscenza del tema e una bassissima preparazione scientifica da parte dei colleghi Senatori, scrive la Cattaneo:

Da questi interventi penso si possa evincere che alcuni parlamentari sono, in questo caso, ignari dei temi di scienza e salute di cui discutono, arrivando a:
(i) falsare la realtà dei fatti;
(ii) sostenere proposte che, se adottate, si renderebbero pericolose per la salute umana e il benessere della società;
(iii) disconoscere il valore, l’eticità e l’importanza della sperimentazione animale nella comprensione della fisiologia e della patologia umana e animale;
(iv) offendere la dignità e la fatica di migliaia di giovani ricercatori italiani e meno giovani docenti e scienziati che ogni giorno si ostinano a lavorare in Italia, nonostante il disinteresse e le avversità, per scoprire nuove spiegazioni e cure per tutti, dipingendoli come individui non interessati al benessere animale e dediti alla “vivisezione”;
(v) sminuire l’impegno costante dei ricercatori nel migliorare e ridurre il numero di animali impiegati nelle sperimentazioni;
(vi) rinnegare di fronte ai malati l’impegno a far sì che ogni strada razionale sia perseguita per trovare rimedi alle loro malattie;
(vii) definire la sperimentazione animale “un’odiosa pratica” sostenendo che un computer potrebbe “sostituirsi ai test di cancerogenicità delle sostanze” con l’obiettivo “di abbandonare progressivamente l’uso degli animali a fini scientifici fino alla completa sostituzione” visto che nonostante tanta ricerca “l’ictus non è curato” e solo in Italia ogni anno vi sono “mille casi di cancro”;
(viii) sminuire le conquiste della sperimentazione clinica e della regolamentazione in ambito sanitario che prevede necessariamente prove nell’animale prima del passaggio all’uomo;
(ix) far credere che alcune ricerche scientifiche (quali?) non servono per salvare le persone ma “le tasche delle società farmaceutiche”.


IL FACT CHECKING SULLE DICHIARAZIONI DEI RELATORI
Ma è proprio vero che i Senatori non hanno la cultura scientifica necessaria per legiferare in materia di sperimentazione animale, come sostiene Elena Cattaneo al punto di rischiare di tarpare le ali alla ricerca scientifica in Italia come sostiene su Repubblica Adriana Maggi la direttrice del centro di biotecnologie farmacologiche all’università di Milano? Il dubbio è legittimo soprattutto se si vanno a leggere certe affermazioni fatte durante la discussione in Aula della senatrice-cittadina-portavoce Paola Taverna:

Mi permetta di aggiungere che, se c’è ancora qualcuno in quest’Aula che crede che, se su un maiale si prova il farmaco X e si ottiene la soluzione Y, ciò si verificherà anche nell’uomo, forse si sente molto simile ai maiali. E questa convinzione posso anche comprenderla per alcuni, ma io mi sento molto umana.

Per fugare ogni dubbio quelli di Pro-Test Italia hanno letto le trascrizioni dei lavori parlamentari e hanno prodotto un interessante lavoro di fact checking che smonta punto per punto le tesi dei Senatori che si sono espressi contro la sperimentazione animale, mettendo in luce non solo la mancanza di preparazione già evidenziata dalla Senatrice Cattaneo ma anche come le argomentazioni utilizzate siano spesso prese con il copia&incolla da quelle delle associazioni animaliste.

Lo scopo degli esperimenti sugli animali a livello europeo (fonte: http://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:d2e73ac5-60d0-11e3-ab0f-01aa75ed71a1.0001.01/DOC_1&format=PDF)
Lo scopo degli esperimenti sugli animali a livello europeo (fonte: http://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:d2e73ac5-60d0-11e3-ab0f-01aa75ed71a1.0001.01/DOC_1&format=PDF)

Ad esempio quando la Senatrice Taverna nel suo intervento del 30 aprile fa riferimento alla predittività del modello animale dicendo:

Innanzitutto, ricordiamo che l’ipotesi di predittività del modello animale, per quanto riguarda le reazioni a farmaci e sostanze ed i processi
patologici umani, non è mai stata incontrovertibilmente verificata e rimane attualmente una posizione discussa. L’uso del modello animale non ha contribuito allo studio dell’ictus: su 51 sedi di esperimenti animali condotti presso tre università in Germania, il 99,7 per cento dei risultati prodotti dalla ricerca su 5.000 animali era a priori inapplicabile alla clinica e per il restante 0,3 non vi è stata alcuna applicazione.

Pro-Test Italia fa notare come questa argomentazione sia presa da questo post su Facebook della LIMAV che a sua volta l’ha preso da questo articolo dell’Huffington Post e come questa tesi sia stata confutata in quest’altro articolo apparso su Speaking of Research.
Riguardo i metodi alternativi alla sperimentazione animale la Taverna, semplificando eccessivamente la questione dice sostanzialmente che esistono dei metodi alternativi alla sperimentazione animale ma che non sono diventati obbligatori perché i paesi non hanno recepito la normativa europea e quindi continuano ad usare metodi medioevali lasciando intendere in un passaggio successivo che la sperimentazione animale è una pratica barbara:

Di metodi alternativi e sostitutivi alla sperimentazione animale ne esistono diversi e non tutti, purtroppo, sono diventati obbligatori. Per esempio, fino allo scorso dicembre, per sapere se alcuni molluschi fossero commestibili, si utilizzavano i topi: questo test non poteva dare risultati costanti perché era soggettivo, dipendendo dall’animale, dalla manualità dell’operatore e dai tempi di gioco. Oggi finalmente è diventato obbligatorio nei Paesi dell’Unione europea un test alternativo, sostitutivo, che usa strumenti avanzati che esistevano già da tempo. Così ora abbiamo alti standard di sicurezza per gli esseri umani e si evita la morte degli animali.

Ma come spiega l’articolo di Pro-Test Italia le cose non stanno proprio così:

Sicuramente la Senatrice ignora il lungo processo di validazione dei Centri di Referenza dei Metodi Alternativi (-VAM, tipo ECVAM). Se un metodo alternativo è migliore e uguale al metodo che utilizza un modello animale, lo sostituisce, altrimenti no. Il processo a cui fa riferimento in realtà è diventato obbligatorio dal 2010: si tratta del metodo chimico LC-MS/MS e fino al 2014 gli stati EU hanno avuto il tempo per recepire la normativa.

Ma non è solo qui che la Taverna sbaglia di grosso ad esporre la questione, anche nelle richieste avanzate dalla sua mozione (la formazione e la promozione di corsi di formazione a proposito delle metodologie alternative) la senatrice ignora o finge di ignorare che non solo esistono già dei corsi di laurea che nell’offerta didattica offrono corsi sulle metodologie alternative ma anche che l’anno scorso è entrata in vigore una normativa che recepisce la direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Infine per concludere la Taverna si lancia in un territorio (per lei) inesplorato paragonando animali ed esseri umani che sarebbero addirittura “migliori di certi esseri umani“. Naturalmente il Parlamento non è la sede adatta per intavolare in poche battute un dibattito del valore della vita umana rispetto a quella animale. Prima di Paola Taverna Maria Vittoria Brambilla ha fatto la sua fortuna politica sulla difesa degli animali “senza se e senza ma”. Ma se si imposta la discussione sul piano valoriale credo che la possibilità anche minima di poter salvare una vita umana grazie alla ricerca scientifica continui a dare maggiore dignità alla vita umana rispetto a quella degli animali da laboratorio. Il che non significa che la sperimentazione animale debba svolgersi senza regole, perché le regole ci sono già e sono già sufficientemente restrittive a garanzia degli animali.
Foto copertina: Facebook.com