Fact checking

Il doppio mazzo (non di fiori) che Lilli Gruber ha fatto a Salvini

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Niente rose o mazzi di fiori per Lilli Gruber. Matteo Salvini torna ad Otto e Mezzo, quella trasmissione dove qualche settimana fa aveva detto di non averci alcuna voglia di andare. Lo fa in collegamento, motivo per cui non ha portato i famosi fiori promessi la volta scorsa. «Glieli voglio omaggiare di persona» spiega il ministro dell’Interno. Ma anche senza rose Salvini ci ha regalato parecchie perle. Nel senso di bufale, fregnacce e misinformazione che ha elargito agli spettatori.

Non fiori ma opere di bene (per il Paese)

Si inizia subito dal tema del giorno (e per “tema del giorno” intendiamo degli ultimi quattro mesi): il continuo battibecco con il M5S e Luigi Di Maio che ieri ha detto alla Lega: «più lavoro e meno Stronzate». Salvini taglia corto: «io passo il mio tempo lavorando e rispondo lavorando». Per la verità non si capisce esattamente quando il titolare del Viminale lavori. Perché è sempre in giro per l’Italia a fare comizi; perché in un anno di governo ha prodotto un solo decreto, quello “sicurezza” – che non è completamente operativo visto che mancano le norme attuative – e perché a quanto pare il Ministro al Viminale non ci mette spesso piede. In realtà sarebbe da chiedersi se il Governo Conte stia lavorando, visto che è da inizio di marzo che non è riuscito a sfornare un decreto ma è impegnato in “chiarimenti” e riunioni per varie ed eventuali.

Ma quali sono quindi i successi di Salvini? Lui è modesto e ce ne dice due. Il primo sono i tremila poliziotti assunti. Ma in verità non sono ancora stati assunti visto che il via libera (da parte della ministra Bongiorno) è arrivato solo due giorni fa. «Oggi ho dato il via libera all’assunzione di 1.851 unità di allievi agenti della Polizia di Stato: le nuove risorse, richieste dal ministro dell’Interno Salvini, inizieranno il corso entro il prossimo agosto» dichiarava la ministra della PA il 22 maggio. A margine Salvini dimentica dei vincitori del concorso 1148 per la Polizia di Stato esclusi dalle graduatorie a scorrimento proprio da un decreto emanato dal suo Ministero. Qual è il secondo successo? Il decreto sicurezza-bis «che è pronto» dice Salvini, «ma intanto lo avete dovuto rimandare» risponde la Gruber ricordando che l’ultimo Consiglio dei Ministri non ha affrontato l’argomento «eh ma intanto è pronto» ribatte il ministro.

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Che forse pensa che un decreto diventi operativo nel momento in cui si asciuga l’inchiostro dove lo scrive e non quando viene firmato dal Presidente della Repubblica. Ma in fondo questo è il governo degli annunci pubblicitari, e va bene così. Ad esempio Salvini dice che grazie alla Flat Tax sulle partite Iva «nei primi tre mesi hanno aperto 200mila nuove partite Iva». In realtà sono centomila e gran parte – spiegava La Voce.info qualche giorno fasono false partite Iva. Ma Salvini almeno una cosa giusta la dice quando spiega che il debito è aumentato in questi dieci anni anche «perché meno gente lavora meno gente paga le tasse e il debito cresce». Sarebbe interessante lo andasse a spiegare al sottosegretario – leghista – Michele Geraci che due giorni fa non sembrava in grado di riuscire a cogliere il rapporto tra deficit e PIL.

I numeri in libertà di Salvini su Quota 100

Salvini però non è solo uno che “fa” (come tutti quelli del Nord, ovviamente!) ma è anche uno che pensa. Ad esempio ci fa sapere che «io adoro la democrazia e oggi ho incontrato la professoressa di Palermo dicendo che la sospensione è stata sbagliata e dandole appuntamento a scuola per confrontarmi sull’Italia che verrà». Non dice che ieri a Palermo gli studenti del Vittorio Emanuele III lo aspettavano ma non si è fatto vivo. Non dice che una sottosegretaria del suo governo (e del suo partito) aveva chiesto di “cacciare con ignominia” e interdire “a vita” dall’insegnamento la docente.

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Ma non siamo certo qui per parlare di quello. Parliamo di Quota 100: «300mila italiani quest’anno andranno in pensione, e almeno 150mila giovani quest’anno inizieranno a lavorare, grazie a Quota 100», fa sapere il ministro che fino a qualche tempo fa parlava di rapporto uno a uno tra pensionati e nuovi assunti. I dati però ancora non ci sono e non si sa quanti saranno effettivamente. Il DEF ad esempio ridimensiona notevolmente la portata di Quota 100 sull’occupazione. Ed è curioso che quello che faceva la battaglia a favore degli esodati della Fornero non abbia risolto il problema degli esodati. Ma Salvini è convinto che le cose andranno come dice lui e così – lo diceva già a febbraio – cita il caso dei 100 nuovi assunti a Portovesme a fronte di 150 pensionamenti. Il che significa che sono stati persi cinquanta posti di lavoro. Ma le assunzioni non ci sono ancora, e non è curioso che l’unico esempio che Salvini sia in grado di citare sia sempre e solo quello di Portovesme?

Il successo della linea Salvini sull’immigrazione

Parliamo di Europa? Sì grazie, in fondo si vota fra due giorni e magari è utile sapere che Salvini sull’Unione Europea racconta un sacco di balle. Eppure qualcosa dovrebbe saperne, visto che ha fatto due mandati all’Europarlamento «sì ma all’opposizione» dice lui. Facendosi vedere pochissimo, diciamo noi e dicono i dati. Perché Salvini vuole andare in Europa? Per convincere la UE a lavorare meglio sul tema immigrazione. In Italia da quando c’è lui al governo le cose stanno andando benissimo.

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Chissà cosa ha pensato quando dopo un paio d’ore a Piazza Pulita hanno mostrato a Roberto Maroni queste due schede. La prima è quella che mostra un calo dei rimpatri del 5% rispetto al governo Gentiloni.

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La seconda è quella che mostra invece un aumento del numero di stranieri irregolari presenti in Italia. Perché sono irregolari? Perché grazie al Decreto Sicurezza molti cittadini stranieri hanno perso la protezione umanitaria e sono finiti in un limbo senza diritti. Ma da ministro e papà Salvini è convinto di una cosa: chi scappa dalla guerra non arriva sui barconi perché lui i bambini li fa arrivare in aereo. Evidentemente chi ha più di otto o dieci anni non scappa dalla guerra.

Ma Salvini lo sa come funziona l’Unione Europea?

Ma l’Europa non ci deve aiutare solo con i migranti (cominciasse a chiederlo ai suoi amici del gruppo di Visegrad). Ci deve dare più soldi: «l’Italia è un contributore netto, versa 6 miliardi in più di quanto riceve». Vero solo in parte. Perché è vero che l’Italia è un contributore netto del bilancio UE (come lo sono del resto Germania, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Svezia, Austria, Danimarca e Finlandia) ma lo scarto è di due miliardi non di sei (la Germania invece paga 9 miliardi in più di quanti ne riceve indietro). Indovinate quali sono i paesi che invece prendono di più di quanto danno: i sovranisti del gruppo di Visegrad. Salvini dice che queste cose le vuole cambiare, ma qualche mese fa il ministro degli Esteri del suo governo diceva che l’Italia sarebbe rimasta un contributore netto del bilancio europeo.

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Altro problema che Salvini vuole risolvere appena “vincerà” le elezioni europee è la tutela obbligatoria del Made in Italy. «La Lega al governo mette un tricolore grosso come un quadro così in consumatori sanno quello che comprano. L’Europa questo ce l’ha sempre impedito perché arriva l’olio tunisino, il grano canadese, i pomodori marocchini» perché «il finto made in italy ci costa sessanta miliardi di euro, occorre la protezione obbligatoria dei prodotti italiani. Ci sono alcune norme europee che permettono il cosiddetto italian sounding, come il finto parmigiano». Ora è evidente che non solo Salvini in Europa non ci è mai andato ma non ha mai fatto nemmeno la spesa. Perché nessuno vieta ai produttori di mettere tricolori sui prodotti, anzi sarebbero stupidi a non farlo visto che il consumatore tende a preferirli. E non è nemmeno vero che la UE non difende i prodotti italiani, visto che riconosce DOC e IGP. Anzi è la Lega che opponendosi al CETA consente ai produttori stranieri di continuare a truffare i consumatori stranieri.

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«Io non sono uno che esibisce la sua fede» dice Salvini mentre tira fuori il santino di Padre Pio

Il grano canadese difficilmente i consumatori lo troveranno sugli scaffali. Troveranno invece la pasta prodotta con quel grano, ma per il semplice motivo che – così come per l’olio – la produzione italiana di materia prima non è sufficiente per coprire il fabbisogno interno. Certo, ci sono anche i furbetti che spacciano per Made in Italy prodotti che non lo sono. Ma indovinate un po’: sono italiani. Colpa dell’Europa anche quello?

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