Economia

RDC, Quota 100, spread e disoccupazione: questo non è un DEF, è una confessione

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«I rendimenti a cui lo Stato si indebita sono un termometro della fiducia nel Paese e nelle sue finanze pubbliche. Inoltre, essi giocano un ruolo cruciale nel determinare le condizioni di finanziamento per le banche e le aziende italiane». Lo spread non è più un complotto della BCE o di chissà quali poteri forti contro l’Italia del Governo del Cambiamento ma è il termometro della fiducia dei mercati nel Paese.

Finalmente l’onestà: se sale lo spread significa che c’è poca fiducia nel Paese

A scriverlo non sono economisti ostili al governo Conte o alla Lega e al M5S ma è lo stesso governo del Popolo nella bozza del Documento di Economia e Finanza che ha iniziato a circolare in queste ore.

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Insomma anche dalle parti di Palazzo Chigi si sono accorti che lo spread e la salita e la discesa dei tassi sono fondamentali non solo perché determinano le condizioni di accesso al credito da parte delle aziende italiane ma anche perché la discesa dei rendimenti (ricordiamo che lo spread misura il differenziale di rendimento tra Bot e Bund) «è essenziale per la completa realizzazione del programma di politica economica del Governo».

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L’andamento dello spread negli ultimi 30 giorni [Fonte]

Semplici parole di buonsenso ma che hanno un significato più profondo. Perché di fatto il governo ammette di aver mentito ogni volta che ha accusato Bankitalia, l’Unione Europea o qualsiasi istituzione di far salire lo spread. Perché lo spread non sale perché parlano i commissari europei o Bankitalia, sale perché chi compra il nostro debito pubblico ha poca fiducia in questo governo. Ecco appunto che i rendimenti diventano “termometro” della fiducia.

Quota 100 e Reddito di Cittadinanza che fanno aumentare la disoccupazione

Ma nelle bozze del Documento di Economia e Finanza ci sono anche altre sorprese. Ad esempio l’impatto di Quota 100 sul PIL. La misura fortemente voluta da Lega e M5S per “superare” la Fornero avrebbe un effetto sostanzialmente nullo. Si legge nel documento che «il PIL rimarrebbe invariato nel 2019 e 2020 e risulterebbe superiore di 0,2 punti percentuali sia nel 2021 sia nel 2022».def quota 100 pil - 3

Matteo Salvini nei giorni scorsi diceva che grazie a Quota 100 ci sarebbero state 100mila assunzioni di giovani, vale a dire uno per ogni pensionato. Il DEF lo smentisce perché scrive che «a fronte di una cessazione nel 2019 di 100 mila dipendenti pubblici, concentrata negli ultimi cinque mesi dell’anno, l’ipotesi di turn-over sarebbe pari 35 per cento». Il che significa circa 35mila assunzioni, non un rapporto uno a uno tra pensionati e nuovi assunti (e nemmeno uno a tre come diceva Di Maio) ma un nuovo assunto ogni tre pensionati con Quota 100. Ma se lo Stato non riesce a mantenere le sue promesse come ci si può aspettare che le aziende private riescano a fare meglio, ovvero assumere di più?

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Anche il combinato disposto di Reddito di Cittadinanza e Quota 100 non produrrebbe gli effetti promessi. Perché la disoccupazione non diminuirà ma aumenterà: «il tasso di disoccupazione nel 2020 aumenterebbe di 0,7 punti percentuali rispetto allo scenario base», scrive il MEF nel documento, precisando che «dopo un’iniziale riduzione dell’occupazione rispetto allo scenario base (pari a -0,2 punti percentuali nel 2019 e 2020), questa si accrescerebbe, risultando superiore di 0,8 punti percentuali nel 2022». Significa avere nel 2019 una disoccupazione all’11% rispetto il 10,6% del 2018 (e all’11,2% nel 2020). Questo nonostante Decreto Dignità e RdC. Anzi: il Reddito di Cittadinanza tramite “l’effetto partecipazione” (ovvero l’aumento del numero di attivi sul mercato del lavoro) comporterà «un effetto negativo sulle retribuizioni, spingendo verso il basso i salari». Il vero motivo per cui Di Maio ora vuole il salario minimo garantito: per compensare gli effetti negativi del RdC sui salari più bassi.

Come è finita la storia del rapporto debito/PIL?

Vi ricordate l’immensa manfrina dello “scontro” con l’UE sul deficit al 2,4% che poi nella fantasmagorica manovra del popolo è diventato 2,04%? All’epoca i 5 Stelle si sgolavano a mostrare come imporre un indebitamento basso fosse ingiusto e poco rispetto della nostra sovranità. Ecco che il DEF ci spiega cosa sta per succedere: «il rapporto debito/PIL nel 2019 è previsto salire al 132,7 per cento del PIL pur includendo proventi da privatizzazioni pari all’uno per cento del PIL». Il che significa che lo Stato mette sul mercato i suoi asset e ciononostante l’indebitamento sale.

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Non solo, si legge nel DEF che «per quanto riguarda il 2019, l’indebitamento netto tendenziale del 2019 è ora previsto pari al 2,5 per cento del PIL. Nell’aggiornamento di dicembre esso era proiettato al 2,0 per cento del PIL». Perché? «La revisione al rialzo – scrivono i tecnici di via XX Settembre –  riflette per 0,4 punti percentuali la minore crescita nominale prevista e per 0,1 punti una diversa valutazione di rimborsi e compensazioni d’imposta». Vi ricordate di quando Giuseppe Conte prometteva “un anno bellissimo e un programma di ripresa incredibile”? Ecco.

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