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Da papà e da ministro che ne pensa Salvini di Ibrahim?

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Il 7 novembre il Senato ha approvato il testo del Decreto Sicurezza (DL 113/18), meglio noto come Decreto Salvini. Il testo ora passa alla Camera dove l’esame inizierà il 22 novembre. Nel frattempo gli effetti delle misure di contrasto all’immigrazione volute dal leader della Lega si fanno già sentire. Ieri Piazza Pulita ha raccontato il caso di Ibrahim, un ragazzo di 18 anni originario dell’Etiopia che proprio grazie a quel decreto ora si trova costretto a dover vivere per strada.

Perché Ibrahim è stato allontanato dal centro di accoglienza

Ibrahim ha ottenuto la protezione umanitaria e per questo è titolare di un permesso di soggiorno per motivi umanitari valido fino al 2020.  Non è un irregolare, non è un “clandestino”, ha diritto di stare in Italia. Una settimana fa però ha ricevuto una lettera da parte del prefetto che gli notificava la revoca della possibilità di rimanere all’interno centro di accoglienza straordinario (CAS) di Vallelonga a Vibo Valentia perché – spiega un dipendente della cooperativa che gestisce il CAS – «chi è titolare di un permesso di soggiorno umanitario non ha più diritto all’accoglienza».

Ibrahim quindi è stato mandato via e dalla Calabria è  andato a Roma, nella speranza di poter trovare un posto dove stare. Come lui un’altra dozzina di ragazzi è stata fatta allontanare dallo stesso centro. Persone che – in nome della sicurezza – sono finite letteralmente in mezzo alla strada. Ibrahim da una settimana è di fatto un senza fissa dimora, non va più a scuola e non ha alcuna possibilità di essere inserito nella società.

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Questi sono gli effetti del decreto che ha cancellato il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Come precisa una circolare emanata il 25 ottobre scorso dal Servizio Centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati: «in applicazione a quanto disposto dal dl 113/18, il Servizio Centrale non potrà più procedere all’inserimento nello SPRAR di richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria, anche se vulnerabili».

Il Decreto Sicurezza lascia le persone come Ibrahim in un limbo

Mentre Salvini festeggiava la giornata storica dopo l’approvazione del DL al Senato Ibrahim, e come lui molti altri ragazzi neodiciottenni, era per strada, senza un tetto, improvvisamente “espulso” dal sistema che li aveva presi in carico fino a qualche giorno prima. È facile immaginare il peggio se  per alcuni di loro l’unica alternativa per sopravvivere può limitarsi a chiedere l’elemosina, cercare di mangiare alla mensa della Caritas o trovare riparo in luoghi di accoglienza d’emergenza come il Baobab di Roma per altri la possibilità di finire in “brutti giri” e quindi di delinquere non è poi così remota.

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Il ministro dell’Interno ci ha ripetuto fino alla nausea che “da papà” donne e bambini saranno sempre tutelati dallo Stato italiano. Per persone come Ibrahim, che dopo aver compiuto i diciotto anni non sono più minori non accompagnati, finiscono in un limbo senza diritti. A Ibrahim non è stato dato il tempo di finire la scuola o di trovare un lavoro, da un giorno all’altro se ne è dovuto andare. La Sala Operativa Sociale del Comune di Roma non è in grado di farsene carico perché non ha un lavoro e non fa parte di un progetto di inserimento sociale. Di fatto pur avendo un permesso di soggiorno fino al 2020 i ragazzi come Ibrahim sono lasciati a loro stessi, per loro il governo e Salvini non hanno pensato nessuna soluzione “ponte”, hanno semplicemente cessato di essere un “problema” per lo Stato italiano.

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Ma non è questo il modo di garantire la sicurezza, perché lasciare così tante persone per strada, senza nemmeno un’occupazione, rischia di creare più problemi di sicurezza di quanti ne risolva. Il direttore del Cir Mario Morcone ha dichiarato ad Internazionale che l’abolizione della protezione umanitaria e lo smantellamento del sistema Sprar: «determinerà nuove forme di marginalità, derive di esclusione sociale che inevitabilmente renderanno più fragili le persone che arriveranno in Italia enfatizzando il rischio di conflitti». Prima del decreto Salvini le persone titolari della protezione umanitaria non costituivano un problema per la sicurezza degli italiani. Ora, proprio grazie a quel decreto, si viene a creare un ulteriore fattore di insicurezza, personale e sociale. Ma nessun problema, Salvini ha pensato anche a questo: in caso di condanna in primo grado sarà possibile revocare anche quell’ultimo pezzo di carta rimasto in mano ai ragazzi come Ibrahim.

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