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Cosa c’era dietro la convocazione del Consiglio dei ministri con le “varie ed eventuali”

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Ieri si è molto ironizzato sull’ordine del giorno riempito solo di varie ed eventuali per la convocazione del Consiglio dei Ministri della serata. Eppure c’era il trucco: il governo non voleva far sapere di cosa si sarebbe discusso durante il CdM. E andando a leggere i risultati finali si riesce facilmente ad intuirne il motivo: il MoVimento 5 Stelle ha dovuto ingoiare la conferma di Luigi Federico Signorini nel direttorio di Bankitalia e anche la nomina del prefetto Gerarda Pantalone a Roma.

Cosa c’era dietro la convocazione del Consiglio dei ministri con le “varie ed eventuali”

Che durante il CdM si sarebbe parlato delle nomine in Bankitalia si era capito leggendo le dichiarazioni di Di Maio prima dell’inizio: “Mi auguro lo sblocco delle nomine di Bankitalia stasera in Cdm. Si tratta di una istituzione che deve lavorare a pieno regime, quindi mi auguro che oggi si sblocchi questa situazione: il nostro obiettivo è garantire rinnovamento e allo stesso tempo efficienza dell’ente”. E d’altronde se non si fosse proceduto alle nomine entro il 10 maggio via Nazionale avrebbe subito un contraccolpo in termini di governance. Invece non è finita solo la guerra a Signorini: il CdM ha dato via libera a Fabio Panetta come nuovo direttore generale, mentre nel direttorio entrano l’ex ragioniere dello Stato Daniele Franco e Alessandra Perrazzelli, ex country manager di Barclays Italia, vicepresidente esecutivo e presidente del comitato di remunerazione e nomine di A2A.

Luigi Federico Signorini bankitalia

E ora bisogna tornare con la memoria al febbraio scorso.  L’iter della nomina di Signorini è complesso: come avviene per il direttore generale e per gli altri vicedirettori, la scelta è compito del governatore, successivamente la nomina viene deliberata dal Consiglio superiore. Passa poi al presidente del Consiglio che, di concerto con il ministro dell’Economia e sentito il Consiglio dei ministri, promuove un decreto che viene varato dal Presidente della Repubblica.

All’epoca il MoVimento 5 Stelle decise di far salvare il consiglio dei ministri che doveva ratificare la nomina, sostenendo che il governo potesse bloccarla. Questo perché c’era grande ostilità proprio nei confronti di Signorini. Fiorentino, 63 anni, ha fatto tutto il suo percorso in Via Nazionale: laureato a Firenze e alla Harvard University, vince la prestigiosa borsa Mortara che lo porta in Bankitalia. Carriera interna, con un passaggio al Servizio studi. Lui fa parte del Direttorio di Bankitalia, l’organo di autogoverno di via Nazionale insieme agli altri quattro membri, tra cui il governatore Visco e il direttore generale Salvatore Rossi, a Fabio Panetta e a Valeria Sannucci.

Le nomine di Signorini e Pantalone

«Bisogna dare un segnale, serve una svolta», diceva Di Maio a proposito della nomina. Nel frattempo a difesa di Signorini si schieravano il ministro dell’Economia Tria e lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giorgetti. Nei giorni precedenti Di Maio aveva accusato Bankitalia di «mancanza di sorveglianza» (il 9 gennaio in occasione dell’annuncio della nuova commissione parlamentare sulle banche) sulle crisi bancarie e aveva rilevato che Via Nazionale «da anni non ci prende» (il 18 gennaio dopo la pubblicazione dei dati del Bollettino economico) sulle previsioni economiche, ribadendo le critiche dopo l’intervento di Visco al Forex (il 2 febbraio scorso) che disegnò un quadro preoccupante dell’economia italiana.

Una situazione che abbiamo già affrontato in altri tempi durante la Seconda Repubblica: i tecnici di Bankitalia finiscono spesso nel mirino dei politici perché osano insistere sul fatto che 2 + 2 faccia 4: da Tremonti a Berlusconi l’indipendenza di via Nazionale viene messa regolarmente a dura prova. La novità di oggi è che a criticare oggi è chi a fatica riesce a far di conto.

signorini bankitalia
Il nuovo direttorio di Bankitalia (La Repubblica, primo maggio 2019)

Ieri è arrivato l’ok negato a febbraio. Ed è arrivata anche la nomina di Perrazzelli, che però non è stata apprezzata dalla Lega visto il curriculum estraneo a via Nazionale della banchiera. Assieme a Perrazzelli, a Signorini e naturalmente a Visco, nel Direttorio viene confermato infatti anche Fabio Panetta – che diventerà direttore generale e presidente dell’Ivass al posto dell’uscente Salvatore Rossi – ed entrerà Daniele Franco, fino a pochi giorni fa Ragioniere generale dello Stato a fianco del ministro Giovanni Tria, ma con un lungo passato proprio in Bankitalia. Daniele Franco era il “canarino nella miniera” che doveva testimoniare con la sua carica l'”europeismo” dei gialloverdi. E negli anni, per il suo ruolo alla RGS, ha avuto scontri anche con Renzi.

gerarda pantalone

Infine c’è Gerarda Pantalone. Arriva a Roma per prendere il posto di Paola Basilone. Casertana di Grazzanise, classe 1955, una lunga carriera nei ranghi del Ministero dell’Interno cominciata quarant’anni fa, nel 1999 è passata agli Organismi di informazione e sicurezza, dove è rimasta per un decennio. Poi la carriera da prefetto, in giro per lo Stivale: Siena, Salerno e ancora, fino a due anni fa, Napoli. Qui il Messaggero riporta le perplessità dei grillini:

Il fatto – spiegava prima del Cdm un esponente del governo di segno grillino – è che lei potrebbe venire a Roma con il mandato di dar fastidio alla sindaca. Non c’è stata alcuna consultazione con Salvini su questa nomina, che non è marginale». Il M5S aveva chiesto che si ripartisse da «una nuova rosa, di almeno tre nomi in modo che la scelta sia condivisa, senza diktat». Il profilo di Pantalone, ragionava un altro membro del governo del M5S, «non va bene, quando lavorava nei Servizi è stata vicina ad alcuni esponenti di centrodestra». Vero o no, è l’ultima carta che il Movimento ha giocato per sbarrare la strada all’insediamento del nuovo prefetto. Ma il braccio di ferro l’ha vinto Salvini.

Insomma, il M5S ha dovuto incassare due nomine sgradite alla fine di un CDM che non si sapeva come sarebbe finito. Ecco perché non era il caso di pubblicizzare troppo l’ordine del giorno.

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