Fact checking

Il mazzo (non di fiori) che Lilli Gruber ha fatto a Salvini

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L’altro ieri Matteo Salvini si lamentava che gli toccava andare dalla Gruber ad Otto e Mezzo. Difficile questa volta adottare la tattica usata con Fazio per l’intervista a con Che tempo che fa. A chiedere di andare a Otto e Mezzo però era stato proprio lui e per questo il ministro dell’Interno ha giocato la carta del mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente. Alla fine, ovviamente, ci è andato ma intanto credeva di aver già vinto, perché aveva dimostrato ai suoi elettori di saper affrontare le sfide più difficili.

Salvini non è l’Italia

Se Salvini è andato dalla Gruber, avranno pensato i suoi fan e i suoi elettori, di sicuro è uno che non avrà problemi a sconfiggere la mafia. In fondo il Capitano ha chiuso i porti con un tweet e con una dichiarazione ha smentito sé stesso dicendo che gli immigrati irregolari in Italia non sono 500mila ma appena 90mila. Sicuramente quindi gli elettori della Lega sono rimasti soddisfatti dalla performance di Salvini, ma hanno visto lo stesso programma che hanno guardato gli altri? Probabilmente no. Altrimenti avrebbero alzato quantomeno un sopracciglio quando il ministro ha detto che in Italia «ci sono sessanta milioni di presunti innocenti, che sono colpevoli se qualche giudice li giudica colpevoli». Questa frase è stata pronunciata per difendere Armando Siri, che essendo solamente indagato è innocente. Ma è una frase sintomatica della tattica adottata da Salvini ieri. Quella che identifica la Lega con gli italiani e Salvini con il suo elettorato.

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Non si può muovere una critica politica a Salvini – ad esempio rinfacciargli una certa contiguità con CasaPound – che Salvini ribatte che così si sta dicendo che i milioni di italiani che lo votano sono neofascisti. Ma non è così, perché Salvini sa bene che quando dice certe cose – oppure quando si affaccia a certi balconi –  si rivolge proprio ad un certo tipo di elettorato, quello di ultradestra.

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Salvini a cena con CasaPound quattro anni fa, in primo piano si riconosce il socio della casa editrice AltaForte

Ed in ogni caso quando si dice a Salvini che ha detto, scritto o fatto una cosa è perché è stato Salvini a dirla, scriverla o farla, non il suo elettorato o il popolo italiano che gli paga lo stipendio. A meno che non si pensi che il ministro in virtù del consenso e del suo ruolo istituzionale sia investito da un non meglio precisato spirito della Nazione che parla, scrive e agisce attraverso di lui.

Le balle di Salvini a Otto e Mezzo

Salvini ieri si è lamentato che riceve minacce e insulti quotidianamente. Nessuno però in studio gli ha fatto notare che proprio lui è uno dei politici che ha fatto degli insulti e della rabbia contro gli altri uno strumento di lotta politica. Il ministro dice di essere preoccupato per i suoi figli, è comprensibile. Ma era preoccupato per i figli di Laura Boldrini quando durante la scorsa legislatura la paragonava ad una bambola gonfiabile oppure quando ha definito “una sciocchezza” il rogo di un pupazzo con la faccia della Presidente della Camera da parte di alcuni aderenti al movimento dei Giovani Padani? Salvini sa giocare bene la carta della vittima, ma sa anche scegliersi bene i suoi bersagli, altrimenti da bravo papà preoccupato per i suoi figli, non metterebbe alla gogna ragazzine minorenni e ragazzi autistici.

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Quando poi si passa ai fatti però Salvini scompare. Ad esempio ieri sera parlando di Quota 100 non ha tirato fuori i cartelli portati da casa sul numero di nuovi assunti. Non ha nemmeno detto quanti sono quelli che sono andati in pensione fino ad ora e soprattutto ha accuratamente evitato di parlare di quanti nuovi assunti prenderanno il posto di chi sta andando in pensione con Quota 100. Fino a qualche settimana fa Salvini diceva che il rapporto era di uno a uno, ieri sera ha detto che «se l’Inps indica in circa 300mila gli italiani che andranno in pensione è chiaro che al posto di questi italiani, magari non 300mila ma  x migliaia di italiani troveranno lavoro». Anche quando Salvini dice che con i sindaci della Lega si chiudono i campi Rom racconta una mezza balla, perché a volte non succede affatto così ed altre semplicemente i Rom si spostano in un altro comune. Chissà che faccia avrebbe fatto Salvini se gli fosse stato ricordato che i campi Rom della Capitale sono stati finanziati da un ministro dell’Interno leghista.

Come Salvini sta illudendo gli elettori sull’Europa

La grande medicina di Salvini è sempre il voto popolare, il consenso. Come se bastasse avere un consenso ampio per cambiare magicamente la realtà. E visto che siamo a meno di venti giorni dal voto per le europee il ministro dell’Interno ha detto che «l’Europa col voto del 26 maggio cambia, cambieranno i parametri» perché «il bello della democrazia è che non decidono i burocrati a Bruxelles». Ma come gli fa notare Lilli Gruber non funziona così «non è che con il voto si possono cambiare i conti e i numeri». Salvini racconta che dal 26 maggio finalmente la Commissione Europea andrà a casa e quindi ci saranno nuovi parametri anche per il bilancio.

La realtà però è diversa perché il mandato dell’attuale Commissione scade il 31 ottobre 2019 quindi significa che per almeno altri cinque mesi il nostro Paese dovrà avere a che fare con l’attuale Commissione e con gli attuali parametri (che in ogni caso non cambieranno entro la fine dell’anno). Quindi sarà con l’attuale Commissione che il governo dovrà lavorare per presentare quest’autunno il Documento programmatico di bilancio e la legge di bilancio. Salvini invece racconta che dando il voto alla Lega sarà possibile sforare il tetto del 3%, fare più deficit e finanziare così la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva e pure la Flat Tax.

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