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Quello che Borghi non dice: come Salvini ha usato i no-euro per andare al potere (e ora se li dimentica)

Ieri il Presidente della Commissione Bilancio della Camera nonché uno degli economisti della Lega non ha saputo rispondere ad una semplice domanda: “Salvini vuole uscire dall’euro?” Perché sappiamo che Borghi è un no-euro, ma sarebbe molto importante sapere se anche il vicepremier la pensa così. In caso contrario potremmo anche smettere di dare retta a Borghi

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L’onorevole Claudio Borghi, Presidente della Commissione Bilancio della Camera, è considerato uno degli autori (assieme a gente del calibro di Armando Siri e Alberto Bagnai) della linea economica della Lega. La particolarità di Borghi è quella di essere un no-euro, uno di quelli che vorrebbe uscire dall’Unione Europea e dalla moneta unica. Borghi è anche quello che spiegava che i Minibot di cui tanto si parla in questi giorni non sono altro che un passo per poter uscire dall’euro.

Quello che Borghi non dice sull’uscita dall’euro 

Ieri a Piazza Pulita Borghi ha spiegato di essere stato eletto «per le sue idee». Borghi lascia così intendere – contrariamente a quanto dice il suo collega di partito Bagnai – che il Popolo lo ha votato ed eletto perché sa come la pensa su certe questioni che curiosamente non nomina mai. Il primo particolare interessante è che da candidato all’uninominale Borghi è stato sconfitto da Padoan. Borghi è stato sì eletto (altrimenti non sarebbe alla Camera) ma grazie al “paracadute” del listino bloccato del proporzionale dove gli elettori hanno votato il partito e di conseguenza chiunque fosse stato messo al primo posto sarebbe stato eletto a Montecitorio.

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Quando Salvini era No-Euro

Le idee di Borghi sono quelle del programma della Lega per le politiche del 2018. In quel programma non si parla mai esplicitamente di uscita dall’euro ma si usa una perifrasi piuttosto complicata e tecnica (per l’elettore medio) come quella di “rivedere i Trattati europei” in particolare quello di Maastricht. Chi segue Borghi sa che quella frase è un modo per dire “vogliamo uscire dall’euro” senza doverlo scrivere chiaramente.

Borghi è così sicuro delle proprie idee che non riesce a dire se Salvini è per uscire dall’euro

Eppure di quelle idee per cui è stato eletto Borghi ieri non ne ha parlato. Certo, ha detto che al momento della stesura del contratto del Governo del Cambiamento si era parlato pure della possibilità di mettere nel programma l’uscita dall’euro (come è noto dalle bozze che sono circolate all’epoca) ma il MoVimento 5 Stelle si è opposto. Del resto l’uscita dall’euro non era nel programma del partito di Di Maio e la Lega non aveva vinto le elezioni dal momento che aveva preso il 17%. Un anno dopo la situazione in Parlamento non è cambiata e la Lega ha ancora il 17%, i voti sono stati “moltiplicati” il 26 maggio, quando però si è votato per le europee.

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Quando Corrado Formigli chiede a Borghi (quello eletto per le sue idee) se «Salvini era d’accordo» con l’idea di uscire dall’euro e se il leader della Lega «voleva uscire dall’euro subito» il presidente della Commissione Bilancio non risponde. Dice che se uno guarda il programma della Lega «c’è scritta una cosa molto semplice». La cosa molto semplice è questa: “noi vogliamo restare all’interno dell’Unione Europea solo a condizione di ridiscutere tutti i Trattati” e “Abbiamo sempre cercato partner in Europa per avviare un percorso condiviso di uscita concordata“. La cosa è così semplice che Borghi è stato costretto a tradurre molte volte il senso di quelle poche righe perché molti leghisti e sovranisti delusi lo accusavano di non aver messo nel programma l’uscita dall’euro. Ad un certo punto si è stufato di doverlo spiegare e lo ha messo nelle “regole” del suo profilo Twitter. Ad un certo punto la questione divenne così ingarbugliata che Borghi fu costretto a dichiarare di «non aver mai detto che se la Lega diventerà maggioranza chiederemo l’Italexit».

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Qualcuno però potrebbe chiedersi come mai Borghi non dica cosa ne pensa Salvini sull’uscita dall’euro. Mentre i Minibot compaiono addirittura negli studi televisivi il vicepremier e ministro dell’Interno sembra ignorare completamente la questione. Non ne parla nei suoi comizi, non ne parla nei suoi tweet o post su Facebook. Eppure Salvini era quello che si faceva fotografare con la maglietta “BASTA EURO”. Che è successo?

Ma non è che Salvini se ne frega delle idee di Borghi?

È successo che dopo le elezioni politiche alcuni autorevoli sovranisti leghisti hanno detto che l’uscita dall’euro non era più necessaria. A dicembre Salvini da Lucia Annunziata smentiva Borghi dicendo che la sua intenzione era cambiare le regole europee dall’interno e che “non vogliamo uscire da niente” (ma come, cambiare le regole non era un sinonimo per dire “usciamo dall’euro”?). Durante una conferenza stampa Salvini disse: «La posizione si è evoluta non da marzo, da qualche anno, nel programma di governo della Lega e del centrodestra non c’era nessuna ipotesi di uscita dalla moneta unica o dall’Unione Europea».

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Il che non è esattamente quello che ha detto Borghi ieri. A quel punto i no-euro andarono nel panico e spiegarono che dietro quelle dichiarazioni c’era una raffinata e segretissima strategia  per far credere alle istituzioni europee che la Lega ora è passata dall’essere no-euro all’essere quantomeno aperta alla possibilità di poterci rimanere a certe condizioni. Del resto l’unico modo per uscire dall’Euro è quello di seguire la strada percorsa dal Regno Unito che per noi sarebbe un disastro. L’alternativa è quindi farlo all’improvviso e di nascosto (come da “Piano B”). C’è infine un’ultima possibilità: che la Lega abbia usato la questione No-Euro così come dopo anni passati a sbraitare contro i terroni ha riscoperto il valore del Tricolore e tutta una certa retorica nazionalista propria della destra. Ovvero: i vari sovranisti no-euro eletti “per le loro idee” sono solo degli specchietti per le allodole per prendere voti.

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