Fact checking

La figuraccia di Matteo Salvini sul rispetto delle donne (l’ultima di una lunga serie)

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Ieri a Non è l’Arena dallo zio Massimo Giletti Matteo Salvini ha voluto dire la sua sulla questione Junior Cally. Il rapper che si esibirà a Sanremo ma che non è gradito al presidente della Rai Marcello Foa perché nella canzone che porterà al Festival c’è una barra dedicata al leader della Lega. Ma non è di questo che ha parlato Salvini, ma di una vecchia canzone di Junior Cally dai contenuti sessisti. In un tweet il capo del Carroccio ha sintetizzato così il suo pensiero: «a proposito mi vergogno di quel cantante che paragona Donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana».

A proposito di sessismo: è peggio Junior Cally a Sanremo o Matteo Salvini in Parlamento?

Non ci interessa qui difendere una canzone di Junior Cally o le sue scelte artistiche. Ci interessa qui parlare di Salvini, il politico che più di ogni altro dovrebbe credere alle seconde possibilità. In fondo se a Matteo Salvini oggi è concesso di presentarsi come un leader politico per tutto il Paese è perché qualcuno ha dimenticato quello che diceva sui napoletani o quello che la Lega Nord diceva dei terroni. A scanso di equivoci stiamo parlando dello stesso Matteo Salvini che fino a poco fa andava a braccetto coi fascisti di CasaPound e che ora sta cercando di ripulirsi dall’immagine di amico dei neofascisti e post-nazisti. A proposito, come è che non ha mai parlato delle simpatie di Gianluca Savoini, che era il suo portavoce, per certi ambienti di estrema destra?

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C’è però  qualcosa che non va nella dichiarazione di Salvini. Il leader della Lega, come suo solito, dice che certe cose “le fai a casa tua”, intendendo forse che certe canzoni le doveva cantare a casa sua e non sul palco dell’Ariston. Ma oltre al fatto che Junior Cally non canterà quella canzone a Sanremo (e quindi Salvini dovrebbe essere soddisfatto) il senso non voluto del tweet, per come è scritto, è un altro: donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti sono cose che ciascuno – se vuole, si spera non sia un obbligo – al massimo fa a casa sua. Il che è esattamente quello che succede visto che la stragrande maggioranza delle violenze avviene in un contesto domestico. Non proprio il messaggio contro la violenza sulle donne che probabilmente aveva in mente Salvini.

Tutte le volte che Salvini ha trattato le donne come oggetto

Salvini è l’ultima persona titolata a criticare un cantante che parla di “troie”. Vi ricordate di quando Salvini si è fatto fotografare sorridente con un cartello che diceva così: «ad Ormea i rifugiati sono una risorsa, (ha detto il sig. sindaco) lo possono testimoniare alcune troie del posto che fino ad ora hanno usufruito di queste risorse…»? Il foglio non era stato scritto dalla Lega ma da un simpatizzante del Carroccio che voleva così “denunciare” uno dei tanti crimini degli immigrati, che non solo vengono in Italia a rubarci il lavoro ma anche le donne. Un messaggio senza dubbio funzionale alla propaganda leghista.

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Ma certe bieche manifestazioni di sessismo le ha fatte anche in prima persona. Come quando salì sul palco di una festa della Lega dove qualcuno aveva portato una bambola gonfiabile, uno di quegli oggetti sessuali per uomini solitari con la bocca eternamente spalancata, dicendo che era un sosia di Laura Boldrini, donna e Presidente della Camera dei Deputati. E giusto per essere sicuro che il messaggio non passasse inosservato per un po’ Salvini ha pure fatto circolare l’hashtag #sgonfialaboldrini.

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Salvini sa bene che certi paragoni, certi insulti agli avversari fanno bene ai sondaggi. Non ha fatto nulla per fermare le sovraniste che sulla sua pagina Facebook auguravano stupri a quelle donne che cantavano “Bella Ciao” durante il tour elettorale della Lega in Sardegna. E non lo fa perché è lui il primo a mettere alla gogna donne, madri, ragazzine, figlie e ad esporle al trattamento dell’insulto libero dando il La a centinaia di commenti sessisti che non vengono affatto rimossi. E se pensate che sia perché lo staff non ce la fa a tenere il passo dei milioni di fan del “Capitano”, vi sbagliate: provate a lasciare un commento critico e sarete bannati all’istante. Provate a chiedere dei 49 milioni della Lega, la parola è bloccata automaticamente. Cosa costa bloccare la pubblicazione dei messaggi che incitano ad odio e violenza contro le donne? Evidentemente c’è qualcosa da perdere.

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A Salvini però le donne piacciono, si dirà, perché le ha candidate alla presidenza di regioni come Umbria ed Emilia-Romagna, e perché tra le fila della Lega ci sono donne forti  e tenaci come l’eurodeputata Susanna Ceccardi. Eppure Salvini è lo stesso che fa doppi sensi allusivi sull’orale della ministra dell’Istruzione Azzolina. E non pensate che a Lucia Borgonzoni sia andata meglio, tutto merito di una foto scattata al Paladozza e scelta per promuovere la candidatura della senatrice della Lega. Uno scatto molto apprezzato dai mandrilli padani, almeno a giudicare dai commenti sessisti lasciati sulla pagina del partito di Salvini.

Oppure è solo ignoranza. Quella di Salvini che per difendere il suo candidato in Calabria Alfio Baffa e il suo saluto dalla vasca da bagno “ai cari amici del gruppo ‘Revenge porn” spiega che lui non entra nelle vasche da bagno altrui e che «le scelte sessuali dei singoli non mi appassionano». Non sappiamo se il nome del gruppo di Baffa è solo goliardico (e di cattivo gusto) oppure c’è qualcosa di più. Sappiamo però che il revenge porn non è una “scelta sessuale”, è un reato spregevole e odio. È quel reato che commettono coloro che pubblicano e diffondono foto e video intimi delle loro partner (o ex partner) senza consenso. Ma per Salvini sono questioni irrilevanti, meglio occuparsi di chi non parla di troie a Sanremo invece che lavorare per gli italiani o anche solo fare ammenda per aver contribuito in maniera determinante alla diffusione del sessismo come arma di propaganda politica.

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