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Christian Solinas, il leghista del salva nomine che nasconde la voglia di “pieni poteri” in Sardegna

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Il Presidente della Sardegna, il leghista Christian Solinas, moltiplica le poltrone ma perde i pezzi per strada. Carmine Spinelli, Direttore Generale dell’assessorato degli Affari generali e Personale si è dimesso a dicembre, a quanto pare in polemica con una delibera della Giunta che ha prorogato per sei mesi la nomina di 21 direttori generali della regione. Una delibera che il consigliere regionale Francesco Agus aveva definito «un mix di falsi e violazioni di legge tale da far ritenere che a breve in Regione non ci sarà nessuno legittimato ad apporre una firma».

Il “salva nomine” di Solinas in Sardegna

La vicenda inizia il 28 giugno del 2019 con la nomina da parte dell’amministrazione Solinas dei 21 dirigenti. Una nomina “a tempo” visto che la scadenza era prevista per il 30 dicembre scorso. Ma durante una seduta del consiglio regionale del 21 dicembre la maggioranza di centrodestra ha approvato un’ulteriore proroga di sei mesi per tutti i Dg, tra cui lo stesso Spinelli. Ma qual è il problema? A quasi un anno dall’insediamento di Solinas la totalità dei dirigenti (esclusa quella del settore Ambiente nominata per tutta la legislatura) è a tempo determinato. E su due dei manager “prorogati” si è aperto anche un contenzioso perché non avrebbero i cinque anni di esperienza nel ruolo in un ente pubblico (o in un’azienda privata) stabilità dalla legge il sindacato dei dirigenti regionali ha presentato ricorso al TAR. Inoltre la normativa nazionale prevede che i dirigenti regionali non possano rimanere in carica per meno di tre anni.

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Per i Progressisti (il gruppo consiliare di Massimo Zedda e Agus) «la regione è nel caos» perché continuare a prorogare di sei mesi in sei mesi – sostengono – è un modo per condizionare l’operato dei manager e dei dirigenti che sarebbero costantemente appesi al filo della riconferma: «esclusa la dirigente dell’Ambiente (Andreina Farris), scelta per l’intera legislatura, tutti gli altri sono stati indicati per sei mesi. Appare evidente che dietro nomine così brevi si celi, in realtà, la volontà di controllare e condizionare l’opera degli stessi manager». Con la delibera di dicembre poi la maggioranza ha modificato la legge sui cinque anni di esperienza (ci aveva già provato a novembre) per consentire la proroga ai due Dg inserendo come criterio per la scelta dei dirigenti anche la “particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica” desumibile “dalla formazione universitaria e post universitaria” nonché “da pubblicazioni scientifiche”. Una scelta che sarebbe parte di una più complessiva riforma del Regione. Il DDL in questione però, denunciano le opposizioni, non solo non è ancora arrivato in Consiglio ma non si trova nemmeno online.

Ma la questione non riguarda unicamente l’interpretazione delle leggi o la riforma che non si trova. Il rischio è la paralisi della Regione. Perché se la proroga fosse illegittima, spiega Agus al Fatto Quotidiano , «chiunque a quel punto potrebbe impugnare qualunque atto prodotto dagli assessorati regionali perché sottoscritto da un dirigente nominato illegittimamente». Il dubbio che la Giunta voglia fare tutto da sé viene anche alla luce di un altro fatto denunciato da Zedda: «il presidente della Regione e il direttore generale della Presidenza hanno tolto la competenza al servizio legale circa l’analisi tecnico normativa, obbligatoria per legge, per trasferirla in capo alla Presidenza della Regione. Il controllato è diventato controllore di se stesso». La ragione? a quanto pare il settore legale aveva  cassato una serie di norme, inserite dalla Giunta nell’ultima variazione di bilancio. Niente di meglio quindi che rimuovere il dirigente responsabile dell’analisi tecnico legale e trasferire quelle competenze alla Presidenza, ovvero agli uffici di Solinas. Che sia un modo per avere i pieni poteri?

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