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Come Savoini ha “creato” Salvini e la Lega sovranista

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Questa sera Report manderà in onda un servizio dal titolo “La Santa Alleanza”: il rapporto tra Matteo Salvini e il Presidente dell’Associazione Lombardia-Russia Gianluca Savoini. L’ex ministro dell’Interno ha sempre (e solo) detto di conoscere Savoini da oltre vent’anni, ma non ha mai spiegato perché lo accompagnasse nei suoi viaggi in Russia.

«Fu Savoini a “creare” Salvini»

Sappiamo che il rapporto tra Salvini e Savoini è di lunga data. Sappiamo che Savoini – che oggi è vicepresidente di Corecom Lombardia – non è solo l’uomo del Metropol. Savoini è stato il portavoce di Salvini nel 2013, subito dopo la sua elezione a Segretario federale della Lega. Ed è stato collega del leader del Carroccio alla Padania dove entrambi hanno iniziato a lavorare nel 1997. Nel 2002, quando a dirigere il quotidiano della Lega arrivò Gigi Moncalvo Savoini era il perno della redazione politica.

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E Moncalvo, che cacciò Savoini dal giornale, a Report spiega che Matteo Salvini è una “creatura” di Savoini. Quello tra i due era all’epoca «un rapporto di grande complicità, di grande familiarità, li definirei due autentici compagni di merende. Uno dava l’impressione, millantando secondo me, di conoscere personalità internazionali, lui dava questa patina culturale che mancava a Salvini». Alla domanda sul perché Salvini abbia scelto proprio Savoini come portavoce Moncalvo risponde che «Savoini ha impostato Salvini, è una sua creatura, lo ha formato come se fosse  una massa di argilla». Vale la pena di ricordare qui che quello tra l’ex direttore de La Padania e l’attuale Segretario della Lega fu invece un rapporto contrastato, soprattutto quando Moncalvo accusò Salvini di essere un assenteista (una costante a quanto pare).

Le foto di Hitler e la simbologia nazista a La Padania

Ma cosa faceva Savoini alla Padania? Una spiegazione la dà Claudio Gatti nel suo libro “I demoni di Salvini” dove racconta della “più clamorosa infiltrazione politica nella storia italiana”. Quale? Quella dei neonazisti e postnazisti che sono entrati nella Lega Nord. L’episodio simbolo è la famosa foto della redazione politica del quotidiano del partito di Bossi, con la foto di quella che era la scrivania di Savoini che fu oggetto di un articolo de La Stampa. Sul monitor sono disegnate col pennarello delle rune, un chiaro riferimento ad un certo tipo di simbologia ampiamente sfruttata durante il nazismo. Un gesto ingenuo, da “ragazzino” che tagga la sua cameretta.

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Ma su un armadio si nota anche una foto di Pio Filippani Ronconi, tenente delle SS durante la Seconda Guerra Mondiale. E la foto è appunto quella di Filippani con l’uniforme delle Waffen SS. E non finisce qui: Report pubblica altri due documenti “iconografici” dell’epoca. Una è la foto di Savoini a cena con un collega, in basso nella cornice è infilata la testolina – ritagliata da chissà dove – di Adolf Hitler.

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Il secondo “documento” è un disegno a penna dello stemma della Germania nazista, e un acronimo “G.E.P.A.P.O.” una parola che richiama quello della Gestapo, la polizia segreta del Terzo Reich. Al posto della svastica l’aquila nazista è appollaiata su quello che sembra essere un Sole delle Alpi stilizzato, il simbolo della Padania. Sotto si legge “Allgemeine Sichereit Dienst (Mailand)”: il Sicherheitsdienst era il servizio segreto delle SS. Cosa significa tutto questo? Sono goliardate oppure un modo per affermare la propria identità? E possibile che Salvini – che in quegli anni lavorava proprio alla Padania – non abbia mai avuto alcun sospetto sulle simpatie neonaziste di Savoini?

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Moncalvo e altri colleghi della redazione se ne erano accorti già all’inizio degli anni Duemila e non hanno dubbi su chi comandasse in quell’ufficio: «nella stanza erano in cinque o sei, ma se appiccicavano un poster, mettevano una scritta o muovevano foglia era lui a volerlo. Era un nazista, seppur mimetizzato da democristiano», racconta ne I demoni di Salvini. Per Claudio Gatti Savoini è nientemeno che «l’ispiratore occulto della prima svolta postnazista della Lega nell’era di Bossi e il manovratore della seconda, ancora più drammatica, nell’era di Salvini». Gatti ha esplorato a fondo il sottobosco e i “cespugli” della destra milanese, scoprendo che il nome dell’ex portavoce di Salvini spunta sempre fuori, magari non come membro attivo ma come persona vicina a certi circoli: al gruppo Orion di Maurizio Murelli (condannato a 18 anni per gli scontri del giovedì nero di Milano che nel 1973 portarono alla morte dell’agente di polizia Antonio Marino) al circolo Ideogramma, con il quale invece aveva avuto rapporti diretti un altro leghista di peso: Mario Borghezio per nulla imbarazzato qualche settimana fa al funerale di Stefano Delle Chiaie, salutato da una selva di braccia tese all’uscita dalla chiesa. Murelli racconta a Gatti che nel lontano 1992 c’è anche Gianluca Savoini ad accogliere Aleksandr Dugin per una conferenza a Le Stelline. Dugin è il filosofo e pensatore russo sostenitori di Putin e considerato l’ideologo della nuova Russia dei nazbol, i nazional-bolscevichi, quella difesa da Salvini (e Savoini).

Come la Lega è diventata un partito sovranista di destra

E secondo Gianluca Marchi, il primo direttore de La Padania fu proprio Borghezio a introdurre Savoini nel giornale della Lega. «Penso sia stato l’entourage di Borghezio, perché lui veniva da lì», ha dichiarato a Gatti. Ma in cosa è consistito il “lavoro” di contaminazione ideologica di Savoini e degli altri postnazisti della Lega? Dal libro di Gatti emerge come dopo la fine del sogno indipendentista e della secessione della Padania quel gruppo di leghisti di destra abbia abilmente riorientato le politiche leghiste in senso “sovranista”.

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Salvini nel 2014 contro “l’invasione” degli immigrati. La foto è scattata sulla Piazza Rossa a Mosca

Non più la secessione del Nord ma una lotta contro mondialismo, globalizzazione, Nuovo Ordine Mondiale (e alleanze con una certa destra europea, come quella di Haider in Austria) sintetizzato già in una pubblicazione della Padania datata 1998 dal titolo Padania, identità e società multirazziali che tratteggia con quindici anni di anticipo quella che sarà la politica di Salvini: quella di lotta contro l’invasione degli immigrati e contro la sostituzione etnica e la sostituzione di popolo. Concetti che – come abbiamo fatto notare più volte – sono caratteristici del linguaggio dei suprematisti bianchi e della destra nazionalista postnazista.

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