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Quando Virginia Raggi si vantava per i Mercati Generali

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L’arresto di Marcello De Vito per corruzione è dovuto al fatto che, secondo l’accusa, il presidente dell’Assemblea Capitolina sfruttando le relazioni che aveva in Campidoglio si era fatto promettere dai due imprenditori 110mila euro in cambio del suo interessamento con il pubblico ufficiale incaricato di approvare il progetto di riqualificazione degli ex mercati generali di Ostiense.

Quando Virginia Raggi si vantava per i Mercati Generali

De Vito e l’avvocato Camillo Mezzacapo (anche lui finito in carcere), persona vicina al presidente dall’assemblea capitolina, hanno percepito dalla società Silvano Toti Holding spa 48mila euro. Oltre a Mezzacapo e De Vito sono stati arrestati (in questo caso ai domiciliari) l’architetto Fortunato Pititto e Gianluca Bardelli. Mentre risultano indagati a piede libero gli imprenditori Toti, l’avvocato Virginia Vecchiarelli, Sara Scarpari amministratore della società Mdl srl (riconducibile a De Vito e Mezzacapo) e l’immobiliarista Giuseppe Statuto a capo dell’omonimo gruppo imprenditoriale.

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E proprio i Mercati Generali a Ostiense sono stati l’oggetto di una clamorosa giravolta del MoVimento 5 Stelle Roma all’VIII Municipio: sui Mercati Generali si era scatenata la guerra che aveva portato allo scioglimento dell’VIII Municipio, con tanto di polemiche fratricide all’interno del MoVimento. La maggioranza dei consiglieri eletti all’epoca non era assolutamente d’accordo con l’ok di massima al progetto che era arrivato dal municipio e dal comune e avrebbe voluto uno stravolgimento importante del progetto. Che nei fatti non è avvenuto. Ad esempio Chiara Pascolini, consigliera all’VII, si diceva che la parte commerciale, “cioè i privati che lucrano grazie ai soldi pubblici, ovvero la morte delle piccole e medie attività commerciali e artigianali presenti sul territorio“, era del 45%. Ovvero la stessa percentuale assicurata al progetto a cui oggi la Giunta Raggi ha dato ufficialmente l’ok.

Virginia Raggi e l’entusiasmo per i Mercati Generali

Il 22 settembre scorso la sindaca Virginia Raggi e l’assessore all’Urbanistica Luca Montuori convocarono una conferenza stampa per annunciare l’accordo con il gruppo Toti per i Mercati Generali all’Ostiense. Il nuovo accordo tra Comune e costruttori assegnava al terziario il 12% degli spazi (nel progetto originale era meno della metà), togliendo spazi alla cultura, mentre al commerciale va il 45% (rispetto al 41% iniziale). L’accordo siglato prevedeva tra le altre cose: l’obbligo di completare le opere di carattere pubblico contemporaneamente a quelle di carattere privato e di consegnare la parte pubblica entro 30 mesi dall’approvazione del progetto esecutivo; l’obbligo di riconoscere il diritto di prelazione, entro 45 giorni dalla richiesta, per l’assegnazione degli spazi a uso culturale e tempo libero a canone calmierato in favore di soggetti individuati dall’amministrazione capitolina.

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Montuori aveva spiegato di aver lavorato all’interno del “progetto definitivo già passato in conferenza dei servizi. Rimetterlo in discussione avrebbe significato perdere molto altro tempo”. Il commerciale, aveva spiegato Montuori, rivestiva il 45% della superficie. Ma soprattutto Raggi e Montuori sembravano essere riusciti a superare le resistenze degli attivisti pentastellati che si erano messi di traverso al progetto. Famosa l’uscita dell’allora (poi ex) Presidente della commissione Urbanistica dell’VIII Municipio che voleva cassare il progetto per difendere l’ecosistema naturale e le papere e i germani che avevano preso residenza nell’area. Oggi per quella stessa operazione Marcello De Vito è in carcere.

Nell’inchiesta risultano indagati anche Pier Luigi e Claudio Toti, rispettivamente presidente e vicepresidente della holding di famiglia. I due imprenditori sono coinvolti nella vicenda legata all’appalto per gli ex mercati generali di Roma, nella zona Ostiense, di interesse della società Lamaro, legata ai due fratelli. Nel registro degli indagati c’è anche il nome di Giuseppe Statuto, nella veste di amministratore della Lux Holding. Il suo coinvolgimento si riferisce all’appalto della vecchia Stazione Trastevere attraverso la società Ippolito Nievo riconducibile a Statuto.

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