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Al Senato passa la fiducia: approvata la Manovra 2023

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Manovra 2023

Due voti in meno rispetto alla fiducia data a Giorgia Meloni in occasione della formazione del suo governo. Alla fine di settimane tribolate, ricche di polemiche non solo da parte delle opposizioni, la Manovra 2023 è legge. Questa mattina, sulla falsariga di quanto già accaduto diversi giorni fa a Montecitorio, la Legge di Bilancio per il prossimo anno (del valore complessivo di circa 35 miliardi di euro) è stata approvata da Senato.

Manovra 2023, passa la fiducia al Senato con 107 voti

I voti a favore sono stati 107 (furono 109 i senatori che diedero la fiducia a Giorgia Meloni all’inizio della legislatura), mentre le opposizioni (69 contrari) compatte hanno votato no. Un solo senatore ha deciso di astenersi. La lunga maratona, dunque, si è conclusa. Dalle lunghissime sedute notturne della Commissione Bilancio alla Camera, passando per le polemiche su provvedimenti annunciati (previsti nel testo base approvato dal Consiglio dei Ministri) – come quello sullo stop alle sanzioni per i commercianti che non accettano pagamenti elettronici (con il POS) sotto i 60 euro -, fino ad arrivare ai tempi ristrettissimi per l’approvazione, con il ricorso al voto di fiducia che l’attuale Presidente del Consiglio aveva sempre contestato agli altri esecutivi.

La Manovra 2023 approvata in via definitiva dal Senato prevede l’utilizzo di 21 miliardi (sui 35 complessivi stanziati) per quel che riguarda il caro bollette e l’aumento dei costi dell’energia. Provvedimenti che, però, hanno una scadenza inferiore all’anno venturo e che serviranno a coprire – nella speranza che la guerra in Ucraina possa terminare presto, ristabilendo non solo la pace, ma anche un equilibrio per quel che concerne il reperimento e lo stoccaggio di risorse energetiche – poco più del primo trimestre dell’anno che sta per iniziare.

I restanti 14 miliardi serviranno per l’aumento (a 600 euro e non a mille euro come promesso in campagna elettorale da Forza Italia) delle pensioni minime per gli over 75, alla riforma parzialissima e transitoria della legge Fornero con “quota 103”, al condono e mini-stralcio di parte delle cartelle esattoriali, passando per il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti (confermato quello in essere del 2% per chi ha redditi fino a 35mila euro, portato al 3% per chi guadagna meno di 25mila euro l’anno), fino ad arrivare alla Flat Tax per i lavoratori autonomi al 15% a cui è stata alzata la soglia massima di reddito (da 65mila a 85mila).

(Foto IPP/Gioia Botteghi)