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Covid, tampone obbligatorio per chi arriva dalla Cina: la decisione dopo i numeri allarmanti di Pechino

Asia Buconi|

tamponi cina

Almeno 5000 morti e oltre un milione di contagi al giorno in Cina, dove il Covid non smette di impensierire con le sue disastrose conseguenze. Dopo la decisione della Regione Lombardia e della Regione Lazio, adesso in tutta Italia sarà richiesto il tampone molecolare per i passeggeri in arrivo dal Dragone, dove la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente in vista del Capodanno cinese, la festa più importante dell’anno che porterà milioni di persone a spostarsi per raggiungere amici e parenti dentro o fuori il Paese.

Nel dare la notizia, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha spiegato che la misura in questione sarà “indispensabile per garantire la sorveglianza e l’individuazione di eventuali varianti del virus al fine di tutelare la popolazione italiana”.

Il rischio, neanche troppo remoto, è che il via libera concesso dal Governo cinese dopo le proteste contro le restrizioni delle ultime settimane si trasformi in un vero e proprio disastro globale, specie in vista dello stop alla quarantena che entrerà in vigore a partire dall’8 gennaio.

Cina, la fine della politica “zero Covid” dopo le proteste

A inizio dicembre il Governo di Pechino ha abolito definitivamente la politica “zero Covid”, ovvero le rigide norme di contenimento del virus. Una decisione dovuta alle proteste dei cittadini, in nome di quell’antico timore che il malcontento dilgante potesse portare a avvenimenti simili a quelli che scaturirono nel 1989 dai moti di piazza Tienanmen.

Qualche giorno fa le autorità cinesi hanno smesso di diffondere i dati sui contagi da Covid-19, il che rende piuttosto difficile comprendere la reale gravità della situazione. In ogni caso, i numeri che circolano sono a dir poco preoccupanti: la società di ricerca britannica Airfinity parla di un milione di nuovi casi e almeno 5mila morti di Covid al giorno in Cina. Insomma: quasi 1 cinese su 5 risulterebbe positivo e le terapie intensive già sarebbero sature.

Covid, Cina nel caos: il timore di una nuova variante più aggressiva e diffusiva

La preoccupazione principale, adesso, è che l’enormità dei contagi possa favorire la generazione di varianti di Covid più letali, che potrebbero oltrepassare i confini cinesi e diffondersi in tutto il mondo. La probabilità di comparsa di varianti significative (più contagiose e patogene), infatti, cresce al crescere dei contagi. E le proiezioni in Cina parlano di numeri impressionanti: 3,7 milioni di casi al giorno a metà gennaio, 4,2 milioni al giorno a marzo. “È come una slot machine – ha spiegato l’epidemiologo Paolo Bonanni – più tentativi vengono fatti, più è elevata la probabilità che emerga una combinazione più diffusiva o anche più aggressiva del virus”.

L’altro allarme lo ha lanciato l’Oms: la popolazione cinese, a causa della politica “zero Covid”, è sostanzialmente “naive”, ovvero ha poca immunità al virus non essendo quasi mai stata esposta ad esso. A questo, bisogna aggiungere il fatto che la popolazione sia stata poco vaccinata (solo il 20% degli over-80, ad esempio), tra l’altro con sieri come Sinopharm e Coronavac, meno efficaci di quelli europei o statunitensi. Stando alle stime riportate dal Corriere, solo il 25% della popolazione del Dragone avrebbe un qualche grado di immunità (basti pensare che in Italia questo dato è all’84,4%).

L’altro allarme dell’epidemiologo Bonanni è che la nuova variante proveniente dalla Cina potrebbe essere molto distante dal ceppo Omicron e quindi resistente ai vaccini fino ad oggi disponibili: “Ci troveremmo allora in una situazione più pericolosa – ha spiegato l’esperto – che ci potrebbe portare a livelli di malattia grave, ospedalizzazione e morte che non conoscevamo da tempo”.