Opinioni

Nel derby tra Italia e Francia sulla pelle dei migranti, l’unico credibile è il Presidente della Repubblica Mattarella

Lorenzo Tosa|

mattarella migranti

Sul caso Italia-Francia si è detto tutto e il contrario di tutto, come fosse un derby. Ma non è una partita di calcio, in gioco c’è la pelle, la vita delle persone, gli ultimi tra gli ultimi.

E allora rimettiamo un attimo giù le cose come stanno, giusto per chiarezza, al di fuori della propaganda e del tifo.

1) La destra sovran-meloniana sta cercando di convincere milioni di italiani di essere minacciati da presunte invasioni di immigrati pronti a portarci via lavoro e tradizioni e a dare via una non meglio identificata “sostituzione etnica”.

Poi vai a vedere i numeri (quelli veri) e scopri che l’Italia ha ricevuto, nell’ultimo anno e mezzo, meno di 100.000 richieste d’asilo. Nello stesso periodo la Francia ne ha ricevute 224.000, la Germania 150.000 nel solo 2021, e siamo 15esimi in Europa nel rapporto tra richiedenti asilo e abitanti (fonte: Eurostat).

Insomma, stiamo parlando del nulla mischiato col niente. Al solito.

2) Non per questo dobbiamo accettare acriticamente lezioni dalla Francia. Che ha un numero di richieste d’asilo infinitamente superiore all’Italia, ma non è che si sia mai  particolarmente distinta in umanità e accoglienza (vedi i casi ignobili di Calais e Ventimiglia).

3) Quando uno Stato, come la Francia, per sostenere le proprie ragioni, ne ricatta un altro minacciando per ripicca di smettere di accogliere esseri umani, sta facendo né più né meno quello che (giustamente) contesta all’Italia e al governo Meloni.
Non si usano le sofferenze di donne, uomini e bambini come arma di negoziazione politica. Altrimenti, nell’ansia di combattere Meloni, si diventa come lei.

4) Rivendico il diritto di contestare duramente il duo “dema e gogo” Meloni e Salvini senza per questo avallare chiunque li contesti a parole (meno nei fatti).

5) Infine, lasciatemelo dire, menomale che c’è, ancora una volta, San Sergio Mattarella a riparare i danni immani politici e internazionali prodotti da Meloni, a telefonare a Macron, a trattare, a mediare senza cedere di un millimetro (ricordate la strigliata a Lagarde?), a ricucire, a metterci una pezza con un’autorevolezza, una credibilità, un senso delle istituzioni che IL Presidente del Consiglio non avrà in dieci vite.

Siamo fortunati ad averlo lì, al suo posto, in questo momento storico.

Questo è, questo dovremmo avere il coraggio di dire. Combattiamo le idee aberranti, a prescindere da chi le esprime, altrimenti non è politica, si chiama tifo. E sappiamo già come va a finire.