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Il no categorico di Meloni al Mes: "L'Italia non accede, firmo col sangue"

Asia Buconi|

meloni mes

Oggi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è volata in Iraq per fare visita ai militari italiani, proprio dopo aver rilasciato ieri la prima intervista televisiva da capo dell’esecutivo ospite a Porta a Porta su Rai 1. Da Bruno Vespa, la Premier ha parlato dei punti più caldi del momento, difendendo a spada tratta la Manovra e ribadendo la sua chiusura assoluta al Mes, il fondo salva stati, sulla cui ratifica l’ultima parola spetterà comunque al Parlamento.

Meloni chiude al Mes, ma apre alla ratifica

“Finché io conto qualcosa l’Italia non accederà al Mes, lo posso firmare col sangue”, ha detto Meloni senza mezzi termini. Ma sulla ratifica del fondo salva stati, la Premier è stata più cauta, nella consapevolezza che un rifiuto potrebbe isolare l’Italia in Europa: “Se siamo gli unici che non approvano la riforma – ha detto Meloni – blocchiamo anche gli altri”. Anche se la ratifica, ha aggiunto la prima di Palazzo Chigi, “non è un grande tema”.

Il problema, piuttosto, è che per Meloni questo strumento sia “troppo poco utile” al punto che “non lo ha mai utilizzato nessuno”. “Perché teniamo migliaia di fondi bloccati? Perché le condizionalità sono troppo stringenti – ha argomentato Meloni – e perché il Mes è un creditore privilegiato e questo comporta un problema sui titoli di Stato”. Per questo ora l’obiettivo è “parlare col direttore del Mes per capire se c’è un modo per farlo diventare utile” magari “con minori condizionalità per qualcuno senza il rischio di essere un cappio al collo”.

Le parole di Giorgia Meloni sulla frizione con Parigi e sul Rdc a Porta a Porta

Ospite da Bruno Vespa, la Premier Giorgia Meloni ha anche parlato delle recenti tensioni con la Francia di Macron sulle navi Ong, definite una “frizione” che è pronta a rivendicare perché la “molto risentita” reazione di Parigi è stata spia di un “tacito accordo”, ovvero che l’Italia dovesse essere “l’unico porto di approdo in Europa”. Anche per il futuro, dunque, si procederà con la linea dura.

Tra le altre cose, la Presidente del Consiglio ha pure difeso i forti ridimensionamenti al Reddito di Cittadinanza contenuti in Manovra, già rivendicati ieri dal sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali leghista Claudio Durigon. Meloni ha ribadito che lo Stato non può “pagare” chi aspetta “il lavoro dei sogni” e che “i lavori dignitosi ci sono e si trovano”, come lei stessa ha potuto sperimentare quando si è trovata a lavorare come “cameriera” nonostante volesse fare l’interprete. Secondo la Premier, ora quei posti sono scoperti perché manca “la volontà”.