Editoriale

Criticare Meloni per la figlia al G20 è molto più patriarcale di quanto crediate (oltreché un clamoroso regalo)

Lorenzo Tosa|

giorgia meloni migranti

Di tutte le questioni enormi e sacrosante su cui si può contrastare politicamente Giorgia Meloni, c’è chi ha la brillante idea di farlo sull’unica cosa su cui è assolutamente inattaccabile: la presenza della figlia di 6 anni al G20 di Bali. In nome di un malinteso femminismo, si rimprovera la Presidente del Consiglio per aver fatto quello per cui per anni non solo abbiamo lottato – la possibilità di conciliare maternità e ruoli di potere – ma, proprio in questi giorni, legiferato per consentire alle parlamentari di allattare in aula. Finalmente.

Giorgia Meloni e il sacrosanto diritto di essere Presidente e madre

Mentre celebriamo Ursula von der Leyen e i suoi sette figli come esempio di progresso, critichiamo una donna per il suo diritto a gestire il suo essere leader e madre nel modo in cui crede, prendendo le scelte che ritiene, in autonomia, senza che nessuno si possa permettere di dire cosa è giusto e cosa sbagliato, al di fuori delle sue (spesso aberranti) idee politiche. E invece no.
Invece per qualcuno una donna leader, per equipararsi davvero a un uomo, dovrebbe lasciare la bambina a casa.

Siamo a un cortocircuito tale che, nell’ansia di combattere il patriarcato tossico, finiamo per estenderlo anche alle donne: invece di lottare per la parità di genere genitoriale, per l’estensione della paternità, perché i padri possano e debbano fare i padri, preferiamo donne che, per il lavoro, smettano di fare le madri. In questo, finalmente e totalmente simili, ai loro omologhi maschili. Che grande conquista. Il tutto facendole, per altro, il favore enorme di renderla ancora una volta vittima e martire, di spostare l’attenzione da tutto quello su cui sta inanellando silenzi o disastri, protetta – lì sì – dalla compiacenza dei media unificati, dal caro-bollette ai diritti civili, dai migranti alla diplomazia, al fisco.

Invece di prendersela con chi ha la fortuna e la possibilità di farlo, piuttosto preoccupiamoci di estendere questo diritto alle milioni di donne e madri che, invece, questa possibilità non ce l’hanno, pretendendo che la maternità non sia più un handicap, non implichi una rinuncia alla carriera, un motivo di licenziamento, uno stipendio dimezzato. Giorgia Meloni è criticabile per milioni di ragioni politiche, umane e civili, senza bisogno di inventarsene una dove non esiste.
Altrimenti, quando servirà, quando servirà davvero (qui e ora), correremo il rischio di non essere credibili.

(Foto IPP/ACGE/Alfonso Cannavacciuolo)