Opinioni

Il professore di Pontedera ha sbagliato, i genitori dei bulli hanno fallito

Lorenzo Tosa|

professore sferra pugno pontedera

Ho appena visto il video del professore che colpisce con un pugno uno studente che lo stava deridendo, in una scuola di Pontedera.

È un’immagine che ferisce profondamente, e non certo solo per il pugno, che altro non è se non l’epilogo di una scena che fa male anche solo dover associare alla scuola pubblica.

Intendiamoci, no, in alcun modo un professore che alza le mani su uno studente in una classe scolastica può essere giustificato. Farlo significa accettare la violenza come strumento, come reazione, di più, come metodo educativo, perché tutto quello che fa, dice o mostra un professore in classe è, a tutti gli effetti, didattica. A maggior ragione, se l’autore è un professionista adulto e chi lo riceve un minorenne che dovrebbe essere lì per imparare.

Con altrettanta forza, fa male vedere ragazzi di 12-13 anni che bullizzano un professore, che si sentono padroni delle fragilità altrui, che, quasi in un rituale, filmano le prove delle loro “imprese” allo scopo di mostrarle, di diffonderle, di ostentare un potere.

Ciò giustifica lo scatto d’ira? No, e non può essere tollerato.
Ma in qualche modo lo contestualizza, lo spiega sotto altri punti di vista, e ci racconta di una scuola (non tutte per fortuna) in cui per gli insegnanti è diventato come entrare in trincea, costretti a lottare solo per essere presi sul serio e infine anche con quei genitori che difendono i figli sempre e comunque, a qualunque costo, e spesso sono molto peggio di loro.
E, se non hai la struttura emotiva per reggere a tutto questo, allora a un certo punto finisci per cadere, per sbagliare, per abbassarti a quel livello (o peggio).

Io, sapete, la solidarietà non la do a un professore che alza le mani (anche se è umanamente comprensibile), ma la voglio dare a quelle migliaia di insegnanti che, ogni giorno, come lui, si ritrovano a dover avere a che fare con maleducazione galoppante, inciviltà, il branco e le sue “regole”, bullismo e vero e proprio e, nonostante questo, restano lì, al loro posto, con dignità e senso del dovere, a fare il loro mestiere, a presidiare il loro metro quadrato di civiltà e democrazia, a fare la propria parte per il Paese, abbandonati, sottopagati, privi di ogni riconoscimento o tutela.

È a loro che penso quando vedo questa scena. Voglio dirvi grazie per quello che fate, solo questo.