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Lotito, Preziosi e Mediaset nell'inchiesta su Infront

La Guardia di Finanza ha perquisito ieri le sedi di alcune società di calcio nell’ambito dell’indagine in cui la procura di Milano ipotizza i reati di turbativa d’asta, turbata libertà degli incanti e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza, in relazione alla compravendita dei diritti televisivi. Le perquisizioni risalgono a venerdì scorso quando le Fiamme Gialle si sono presentate anche nella sede milanese della Lega Calcio con un ordine di esibizione di documenti. Tra gli indagati Infront, la società di Marco Bogarelli, consulente della Lega Calcio. L’inchiesta ha già portato a un arresto, quello di Andrea Baroni, accusato di riciclaggio. Da questa inchiesta nascono altri fascicoli che interessano il calcio, dove si ipotizza che alcuni club abbiano effettuato operazioni finanziarie al fine di abbellire i bilanci. Qui si inserisce anche la vicenda dei diritti tv dove Infront è accusata di turbativa d’asta. Ma tra gli indagati ci sono anche uomini del calcio italiano: i presidenti di Genoa e Bari, Enrico Preziosi e Gianluca Paparesta, sono indagati a Milano con l’accusa di aver abbellito i bilanci grazie a Infront. Sotto inchiesta anche Claudio Lotito per aver ostacolato l’attività della Covisoc, l’organo di vigilanza sui bilanci delle società.
 

Lotito, Preziosi e Mediaset nell’inchiesta su Infront

Le accuse di doping finanziario sono arrivate a Paparesta, che avrebbe venduto il secondo sponsor della maglia del Bari a Infront per la cifra di 470mila euro allo scopo di pagare gli stipendi del Bari appena acquistato… con i soldi di Infront, che aveva anticipato all’ex arbitro anche i liquidi per l’acquisto della società pugliese con la vendita anticipata dei diritti tv per più stagioni. Preziosi, invece, già condannato per altre situazioni simili a questa, avrebbe ricevuto in tre tranche un totale di 15 milioni come prestito personale a tasso agevolato (il 4%) per non far fallire il suo Genoa. Infine, c’è l’onnipresente Lotito. Raccontano oggi Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella sul Corriere della Sera:

Per due di queste operazioni di doping finanziario sono indagati per l’ipotesi di «ostacolo all’attività di vigilanza», insieme a Bogarelli, i presidenti del Bari in serie B, Gianluca Paparesta, e del Genova in serie A, Enrico Preziosi, la cui squadra si sarebbe giovata di una balsamica trasfusione finanziaria da 15 milioni in tre rate. «Il Genoa è una delle squadre perquisite ma siamo tranquillissimi — commenta Preziosi —: i soldi che servivano al nostro bilancio li ha messi l’azionista di riferimento, cioè io». Più contenuta la stampella finanziaria per il Bari: quasi 500.000 euro arrivati da Infront come sponsorizzazione della seconda maglia del Bari con modalità di cui Paparesta rivendica la linearità, ma nelle quali per i pm un ruolo deve avere avuto anche Claudio Lotito, il presidente della Lazio e componente del Consiglio Federale della Figc, visto che per questa vicenda anch’egli è indagato per «ostacolo all’attività di vigilanza» di Covisoc.
Lotito entra dunque nell’inchiesta per questa ragione e non, invece, per il suo ruolo in eventuali irregolarità dell’asta primaverile per i diritti tv dei campionati di A e B, che lui stesso ha evocato nella conversazione registrata e consegnata mesi fa alla magistratura da Pino Iodice, direttore generale dell’Ischia Isolaverde. In quella telefonata, per la quale il procuratore sportivo della Figc Stefano Palazzi ha già disposto l’archiviazione di Lotito mentre in Procura a Napoli pende ancora un’inchiesta per tentata estorsione, il presidente della Lazio si vantava: «…Perché io quando vado a vendere i diritti televisivi, che abbiamo portato a 1,2 miliardi grazie alla mia bravura, sono riuscito a mettere d’accordo Sky e Mediaset, in 10 anni mai nessuno…, fra 3 anni se ci abbiamo Latina, Frosinone chi cavolo li compra i diritti? Manco sanno che esiste, Frosinone…».
Su questa gara per i diritti tv esiste sì a Milano un filone dei pm Filippini-Pellicano-Polizzi, ma cosa pensi il pool coordinato dall’aggiunto Giulia Perrotti lo si ricava per adesso solo dalle scarne perquisizioni in cui finora non compaiono indagati di Lega Calcio o di Sky, mentre la Infront di Bogarelli è accusata, con i dirigenti di Rti (gruppo Mediaset) Marco Giordani e Giorgio Giovetti, d’aver turbato l’asta e, prima, il procedimento di scelta del contraente.

 

Baroni e Mediaset

Tre giorni fa, quindi – quando con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro frutto di evasione fiscale di clienti italiani, è stato arrestato Andrea Baroni, fiscalista e tra i soci della Tax and Finance (T&F), società di consulenza fiscale di diritto inglese con sede operativa a Lugano e con uffici in tutto il mondo – l’operazione delle Fiamme Gialle è stata ben più ampia di quanto emerso finora. Come è già venuto a galla quello stesso giorno, si sono presentate nella sede milanese della Lega Calcio con un ordine di esibizione di documenti nel quale si ipotizza a carico di Infront, advisor della stessa Lega Calcio nella vendita dei diritti televisivi per i campionati 2015/2017, del numero uno della società, Marco Bolgarelli e di alcuni manager e due dirigenti di Rti (gruppo Mediaset) i reati di turbativa d’asta e turbata libertà degli incanti, in relazione all’operazione che risale tra l’aprile e il maggio scorsi. Ordine di esibizione che riguarderebbe anche Baroni, il cui nome si intreccia con la stessa Infront, società che gestisce appunto i diritti sportivi e che risulta essere tra i clienti della T&F. Il ruolo di Mediaset e Infront nell’asta viene spiegato oggi da Giuliano Foschini su Repubblica:

Per questo motivo, in molti, soprattutto a Sky, storsero il naso quando Infront venne scelta come advisor della Lega (il cui presidente era Galliani) per i diritti tv. Temevano favoritismi nei confronti di Mediaset. Timori che si rivelarono fondati. L’asta venne vinta da Sky, ciononostante, facendo leva su alcune zone grigie della Legge Melandri, Bogarelli convinse la Lega a non assegnare quei diritti così come risultato dall’asta, ma a ripartirli tra Sky e Mediaset, modificando a posteriori lo schema dell’assegnazione originaria. Ma come fece Bogarelli a convincere la Lega Calcio che, tra l’altro, per effetto di quella ripartizione ha anche guadagnato meno? E qui arriva la seconda parte dell’inchiesta della procura di Milano. I finanzieri dopo la visita a Mediaset sono infatti andati a fare visita presso le sedi del Genoa e del Bari Calcio nonché in quella della Mp&Silva, di Riccardo Silva, gestore dei diritti per l’estero e anche lui considerato uomo vicino a Fininvest. Cercavano le prove di alcuni pagamenti indebiti fatti da Infront e lo stesso Silva, per aiutare i due club in difficoltà economiche ad aggirare la vigilanza della Covisoc ed iscriversi senza problemi al campionato (di qui l’indagine per ostacolo all’autorità di vigilanza).
La procura nel motivare questa perquisizione sembra descrivere quello di Infront come un “sistema”. La società–scrivono i pm- oltre al ruolo di advisor per la Lega, gestisce il marketing di alcune tra le più importanti squadre di calcio, tra le quali “l’Ac Milan,la Lazio,il Genoa e la Sampdoria”. Ovvero, Adriano Galliani, Claudio Lotito, Enrico Preziosi e Massimo Ferrero. Un quartetto di club, e di presidenti, che rappresenterebbe il nocciolo duro della sponda istituzionale di Bogarelli. Nocciolo intorno al quale, come le cronache raccontano puntualmente, si catalizzano regolarmente decine di altri piccoli e grandi club – spesso in difficoltà economica, come il Bari. Gli stessi club che, tutti insieme,hanno votato Maurizio Beretta presidente della Confindustria del Pallone, Carlo Tavecchio presidente della Federcalcio. Gli stessi che di votazione in votazione, di asta in asta, si ritrovano sempre tutti d’accordo.