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Perché la politica trema per le accuse a Romeo

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Alfredo Romeo non è in grado di contenere «lo stimolo criminale anche in relazione ad una messe di affari che stabilmente ruota attorno alla corruzione e alle tangenti, probabilmente alle frodi fiscali per acquisire la disponibilità delle provviste, al sistematico ricorso alla turbativa d’asta ai danni delle pubbliche amministrazioni». Per questo il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato l’arresto chiesto dalla procura di Roma per l’inchiesta sulla Consip che oggi coinvolge un ministro e il padre dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Le accuse ad Alfredo Romeo

L’indagine sugli appalti Consip, la centrale di spesa della pubblica amministrazione, nasce da una inchiesta della procura di Napoli relativa alle attività di Romeo (già coinvolto anni fa nella tangentopoli partenopea), condotta dai pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano, e coordinata dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice della DDA. L’iniziativa dei magistrati antimafia prende spunto dai presunti legami con clan della camorra di alcuni dipendenti della società di Romeo che gestisce il servizio di pulizia all’ospedale Cardarelli, la maggiore struttura sanitaria del sud Italia. Da una serie di intercettazioni i magistrati cominciano a tracciare il quadro di una corruzione diffusa e impregnata nel tessuto economico e politico, che però viene vanificata da una fuga di notizie che vede coinvolti, secondo i magistrati, l’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio e attuale ministro dello Sport, Luca Lotti, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette e il comandante dei carabinieri della Legione Toscana, generale Emanuele Saltalamacchia. Si indaga sull’appalto cosiddetto FM4, la gara di facility management del valore di 2,7 miliardi bandita nel 2004 e suddivisa in diversi lotti, tre dei quali potrebbero essere aggiudicati alla società dell’immobiliarista assieme ad altri. L’ipotesi di corruzione contestata a Romeo è relativa, secondo gli inquirenti, alla consegna di somme di denaro al dirigente Consip Marco Gasparri (anche lui indagato) per ottenere appalti “cuciti su misura”.  Secondo quanto accertato dalla procura di Roma le prime dazioni, occasionali, di danaro sono cominciate nel 2012, salvo diventare mensili a partire dal 2013. In cambio Gasparri garantiva a Romeo informazioni riservate sui bandi di gara, forniva consigli su come rispondere efficacemente in caso di contestazioni incidendo sulla par condicio nelle gare gestite da Consip. Il meccanismo è stato scoperto grazie ad intercettazioni telefoniche ed ambientali, ritenute dagli inquirenti di potentissimo valore probatorio, ma soprattutto la confessione dello stesso Gasparri.
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Ma nella rete non è caduto solo lui.  L’ex parlamentare di AN e del PDL Italo Bocchino, consulente di Alfredo Romeo, e Carlo Russo, imprenditore farmaceutico di Scandicci, amico di Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, sono indagati dalla procura di Roma per traffico di influenze. Le abitazioni di entrambi sono state perquisite dai carabinieri del Noe e dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Napoli. Per traffico di influenze è indagato lo stesso Tiziano Renzi. Russo è l’uomo che ha contattato Michele Emiliano.  Le intercettazioni, i pizzini recuperati in discarica, i documenti sequestrati e i due interrogatori di Gasparri avrebbero poi delineato i ruoli del ‘sistema’: Gasparri, si legge nell’ordinanza, “aveva il ruolo di ‘prototipatore‘ di bandi pubblici Consip al servizio di Romeo (che così lo definisce) mediante corruzione”, mentre l’ex parlamentare Italo Bocchino era “il ‘facilitatore’ degli interessi illeciti di Romeo” e il “lobbista dedicato al traffico illecito di influenze”. In questo contesto, dice ancora il giudice, “è evidente” che la lotta imprenditoriale per l’appalto Fm4 “sembra essere gestita, secondo la narrazione Gasparri-Bocchino-Romeo, a suon di tangenti, o mediante la ricerca di appoggi all’interno della cosiddetta alta politica al fine di indurre i vertici della Consip spa ad assecondare le mire dell’illecita concorrenza degli imprenditori più avvezzi a tali sistemi”. E secondo l’accusa dei pm “tra questi tre punti si colloca l’agire di taluni soggetti, su cui il Pm non ha oggi evidenziato imputazioni, attivissimi nel produrre accordi, veri o falsi, individuare referenti reali o supposti, stabilire tangenti effettive o ipotetiche, in un nodo che dovrà essere sciolto dall’accusa”.

Il “prototipatore” e gli appoggi nell’Alta Politica

C’è di più.  Romeo, retribuendo mensilmente il dirigente Consip, ha agito “per legittima difesa criminale”, secondo il GIP. Stando alle intercettazioni, l’imprenditore partenopeo foraggiava il potente dirigente della pubblica amministrazione “perché così fanno gli altri”. Di fatto, spiega Sturzo, “c’è una competizione criminale a chi corrompe meglio” e fa arrivare la tangente. Perché, come spiega lo stesso Bocchino, gli appalti “devono essere gestiti per favorire prevalentemente le cooperative in quanto rappresentano sia un bacino di voti dal quale poter attingere (a differenza dei grandi gruppi come Romeo) ed è anche e soprattutto un modo lecito per finanziare la politica e/o il politico di turno”: “…nelle audizioni addirittura il Ministro diceva… questo è il motivo per cui non è esplosa Consip, dopodiché… è chiaro che la politica ha il problema del territorio… perché un politico può venire da te – chiariva Bocchino – a chiederti 60mila euro che ti ha chiesto ‘omissis’ ma i mille pulitori sul territorio sono mille persone che danno 5mila euro ciascuno… sono mille persone che fanno un’assunzione ciascuno… sono mille persone che quando voti si chiamano i loro dipendenti… tu i tuoi dipendenti manco sai chi sono… non te li puoi chiamare per dire votate a tizio, a caio o sempronio nel tuo modello… no? Il pulitore che c’ha cento dipendenti, quello si chiama le cento famiglie e dice senti… a sindaco dobbiamo votare questo per questa ragione… quindi secondo me c’e’ una scelta politica… noi c’abbiamo la doppia spiga… la scelta politica e… il prezzo che tu devi pagare per la paginata che teme…. perché sei stato generoso quando lui non contava un c…. questa cosa qui fa sì che sostanzialmente … secondo me la logica loro è… Romeo”.
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Per questo la corruzione si faceva anche con i regali. In un rapporto dei carabinieri si fa cenno, in particolare, all'”utilizzo ricorrente” di “una struttura ischitana di proprietà di alcuni parenti del Romeo, formalmente a lui non riconducibile” e di “un albergo di sua proprietà”, utilizzati come “contropartita per ricompensare dell’opera svolta per suo conto””. Lo stesso rapporto cita anche “un soggiorno molto costoso (3.233 euro) presso l’Albergo Romeo offerto a Carlo Russo e alla sua compagna proprio da Romeo l’1 novembre 2015”, soggiorno attestato dal foglio recuperato in un centro di raccolta di rifiuti dell’AMA. E l’inchiesta ha subito anche altre fughe di notizie. Bocchino, scrive il pm, avrebbe “capacità di accedere ad informazioni riservate anche grazie al suo trascorso di deputato e membro del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti e con perduranti contatti con sedicenti ed effettivi appartenenti all’intelligence, nonché con politici e pubblici funzionari in posizione apicale”. “Presumibilmente anche grazie alla costante attività di relazione” di Bocchino, scrive il pubblico ministero, Romeo “ha avuto contezza di indagini sul proprio conto sicuramente già dal settembre 2016”.

Alfredo Romeo e il «massimo livello politico»

Proprio per questo dopo l’estate Romeo si sarebbe rivolto “al massimo livello politico” per ottenere informazioni su quanto accadeva in Consip. “Romeo ultimamente e cioè subito dopo l’estate – si legge nel verbale di Gasparri- mi disse che aveva fatto un intervento sui vertici della Consip attraverso il massimo livello politico; non mi disse chi era il politico o i politici presso i quali era intervenuto ma mi disse che si trattava del livello politico più alto e in proposito mi chiede se io avevo registrato, a seguito di tale suo intervento, un cambiamento di atteggiamento dell’AD di Consip Marroni nei suoi confronti”. Negli anni, si scrive in un’interrogazione del M5S di qualche tempo fa, Romeo ha finanziato molti politici: 25.000 euro per sostenere le elezioni politiche di Italo Bocchino (AN), 40.000 euro per Alleanza Nazionale, 50.000 euro per Goffredo Bettini (PD) per le elezioni politiche del 2013, 50.000 euro per Francesco Rutelli (PD) per le elezioni comunali 2008, 230.000 euro a Nicola Zingaretti (Pd) per le elezioni provinciali dei 2008, 98.000 euro per i Democratici di Sinistra nel 2006, 30.000 euro per Nicola Latorre (PD) per le politiche del 2013, 25.000 euro per il Centro Democratico per le politiche 2013 e 60.000 euro per la fondazione Big Bang di Matteo Renzi nel 2013.
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E poi c’è Carlo Russo, imprenditore di Scandicci perquisito questa mattina. Proprio su uno degli appunti scritti a mano da Romeo, e recuperati in una discarica di Roma, sarebbe stata trovata la prova di un soggiorno in un hotel di Ischia di Russo e sua moglie, Serafina Martella, nel novembre del 2015. Secondo gli inquirenti la struttura alberghiera, non riferibile direttamente a Romeo, sarebbe stata utilizzata da questi per ricambiare favori. Tuttavia stamani gli inquirenti si sarebbero concentrati sulla Rc Consulting, la società di Russo che ha sede nello stesso appartamento in cui il ‘facilitatore’ risiede con la famiglia.

Carlo Russo, Luca Lotti e Tiziano Renzi

La RC sarebbe l’ultima avventura di Russo, che in passato aveva aperto, senza fortuna, anche un centro benessere a Firenze e avrebbe avuto rapporti con il numero uno Consip, Marroni, ai tempi in cui questi era assessore regionale alla sanità e Russo aveva dato vita ad un’azienda di consegna a domicilio di farmaci. Amico di Tiziano Renzi, avrebbe sostenuto la campagna elettorale di Matteo con un contributo di 50 euro. Proprio Russo è il protagonista dell’articolo del Fatto a firma di Marco Lillo che chiama in causa Michele Emiliano. Alcune intercettazioni ambientali eseguite dal Noe dei carabinieri negli uffici dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, nell’estate del 2016, spiega il Fatto, svelano che:

1) Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi, propone a Romeo un affare immobiliare da realizzarsi col padre dell’ex premier in Puglia, per l’esattezza a Castro dove lo stesso Russo ha casa;
2) in quel contesto Russo si vanta con Romeo dei rapporti con Emiliano e con il viceministro allo Sviluppo economico, la pugliese Teresa Bellanova. Nella lunga conversazione intercettata dalNoe,su delegadeipmdi Napoli Henry John Woodcock e CelesteCarrano, Romeo cerca di “a ss old ar e” Russo per entrare, grazie a questo imprenditore farmaceutico di Scandicci, nelle grazie del padre di Matteo Renzi;
3) Russo, in quel giorno d’estate, racconta a Romeo, per accreditarsi, che la Bellanova è stata acasa sua più volteein quelcontestodice che anche Emiliano “sta venendo”o addirittura “sareb be già venuto”a trovarlo.
4) quando Romeo, con sorpresa, lo interrompe facendogli notare che il premier e il governatore avevano litigato, Russo aggiunge che papà Tiziano sta tentando di propiziare la pace e che per questo avrebbe fatto addirittura appostamenti vicino a casa di Emiliano per incontrarlo. Questo è quello che dice Russo a Romeo. Teresa Bellanova, invece, fa sapere – tramite l’ufficio stampa – di aver “mai visto né Carlo Russo né Tiziano Renzi né di essere entrata in una casa del Salento”.

Il governatore della Puglia racconta a Lillo di Russo e di presunti affari in Salento; Emiliano sostiene di aver saputo di questo Carlo Russo e di aver chiesto a Luca Lotti nell’ottobre 2014: ‘Conosci un certo Carlo Russo che sta venendo a Bari a ‘so stenermi’dicendo che è amico tuo e di Maria Elena Boschi?’ Lotti – dice ancora Emiliano – risponde laconico: ‘Lo conosciamo’. Allora io insisto con questo altro messaggio: ‘In che senso? Lo devo incontrare o lo devo evitare?’. E questa qui – racconta il governatore – è la risposta di Lotti: ‘Ha un buon giro ed è inserito nel mondo della farmaceutica. Se lo incontri per 10 minuti non perdi il tuo tempo’”. Alla fine Emiliano ha incontrato Russo e dice che questi si presentava come un rappresentante di Renzi; qualche tempo dopo, ad agosto, si ripresenta come “l’amico di Tiziano Renzi” e parla di un mandato a incontrarlo ricevuto da Renzi per fare la pace. Incontro che alla fine non si verifica. Emiliano precisa di non essere mai stato a casa di Russo. Russo e Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, “sfruttando le relazioni esistenti tra Tiziano Renzi e Luigi Marroni”, ad di Consip, “si facevano promettere indebitamente” “da Alfredo Romeo”, arrestato oggi, “che agiva previo concerto con Italo Bocchino, suo consulente, utilità a contenuto economico, consistenti nell’erogazione di somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni”, in relazione allo svolgimento di gare. Russo, Romeo, Tiziano Renzi e Bocchino sono indagati per il reato di concorso in traffico di influenze. In particolare, nel decreto di perquisizione emesso dalla procura di Roma, si legge come l’imprenditore, in concerto con il suo consigliere personale, “lautamente retribuito”, “si sia accordato con Carlo Russo (a fronte di ingenti somme di denaro promesse) … affinchè questi”, utilizzando le sue personali relazioni e quelle di Tiziano Renzi, “interferisca indebitamente sui pubblici ufficiali presso la Consip al fine di agevolare la società di cui Romeo è dominus”. Russo, in particolare, si legge nel decreto, avrebbe agito “utilizzando le proprie relazioni (di cui vi è prova diretta) e le relazioni di Tiziano Renzi (con il quale lo stesso Russo afferma di aver agito di concerto e al quale parimenti, da un appunto vergato dallo stesso Romeo, appare essere destinata parte della somma promessa)”.