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#SalviniNonMollare, come la propaganda della Lega vuole far credere di avere la maggioranza

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Matteo Salvini ha bisogno di voi. Ha un costante ed esasperante bisogno del suo popolo. Perché la forza di un leader politico italiano è direttamente proporzionale a quanti like, retweet e commenti ottiene sui social. Nel caso Salvini a dire il vero questo non dovrebbe essere necessario. In fondo il Capitano è stato incoronato leader dell’Europa dei Popoli alle elezioni europee del 26 maggio. E soprattutto è attualmente vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno.

Perché Salvini continua a lanciare l’hashtag #Salvininonmollare

Qualcuno potrebbe dire che il lavoro principale di Salvini in questo ultimo anno non è stato quello volto a risolvere i problemi degli italiani ma quello per guadagnare ulteriore consenso. Lo dimostra il tour elettorale che lo ha portato a parlare in decine e decine di piazze al prezzo di essere assente al Ministero, in Parlamento e ai vertici europei. Incredibilmente il problema di Salvini non è quello. Perché lo sanno tutti che nel 2019 si possono fare tante cose anche solo con lo smartphone. Il problema di Salvini è trasformare il 17% delle politiche del 2018 nel 34% delle europee. Una faccenda non da poco perché è con i voti del 2018 che Salvini è al governo. Il risultato delle europee invece oltre a non dargli parlamentari in più a Roma non serve praticamente a nulla a Bruxelles.

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Quali carte ha deciso di giocare la Lega? Quella di non chiedere nulla in cambio, non pretendere ministeri e sottosegretari e di mettersi a disposizione senza pretendere un rimpasto. Salvini il responsabile insomma. Ma non è vero, perché al tempo stesso Salvini ha iniziato a giocare al ministro della Difesa, a rilasciare dichiarazioni come se fosse il Presidente del Consiglio o il ministro dell’Economia. Bisogna quindi costruire quella che gli esperti chiamano una “narrazione”.

Capitano non mollare, la campagna social per rafforzare l’immagine di Salvini

Parte integrante di questa immagine che Salvini vuole dare ai suoi è quella di essere uno che sta facendo molti sforzi per il Paese. Non perché si tratta di un compito difficile il suo: il Capitano non si scoraggia certo di fronte alle difficoltà. Ma perché per colpa “degli attacchi” di Bruxelles”, dei mercati e diciamocelo pure del MoVimento 5 Stelle il nostro ha bisogno di tutto l’incoraggiamento possibile.

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Ecco quindi che lo staff della comunicazione del ministro, quello guidato da Luca Morisi e che gestisce la famosa “Bestia”, ha partorito un’altra delle sue idee geniali. Un semplice hashtag (da usare su Twitter, social dove Salvini non brilla) con scritto #SalviniNonMollare. È insomma il popolo che chiede direttamente a Salvini di continuare con la sua azione di governo senza se e senza ma. Poco importa che il popolo si sia già espresso poco più di un anno fa. La leadership politica (non solo di Salvini) ormai è un concetto sempre più fragile che quindi necessita di continue riconferme.

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Non potendo andare a votare tutti i santi giorni ci si deve accontentare dei plebisciti sui social. Vorrebbero farvi credere che si tratta di un consenso organico, ovvero qualcosa che si genera da sé perché espressione del sentimento popolare naturalmente presente in dosi massicce. Ma non è così. La scalata delle tendenze è aiutata da concorsi come il Vinci Salvini o da inserzioni pubblicitarie. Ecco quindi che su alcune app di news (come ad esempio quelle di ANSA) compaiono anche sponsorizzazioni. Negli articoli che parlano di Salvini la comunicazione della Lega piazza il bannerino che invita a cinguettare l’hashtag al grido di Capitano non mollare o Prima gli italiani. Qualcuno ha pensato fosse la pubblicità di una nuova App (ma quella lanciata da Salvini nel 2013 non esiste più) ma non è così. È semplicemente il tentativo di capitalizzare il vero talento di Salvini – quello di fare notizia ogni cosa dice – per poterlo usare per dare lo spin al motorino della propaganda. L’altra faccia della medaglia è che non è più importante quello che Salvini fa per gli italiani ma quello che dichiara di voler fare (una volta detto è come se fosse stato fatto). Allo stesso tempo la volontà popolare, quella certificata dalle urne che dà Salvini come partito di minoranza nel governo, non conta più. Perché conta il rumore che la Bestia è in grado di produrre. Con buona pace di quelli che dicono che si vogliono riappropriare della loro sovranità e non si accorgono che questa va esercitata nei modi previsti dalla Costituzione, non secondo le logiche della propaganda social. La vera domanda è: cosa se ne fa Salvini di tutti questi consensi?

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