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Perché Di Maio si è svegliato comunista

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Questa mattina Luigi Di Maio ha scoperto che il MoVimento 5 Stelle – quel partito né di destra né di sinistra – negli ultimi dieci mesi si è alleato con un partito di destra. Questo ha comportato per il partito fondato da Grillo e Casaleggio un avvicinamento alle posizioni sovraniste e sicuritarie della Lega. Soprattutto sui migranti. O meglio, Beppe Grillo prima e Di Maio poi con la storia delle ONG “taxi del mare” hanno sempre avuto una posizione molto chiara sul tema dell’immigrazione. Ma dieci giorni fa il Garante ha fatto sapere che «la lotta all’immigrazione è, possiamo dire, senza senso» e allora ecco che Di Maio cambia idea sui porti chiusi. Lo fa attaccando il suo alleato di governo che per l’occasione delle europee diventa il bersaglio politico principale del M5S. Tutto con un semplice obiettivo: convincere quanti più elettori (quelli meno svegli) possibile che il M5S è un partito di sinistra, anzi il partito di sinistra da votare il 26 maggio.

Dopo un anno al servizio della Lega Di Maio scopre che è di destra

Lo fa a tre giorni di distanza dall’intervista con cui Danilo Toninelli rivendica il successo dell’iniziativa che per tutti è “di Salvini”: «Salvini senza il sottoscritto non avrebbe potuto fare niente, ma io non vado in giro a dirlo, non mi importa nulla. Mi importa che ci sono meno morti, meno barconi che partono dalle coste della Libia». Sul Corriere della Sera di oggi invece Di Maio prima ha definito quella della chiusura dei porti una misura occasionale che però non servirebbe in caso di partenze in massa dalla Libia e poi chiede al suo collega vicepremier di convincere Orbán e i paesi del gruppo di Visegrad «ad accettare le quote di migranti che arrivano in Italia, visto che il Sud Italia è frontiera europea». Il vicepremier pentastellato scopre proprio in occasione delle elezioni europee che «non ci si può lamentare dei migranti se poi si stringono accordi con le stesse forze politiche che ci voltano le spalle».

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Curioso, visto che in Europa Di Maio ha stretto un accordo con i polacchi di Kukiz ’15 che in patria sostengono che la Polonia non possa essere obbligata ad accettare i migranti arrivati in altri paesi europei. Ma Di Maio non si ferma qui. Il 10 aprile Salvini ha annunciato che non parteciperà alle sfilate per le celebrazioni della Liberazione del Paese dal nazifascismo? Ecco che il Capo Politico del M5S fa sapere che lui il 25 aprile «è un giorno da ricordare» perché fa parte della storia dell’Italia e «non possiamo fregarcene». E non manca il Di Maio si propone come garante dell’unità nazionale che sull’autonomia per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna dice che «se qualcuno pensa di spaccare il Paese in due noi non ci stiamo». Il vicepremier poi attacca di nuovo Salvini e dichiara che sull’autonomia regionale «non ho ancora capito se ne devo parlare con Salvini o con Zaia».

Chi c’è dietro la “svolta a sinistra” di Di Maio?

È tutto da vedere se questa strategia riuscirà a convincere l’elettorato “di sinistra” del MoVimento 5 Stelle che Di Maio, l’alleato di Salvini, è diventato di sinistra dopo aver passato un anno a votare tutti i provvedimenti della Lega (non ultima la riforma della legittima difesa) e aver difeso qualsiasi scelta impopolare dicendo che “era nel contratto” e che quindi gli elettori dovevano farsela andare bene. Meno di un mese fa il M5S salvava Salvini in Aula al Senato oggi lo attacca come se fosse l’avversario da battere dicendo cose come «mi preoccupa l‘avanzata dell’estrema destra intollerante» e prendendosela con la “destra sfigata” che è andata al WFC di Verona. Ma chi è l’artefice di questo cambio di rotta, di questo “voltafaccia” di Di Maio?

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Il Segretario del Partito Comunista a 5 Stelle Luigi Di Mao incontra il Segretario del Partito Comunista cinese Xi Jinping

Si dice che questa raffinatissima strategia – che ricorda molto il gioco del poliziotto buono e poliziotto cattivo – sia il parto del nuovo spin doctor di Di Maio: Augusto Rubei. Giornalista, classe 1985, già autore di un blog sul Fatto Quotidiano, Rubei è stato il capo campagna di Virginia Raggi alle amministrative del 2016, quelle dove il MoVimento 5 Stelle ha conquistato il governo della Capitale. Un vincente insomma. Se non fosse che a Roma dopo il disastro di Marino il M5S avrebbe «vinto pure con il Gabibbo», come ha detto Marcello De Vito. E quando Rubei ha fatto il capo campagna per Roberta Lombardi alle regionali in Lazio le cose non sono andate poi tanto bene, visto che la faraona è arrivata terza, su tre. Lo spin doctor  a 5 Stelle però non è rimasto senza lavoro visto che è diventato portavoce del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta alla quale ha fatto fare una discreta figuraccia sulla questione degli F35 (a proposito di cavalli di battaglia del M5S “di sinistra”). La vera domanda quindi non è se Di Maio è di sinistra ma se qualcuno abboccherà all’ennesima pubblicità ingannevole del MoVimento 5 Stelle, quel partito post-ideologico il cui leader guarda a Berlinguer e ad Almirante contemporaneamente.

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