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Di Maio si accorge improvvisamente che i porti chiusi di Salvini non vanno

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In un’intervista rilasciata ad Emanuele Buzzi, cantore ufficiale delle gesta del MoVimento 5 Stelle sul Corriere della Sera, Luigi Di Maio lancia l’offensiva sui porti nei confronti di Matteo Salvini e lo attacca persino su Viktòr Orbàn. Ovvero, Di Maio sostiene ciò che abbiamo detto nei mesi precedenti senza che lui se ne accorgesse sull’alleato ungherese del suo alleato: che dovrebbe prendersi i profughi pro quota come gli altri paesi europei.

Ma avete intenzione di chiudere i porti a chi scappa dalla guerra?
«Vede, chiudere un porto è una misura occasionale, risultata efficace in alcuni casi quando abbiamo dovuto scuotere l’Ue, ma è pur sempre occasionale. Funziona ora, ma di fronte a un intensificarsi della crisi non basterebbe, quindi bisogna prepararsi in modo più strutturato, a livello europeo, nel rispetto del diritto internazionale. Occorre pianificare e prevenire, perché la sola reazione ha i suoi limiti».

Cosa dirà a Salvini? Ne avete già parlato?
«Certamente, ne stiamo parlando insieme al presidente Conte e ai ministri competenti. Sarebbe utile, indipendentemente dagli sviluppi in Libia, se convincessero Orbán e i suoi alleati in Europa ad accettare le quote di migranti che arrivano in Italia, visto che il Sud Italia è frontiera europea. Il problema è proprio questo. Sento tanto parlare di sovranisti, ma è troppo facile fare i sovranisti con le frontiere italiane. Così non va bene,qui ci vedo un po’ di incoerenza. Non ci si può lamentare dei migranti se poi si stringono accordi con le stesse forze politiche che ci voltano le spalle».

Cosa sta facendo Di Maio? Semplice. Si è improvvisamente accorto – in realtà no – che aver schiacciato il M5S sulla linea di Salvini ha fatto perdere voti “di sinistra” ai grillini. E allora vira e cambia direzione, trattando l’alleato come un nemico quando invece ci sta al governo insieme. Si noti che Di Maio attacca Salvini sui porti chiusi non quando c’è una nave di profughi al largo, ovvero quando ciò avrebbe un effetto concreto sull’azione di governo. No, lo fa a bocce ferme per fare bella figura ma si prepara a starsene zittino zittò alla prima occasione in cui ci sarà bisogno di coraggio.

A proposito del leader della Lega: vi pungete su tutto ma sembrate non volervi lasciare…
«Quando lavoriamo sul contratto di governo lavoriamo bene. Io sono un uomo di parola e l’ho dimostrato. Poi non nego che ci sono delle differenze enormi tra il M5Se la Lega, ad esempio anche sul 25 Aprile. Per me la Liberazione è un giorno da ricordare, così come gli anni subito dopo. Fa parte della storia del nostro Paese, non possiamo fregarcene della nostra storia. Col menefreghismo non andiamo da nessuna parte».

E allora ecco a voi i porti aperti e il 25 aprile come giorno da ricordare. Ora la domanda è: quanti sveglioni dotati di tessere elettorale saranno così sveglioni da crederci?

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