Fact checking

Perché anche nel 2020 Giorgia Meloni non cambierà proprio nulla

Per il quotidiano britannico Times Giorgia Meloni è una delle venti persone che cambieranno il corso del 2020. Riuscirà la donna, mamma e cristiana dal multiforme ingegno e dall’indiscussa capacità di diventare un meme a dimostrare di saper governare? La storia politica della leader di Fratelli d’Italia non lascia ben sperare

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Se la fine dell’anno è tempo di bilanci l’inizio di quello nuovo è il momento delle previsioni. Di solito nessuno le azzecca mai, ma è tradizione farle. E così i giornalisti delle più prestigiose testate internazionali si dilettano nel proporre vaticini ai lettori indagando nelle viscere dei quotidiani dei mesi scorsi e interpretando numero di like e condivisioni. In buona sostanza è la versione giornalistica del calendario di Frate Indovino, ma senza le fasi lunari (almeno quelle le azzecca).

Giorgia Meloni, la stella della politica italiana

Il Times oggi pubblica uno di questi pronostici in un articolo dal titolo Rising stars: Twenty faces to look out for in 2020. Tra questi venti volti “nuovi” troviamo anche l’orgoglio nazionale, la donna-mamma-cristiana che tutto il mondo ci invidia e vorrebbe copiarci: Giorgia Meloni. Le ragioni per cui la leader di Fratelli d’Italia è finita in una lista assieme al diciannovenne David Hogg – sopravvissuto alla strage della Stoneman Douglas High School di Parkland e diventato attivista per il gun control – alla quattordicenne principessa Leonor di Spagna al leader delle proteste di Hong Kong e attivista per i diritti LGBT Jimmy Sham?

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Non perché è giovane, non perché è donna, non perché è una mamma e nemmeno perché è cristiana. O meglio: ci è finita grazie a queste ultime tre cose assieme visto che il Times scrive che è nata una stella quando il remix di io sono Giorgia è diventato virale. Questo successo ha poco a che fare con la capacità politica della Meloni alla quale va senz’altro dato atto di aver lavorato duramente negli ultimi anni per diventare un meme vivente. Certo: la leader di FdI ha saputo capitalizzare il suo successo pop per presentarsi come quella tipa simpatica che fa politica con le cose buffe (dal cavalcare draghi di cartapesta a prestarsi a diventare un personaggio di un anime). Sarebbe stato sufficiente dire che la Meloni è l’unica donna alla guida di un partito in Italia.

Quello che il Times non dice di Giorgia Meloni

Ma non di soli meme vive l’elettore sovranista il Times scrive che sì, Giorgia Meloni sta raccogliendo sempre più consensi e che sta togliendo voti alla Lega di Matteo Salvini. Tant’è che è pure andata alla convention dei conservatori USA, ma forse il leader del Carroccio preferisce frequentare il Cremlino. Ed infatti la Meloni è la preferita di Steve Bannon, già consigliere di Trump che definì “fascisti” quelli di Fratelli d’Italia. I sondaggi e i risultati delle regionali dimostrano senz’altro una crescita del partito. Ma parallelamente ci sono gli scandali che travolgono gli eletti di FdI: in pochi mesi cinque sono stati indagati per rapporti con la ‘Ndrangheta. L’ultimo è stato l’ex assessore regionale del Piemonte Roberto Rosso. Segno che forse che nella selezione della classe dirigente il partito in espansione sta incontrando qualche problema. In tutto questo il partito di Giorgia Meloni è composto in larga parte da persone che provengono da altri partiti (insomma, non è mica il M5S che diamine) o che hanno una lunga storia politica alle spalle (i vari La Russa e così via). Questo il Times evita accuratamente di dirlo.

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Fonte: The Times del 02/01/2020

Ma in mezzo a tanti volti nuovi nella lista del Times Giorgia Meloni spicca per essere quello più vecchio. Non anagraficamente (anche se è dura competere con una quattordicenne) ma in quanto ad esperienza politica. Giorgia Meloni ha dalla sua una storia politica ventennale di tutto rispetto. Nel 2008 è stata ministro della gioventù del Governo Berlusconi. Ma il suo anno magico è stato il 2011 con il suo voto alla missione militare in Libiala fiducia al governo Monti ma anche quello a favore del limite per i pagamenti in contanti a mille euro e della Legge Fornero ed altre “dimenticanze” come quella di quando votò l’aumento delle accise. Giusto per citare provvedimenti non proprio amatissimi dal Popolo. Nemmeno dal suo stesso elettorato. E anche certi leit motiv meloniani non sono propriamente nuovi quanto i remix dance: l’utilizzo di slogan e parole d’ordine dei suprematisti bianchi come ad esempio “sostituzione etnica“, rischia di rendere davvero poco cool e simpatica oltremanica (i britannici i nazifascisti li hanno combattuti per davvero, chiedete a Mosley) Giorgia Meloni.

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Ma per fortuna nessuno ha fatto un remix di tutte le cose che ha detto la Meloni sugli immigrati (ad esempio la proposta di “affondare le navi delle ONG”).  Così come si evita di parlare del fatto che pure lei è finanziata dalle famigerate lobby. Però è davvero difficile dare un giudizio all’operato politico di Giorgia Meloni che oggi non sa spiegare cos’è il MES quando era ministro si batteva contro l’omofobia e le discriminazioni nei confronti dei giovani omosessuali e oggi canticchia Genitore 1-Genitore 2. Perché un politico si giudica sui fatti. E chi un giorno vota la fiducia a Monti e alla Fornero un altro attacca i governi tecnici non eletti dal Popolo di credibilità da spendere ne ha poca. O meglio: ha quella che hanno tutti gli altri politici. Il Times scommette che nel 2020 la Meloni cambierà l’Italia: se si andrà a votare la coalizione di centrodestra vincerà e FdI avrà senz’altro un ruolo di primo piano. Ma la vera domanda è: ci farà qualcosa? Ah, saperlo.

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