Cultura e scienze

Io sono Giorgia remix, ovvero: come fare un favore alla Meloni credendo di sfotterla

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«Sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana»: il remix del discorso di Meloni è una hit virale, così titola il Corriere della Sera che ha scoperto il remix di Io Sono Giorgia creato da MEM & J un duo che crea “musica tamarra, trash fatta da gente che non sa cantare”.  C’è anche un altro remix: Giorgia Meloni che ripete per dieci minuti “Genitore 1, genitore 2”, anche questo estratto dal discorso della leader di Fratelli d’Italia alla manifestazione della Lega in Piazza San Giovanni il 19 ottobre.

La satira che piace al potere non è satira, è piaggeria

Non è l’unico remix “spiritoso” della performance della Meloni. Anche Striscia la Notizia qualche giorno fa ne aveva prodotto uno molto gradito dalla fondatrice di FdI. Niente di pericoloso, anzi, visto che nel video del programma di Antonio Ricci la Meloni se la deve vedere nientemeno che con l’imperatore Commodo/Joaquin Phoenix de Il Gladiatore nella scena in cui il cattivo del film affronta per la prima volta l’eroe interpretato da Russel Crowe. Non sorprende che la Meloni abbia apprezzato questo omaggio.

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Ma sicuramente né il video “virale” che esalta lo stile del trash italiano in voga di questi tempi né la parodia in cui la Meloni prende il posto di Massimo Decimo Meridio sono ascrivibili al genere satira. Una simpatica presa per i fondelli, di quelle però gradite dall’interessata. Anche perché la rendono più simpatica, proprio come i personaggi della televisione spazzatura. E se c’è una cosa su cui la Meloni ha lavorato molto è l’immagine sbarazzina dell’ex ministro e leader politico che anche se è in politica dal 1992, è stata eletta per la prima volta nel 1998 ed è in Parlamento dal 2006 (è alla sua quarta legislatura) parla come una del popolo (notoriamente la gente al mercato riveste una doppia carica elettiva, al Comune di Roma e alla Camera).

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Ed anzi ha fatto del suo essere “popolana” (che molti usano come un insulto) un motivo di vanto. Un modo per far passare in secondo piano il suo voto alla missione militare in Libia, la fiducia al governo Monti oppure quello a favore del limite per i pagamenti in contanti a mille euro e della Legge Fornero. Appunto: Giorgia Meloni è “solo Giorgia”, come se non avesse una storia politica legata a quel Governo che nel tra il 2010 e il 2011 ci stava per portare sull’orlo del default.

 

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Perché i remix dei video della Meloni sono funzionali alla propaganda di Fratelli d’Italia

Ed evidentemente questo giochino del farsi prendere in giro, ma con garbo, senza andare a rigirare il coltello nella ferita, piace. E qualcuno potrebbe anche pensare che dopo l’exploit del “è Roma la Capitale d’Italia, Romaaa” (lì il riferimento all’epos classico in salsa hollywoodiana era al Leonida di 300) qualcuno abbia pensato bene di far dire quel “io sono Giorgia” ben sapendo quale reazione sarebbe andata a scatenare (o quali istinti “comici” avrebbe triggerato).

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Un’immagine accuratamente studiata «su cui la Meloni lavora da tempo», ha scritto ieri su Facebook il fumettista e autore satirico Stefano Antonucci. Perché quella dei video-meme sulla Meloni non è satira né ambisce ad esserlo. Non è satira perché non punge, non attacca il potere, non critica, non mette alla berlina le sue idiosincrasie anzi si presta a rilanciare un messaggio che era stato messo lì appositamente, in attesa che venisse colto. I remix al massimo blandiscono, solleticando l’autoironia della Meloni. Perché la Meloni sa prendersi in giro, come tutti, ma lo fa per rendersi simpatica e ovviamente entro certi limiti. Ad esempio come quando giocava su Meloni Chan, exploitando in quel caso l’immaginario dei manga e del fantasy (quest’ultimo le è senza dubbio più congeniale visto che la festa di FdI si chiama Atreju). Senza accorgersi che una delle caricature di Meloni Chan era un personaggio di un manga con tendenze vagamente omosex. Ed infatti Meloni Chan è scomparsa.

Io sono Giorgia. Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare il sovranismo

Ed è innegabile che abbia trovato nel filone trash una strada per entrare nei cuori della gente. Ma il problema non è la strategia comunicativa, la scelta funziona, piace al suo elettorato, spacca sui social perché la Meloni diventa un meme. Ma è necessario riflettere sul fatto che questi video remix non fanno altro che ripetere i contenuti che la Meloni vuole vengano ripetuti (perché funzionali alla sua propaganda). E di piccole esche la nostra ne semina continuamente, in quei video dove con aria fintamente truce lancia proclami bellicosi e irrevocabili contro… le zucchine di mareÈ già successo con il tormentone “Ollolanda”, su cui la Meloni ci si è addirittura fatta una maglietta e che ha fatto passare in secondo piano quello che stava dicendo la Meloni a Di Martedì: affondare le navi delle ONG e arrestare gli equipaggi.

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Ed è questo il problema. Come quando ci si concentra su quanti follower abbia su Twitter la Meloni e quanti siano eventualmente “fake” e si fa passare così in secondo piano il tema ben più pesante politicamente dell’utilizzo di slogan e parole d’ordine dei suprematisti bianchi come “sostituzione etnica“, sui quali guarda caso non ci si fanno remix. E farlo notare non significa dire che la Meloni è “mandante morale” dei terroristi. Significa che sta normalizzando quel linguaggio xenofobo e razzista (per pura coincidenza il “nemico” numero uno identificato dalla propaganda è un ebreo). Esattamente come i video remix non fanno satira, normalizzano la narrazione della Meloni su sé stessa. E il problema è che non si può far partire una critica ad un qualsiasi politico utilizzando solo le parole che ha scelto di dire mettendole in musica. 

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