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L’affarone che ha fatto la Sardegna votando Lega

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Poco meno di un anno fa, il 24 febbraio 2019, il senatore della Lega Christian Solinas veniva eletto Presidente della Sardegna. Una grande vittoria personale per Matteo Salvini, meno per i sardi che si sono votati all’amministrazione leghista. Perché a quasi un anno dall’insediamento della giunta Solinas la Lega non sembra aver mantenuto le promesse. Intendiamoci: un cambiamento c’è stato, ma forse non proprio nella direzione in cui speravano i sardi.

Più cemento sulle coste, grazie alla Lega

Da febbraio ad esempio la giunta Solinas non è riuscita a trovare il tempo e il modo di approvare il bilancio entro il 31 dicembre. Il 20 dicembre il consiglio regionale ha approvato l’Autorizzazione all’esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’anno 2020. Risultato: la Regione è in esercizio provvisorio – dopo due anni di bilanci approvati entro i termini di legge – niente investimenti, tutta la spesa della Regione dovrà rispettare i vincoli di bilancio dell’esercizio precedente. Non contenta però la Giunta,  ha approvato il trasferimento di 200mila euro del Fondo regionale per il sistema integrato dei servizi alla persona ai 25 ambiti Plus dell’Isola, che avranno il compito di assegnare le risorse ai Comuni che hanno indicato il proprio fabbisogno sulla base delle spese prevaccinali sostenute dalle famiglie.

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Ma non è tutto, perché la stessa giunta che non è riuscita ad approvare il bilancio ha trovato il tempo di preparare un nuovo Piano Casa che – qualora venisse approvato – consentirà di costruire anche all’interno della fascia inderogabile dei 300 metri dal mare, facendo a pezzi il Piano paesaggistico regionale targato Soru e la normativa quadro nazionale che disciplina le regole sul paesaggio. Più cemento in riva al mare. E chissà che il piano della Lega sia quello di trasformare il litorale sardo in quello della riviera adriatica, soprattutto in certe località turistiche del Veneto o dell’Emilia-Romagna, dove Matteo Salvini ama trascorrere le vacanze.

I pastori munti dalla Lega che intanto elargisce milioni di euro alle scuole cattoliche

Potrebbe già bastare questo, per un anno di governo regionale. Ma non è finita: perché la Regione Sardegna ha deciso di destinare 17 milioni di euro alle scuole private. A scriverlo  è il Fatto Quotidiano che racconta che la giunta guidata da Solinas ha dato il via libera alla proposta presentata dall’assessore all’Istruzione Andrea Biancareddu di erogare un sostanzioso contributo pubblico alle scuole private per aiutarle a sostenere le spese di gestione per l’anno scolastico 2019/2020. Di questi soldi 10 milioni finiranno nelle casse di scuole per l’infanzia cattoliche che – come tutte le scuole per l’infanzia – non rientrano nel ciclo della scuola dell’obbligo. Il contributo alle scuole private in sé non sarebbe un gran problema se non fosse per il pessimo stato in cui versano le scuole pubbliche. Sarebbe quindi il caso di dare la precedenza alle scuole pubbliche, e poi a quelle private. Anche perché come rivela il Fatto Quotidiano una delle 220 scuole beneficiarie, gestita da una congregazione religiosa legata al Vaticano «conta una sola sezione, seguita da un solo docente e manca l’insegnante di sostegno, condizione che in automatico sbarra l’ingresso ai bambini disabili».

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Last but not least la questione dei pastori sardi. Le promesse di Salvini di aumentare in poche ore il prezzo del latte ad un euro al litro ormai sono solo un lontano ricordo. Così come le proteste dei pastori che la Lega ha saputo strumentalizzare durante la campagna elettorale per le regionali. Il conto però rischiano di pagarlo proprio gli allevatori che sono scesi in strada in quelle settimane. Perché negli ultimi giorni una ventina di pastori sardi ha ricevuto avvisi di garanzia per le proteste sul prezzo del latte di pecora. Con queste ultime notifiche sono quasi mille i pastori sotto indagine e già nei prossimi giorni ci saranno le prime udienze di alcuni procedimenti, a Nuoro e nel sassarese. Molti pastori sono indagati per “blocco stradale”, un reato che era stato depenalizzato a illecito amministrativo ma che è stato ripristinato dal Decreto Salvini (o Decreto Sicurezza) approvato dal Governo Conte 1. Così come tanti altri lavoratori in giro per la Penisola anche i pastori sardi rischiano un processo solo per aver difeso il loro lavoro. Chissà se si ricorderanno di ringraziare la Lega e Salvini.

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