Opinioni

Dieci, cento, mille patrimoniali

Ci mancava anche il perfido “Ekonomista Tetesko” a dirci in faccia che il re è nudo: secondo Karsten Wendorff, economista, a capo della divisione Finanze pubbliche della Bundesbank, la politica economica del governo, nella misura in cui mette a repentaglio la sostenibilità del debito pubblico, si prepara a mettere le mani sui risparmi delle famiglie italiane.

 

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Per quanto ai partiti di maggioranza torni comodo vagheggiare di crescita economica a tassi miracolosi, del vincolo che autorità e partner europei avrebbero nell’ assecondare la politica clientelare gialloverde, perché siamo too big to fail e del piano B di lasciare l’euro che non conviene a nessuno (com’è allora che tanti politici ci hanno costruito una fortuna?), la realtà continua ad avere ragioni che la politica populista non (ri)conosce. Mettiamo in fila i concetti per andare dritti al punto:

1. Pagare, anche solo un acconto, sulle generose promesse elettorali riguardanti reddito di cittadinanza, riforma pensioni etc ha un costo che va saldato in maggiori imposte (ed eventualmente anche minore spesa pubblica) o maggior debito 
2. Le maggiori imposte riducono quel consenso, che la politica espansiva dovrebbe comprare, dunque l’opzione principale rimane il maggior debito
3. Il debito addizionale, per chi ha uno stock già elevato in rapporto al PIL è sicuramente costoso da collocare (avete presente la questione dello spread? )
4. Se il debito addizionale atteso è eccessivo, collocare titoli comincia a spaziare tra “molto costo” e “impossibile da collocare”
5. A fronte di una crisi di fiducia sul nostro debito sovrano “coinvolgere” il risparmio delle famiglie per evitare il default è un’opzione estremamente probabile

Dunque la reazione a catena parte con il deficit programmato al 2,4% un’ipotesi che la Commissione Europea non ha esitato a definire come una deviazione (per un valore pari a circa l’1,5% del Pil) senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità e Crescita.  Passa dalla reazione dei mercati registrata dallo spread,  dal giudizio delle agenzie di Rating per arrivare in “quel posto” che poi era l’unico possibile fin dal principio: nel portafogli delle famiglie italiane. L’ipotesi del Tristo Scenziato Teutonico è tuttavia fin troppo trasparente e lineare (governo spende, contribuenti pagano…) per il paese degli azzeccagarbugli: molto più probabile che, in luogo di una sola patrimoniale, grande e visibile, ce ne siano tante, relativamente piccole e nascoste, che colpiscano senza troppo rumore il conto titoli, le seconde case, i beni strumentali delle aziende (che un modo formidabile per affrontare il problema della produttività è ignorarne l’esistenza) e che queste siano opportunamente mixate con un nuovo piano B (da non confondersi con l‘uscita dell’euro nottetempo)  che si rimangi dignitosamente una parte del deficit e faccia ampio uso di una o più macchinose clausole di salvaguardia, vale a dire aumenti di imposta ad orologeria.

 

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La morale della favola è quindi che agli occhi del mondo dalle agenzie di rating, agli economisti Bundesbank passando per chi investe in titoli del debito pubblico italiano, il nostro governo è nudo come un verme nel portare avanti l’ennesima redistribuzione clientelare, che oltre a esasperare ulteriormente una categoria di produttori, già ampiamente vessata, si appresta a saccheggiare anche il risparmio delle famiglie, mentre la maggioranza dei cittadini va incontro allegramente all’ennesima fregatura, come la rana che nuota in pentola nell’acqua calda, ignorando che quando diventerà bollente sarà troppo tardi per saltar via.

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Massimo Famularo

Massimo Famularo è un esperto di Crediti Bancari Non Performing (Linkedin ) e blogger per Il Fatto Quotidiano  e Linkiesta