Opinioni

Ma davvero Meloni ha “asfaltato” Letta? Tutto quello che non torna nelle parole di “donna Giorgia” (spiegato bene)

@Lorenzo Tosa|

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Da ore, a destra come a sinistra continuano a raccontarci la presunta “asfaltata” di Giorgia Meloni nel confronto con Letta, quanto è furba, capace, convincente.

Ma l’avete ascoltata davvero? Dico, avete ascoltato bene quello che ha detto “donna Giorgia”?

Perché basterebbe prendersi venti minuti per smontare da cima a fondo il clamoroso repertorio di populismo, sovranismo d’accatto, luoghi comuni, proposte impraticabili, discriminazioni più o meno dichiarate con cui Giorgia Meloni si è presentata agli italiani nei 104 minuti di confronto pubblico al “Corsera”.

Primo, la giustizia.
“Serve una riforma della giustizia più coraggiosa” ha detto. “Strapotere delle correnti da correggere. Dovremmo procedere con sorteggio. Poi separazione delle carriere, accelerare i processi e poi certezza della pena. Sono garantista durante il processo, ma giustizialista nella fase di esecuzione della pena”.

E di colpo sembra di tornare indietro di 20 anni alle leggi ad personam. Che non solo ha votato, ma anche più di recente ha difeso definendole “perfettamente giuste” (Gulp!)

E ancora.

“Il salario minimo non serve perché il problema – ci spiega – sono le tasse troppo alte”.

Ma si dimentica di dire che negli altri paesi civili, oltre a una tassazione molto più bassa che da noi, hanno ANCHE il salario minimo, senza che le due cose siano minimamente in contrasto.

Immigrazione. Meloni ha già abbandonato la supercazzola del “blocco navale” dopo che anche i suoi le hanno fatto notare che è tecnicamente una sciocchezza, in compenso ha tirato fuori – tenetevi forte – una “missione europea per trattare con la Libia per impedire alle barche di partire. Aprire hotspot in Africa, valutare chi ha diritto in Africa e poi distribuirli in Europa”.

In pratica, ha cambiato idea senza dirlo, non ha aggiunto nulla a quello che (purtroppo) già avviene, ripetendo a pappagallo cose che neanche conosce, definendo hotspot quelli che sono dei lager e promettendo rimpatri di massa di disperati per cui ci vorrebbero dieci anni e mezza finanziaria.

A chi le fa notare i suoi rapporti con Orban, l’unica cosa che riesce a rispondere è che “Letta non ha preso le distanze da Emiliano”, come se le due cose fossero sullo stesso piano.

In confusione totale, ci ha poi ricordato che “un bambino ha bisogno di un padre e una madre”, salvo poi smentirsi tre secondi dopo dicendo che “lo Stato non norma l’amore”.

Ma mica finisce qui.

Parla di come utilizzare i fondi del Pnrr, ma si dimentica di dire che Fratelli d’Italia non ha mai votato a favore e che, se fosse stato per lei e la sua idea orbaniana d’Europa, oggi saremmo sull’orlo del baratro. E durante la sua unica vera esperienza di governo della sua vita (in cui era ministra) il debito pubblico è aumentato di 230 miliardi di euro.

Definisce l’ecologia la quintessenza della causa conservatrice, ma, al momento del dunque, Fratelli d’Italia si è ben guardata dal votare in Europa il Fit for 55, una misura che punta ad agevolazioni per le rinnovabili, incentivi ai trasporti a emissioni zero e il progressivo stop ai motori endotermici.

Ecco come è andato davvero il confronto di ieri, se solo esistesse ancora una stampa e un’opinione pubblica non piegata alla vincitrice designata e una sinistra meno ansiosa di farsi del male da sola.
O, semplicemente, un minimo di onestà intellettuale.

Ecco chi è – e cosa ha detto (e fatto) davvero – Giorgia Meloni.
Mai smettere di raccontarlo.
Altrimenti, come in una profezia autoavverante, ha già vinto lei.