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La mozione di sfiducia per Salvini sul caso dei rubli dalla Russia

Giovanni Drogo|

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Matteo Salvini continua a non rispondere ai giornalisti sul caso Savoini e il Russiagate in salsa leghista. A quanto pare il vicepremier e ministro dell’Interno non ha alcuna intenzione di rispondere nemmeno in Aula. Forse pensa che siano tutti pettegolezzi giornalistici, come ha detto anche la Presidente del Senato Casellati. Eppure perfino Luigi Di Maio ieri ha scritto che «quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione». Certo, il vicepremier M5S non nomina mai la Lega e nemmeno Salvini, ma è chiaro che sta parlando di quella trattativa al tavolo dell’hotel Metropol di Mosca.

Qual è la natura dei rapporti tra Salvini, Savoini, D’Amico e la Lega?

Eppure ne avrebbe di cose da spiegare il ministro dell’Interno. A partire dall’invito di Savoini alla cena con Putin a Villa Madama del 4 luglio scorso. Salvini ha detto di non averlo invitato lui. In un primo momento Palazzo Chigi ha tentato di scaricare la responsabilità sull’ISPI. È venuto fuori che ad invitare il presidente dell’associazione Lombardia Russia era stato Claudio D’Amico, ex deputato leghista, “responsabile progetti” per Lombardia Russia che oggi ricopre il ruolo di consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepremier Matteo Salvini. D’Amico è anche assessore con delega alla “Polizia locale e Protezione civile – alle politiche dei diritti umani e tutela del cittadino – alla cooperazione internazionale e al turismo – alla sicurezza – alle politiche abitative – alla gestione del demanio e patrimonio” del Comune di Sesto San Giovanni. D’Amico era presente alle ultime due edizioni del World Congress of Families, quella del 2018 a Chisinau e quella del 2019 a Verona.

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Salvini e Savoini (il primo a sinistra) all’incontro con il ministro dell’Interno russo nel luglio del 2018

In attesa che il ministro neghi di conoscere D’Amico e parli di un’iniziativa personale da parte di un suo stretto collaboratore è evidente che la mail di invito per Savoini è partita proprio dagli uffici di Salvini. Ma secondo il titolare del Viminale non c’è niente su cui rispondere. Eppure siamo ancora qui in attesa che il ministro produca i documenti riguardo il personale che lo ha accompagnato durante i suoi viaggi a Mosca. Si potrebbe iniziare con lo spiegare cosa ci facesse Gianluca Savoini al tavolo del bilaterale del luglio 2018 quanso Salvini si incontrò con il ministro dell’Interno russo.

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All’epoca su Facebook la pagina dell’Associazione Lombardia Russia attaccava i “cercatori di scoop da quattro soldi” che “devono guadagnarsi la paga dei loro padroni globalisti” e rammentava che Savoini “è iscritto alla Lega dal 1991”. Significa forse che l’unica ragione per cui il presidente di Lombardia Russia era a Mosca è dovuta al fatto che è tesserato da oltre vent’anni? Quanti altri tesserati storici della Lega partecipano abitualmente ad incontri di quel livello?

Come la mozione di sfiducia a Salvini mette in difficoltà il M5S

Nel Partito Democratico c’è chi – come il deputato Michele Anzaldi – chiede che venga presentata una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Interno (una petizione su Change.org per chiedere la sfiducia ha già raggiungo le 200mila sottoscrizioni). L’opposizione non ha i voti necessari per sfiduciare Salvini, ma la mozione di sfiducia, se e quando arriverà in Aula potrebbe mettere in difficoltà la maggioranza.

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Che cosa voteranno infatti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle? È quasi scontato che – così come hanno salvato Salvini sulla Diciotti – lo salveranno anche questa volta, magari dopo aver fatto la solita votazione farsa su Rousseau. Ma vale la pena qui ricordare di quando il M5S presentò una mozione di sfiducia individuale contro la ministra delle riforme del Governo Renzi Maria Elena Boschi sui presunti favoritismi nei confronti del padre e di Banca Etruria.

Anche in quel caso la questione di eventuali passaggi di denaro era marginale. Il punto era politico, vale a dire il presunto conflitto d’interessi nella vicenda Etruria. Renzi difese a spada tratta la Boschi, la sfiducia venne respinta ma forse fu proprio nel dicembre del 2015 che iniziò il declino del premier. I

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D’Amico e Savoni in qualità di osservatori internazionali durante le presidenziali russe del marzo 2018

Il MoVimento 5 Stelle sa che nell’affaire Metropol non è rilevante il fatto che la trattativa non si sia conclusa con un passaggio di denaro e che il punto è che ci sia stata, come conferma uno dei partecipanti. E finché Salvini non chiarirà a che livello arriva il coinvolgimento della Lega rimarrà sempre il dubbio che Savoini non abbia agito per suo conto. Fino a che punto il M5S potrà continuare a reggere il moccolo a Salvini e soprattutto a perdere voti? È nell’interesse del Governo e del M5S che Salvini faccia chiarezza. Ah, se solo ci fosse qualcuno in grado di dire al Capo della Lega che cosa deve fare.

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