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Tutti gli uomini dei rubli alla Lega

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Nell’infografica a corredo dell’articolo di Gianluca Paolucci oggi La Stampa riepiloga la galassia di personaggi che ruota attorno ai rubli alla Lega e all’amicizia tra Matteo Salvini e Vladimir Putin. Tutto parte dall’Hotel Lotte di Mosca. È lì che, il 17 ottobre 2018 si tiene l’Assemblea di Confindustria Russia. Ospite d’onore: Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’interno.

Quel giorno, a pochi passi dal Lotte, Savoini viene fotografato con altre due persone a colloquio con il filosofo Alexander Dugin. Quel giorno passa dal Lotte «per un saluto» anche Bruno Giancotti, imprenditore italiano diventato negli anni un riferimento per Savoini e D’Amico nei loro viaggi a Mosca. Dopo la conferenza Salvini sparisce per 12 ore, malgrado il protocollo segnalasse il suo rientro in Italia in serata.

Il giorno dopo all’hotel Metropol, avviene la trattativa sul gasolio per finanziare la Lega i cui dettagli sono stati diffusi prima dall’Espresso e poi da Buzzfeed. Confindustria Russia è la “creatura” di Ernesto Ferlenghi, numero uno di Eni in Russia, che sta cercando di raccogliere intorno a sé la rappresentanza economica della comunità italiana a Mosca.

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Finora prerogativa esclusiva di un pezzo da novanta dei rapporti italo-russi: Antonio Fallico, capo di Banca Intesa Russia, in rapporti assai saldi e di lunga data con il Cremlino e con alcuni degli oligarchi più potenti, come il numero uno di Rosneft, Igor Sechin. L’intuizione di Ferlenghi, spiega un conoscitore delle vicende, è semplice. Costruire un rapporto – politico, sia chiaro – con Salvini e la Lega, approfittando da un lato delle posizioni filorusse e anti-sanzioni di Salvini e della lontananza di questi da Fallico, dall’altro.

Lontananza perché i suoi uomini sul territorio, Savoini e D’Amico, frequentano altri giri, che non sono né quelli di Fallico né quelli di Ferlenghi. A tenere i rapporti d’affari dei due sul posto è Giancotti, la cui società condivideva l’indirizzo con la Orion di Savoini e D’Amico e con una dozzina di altre aziende. Le imprese italiane, spiega Giancotti, rivolgevano ai buoni uffici di Lombardia Russia per trovare affari. Giancotti, che fa questo di mestiere, le metteva in contatto con potenziali partner russi. Possibile che qualcosa sia andato alla Lega? «Non che io sappia», dice Giancotti.

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