Economia

Povero Di Maio, la realtà arriva sempre prima di lui

La sentenza che ha riconosciuto nuovi diritti ai “rider” «è arrivata prima di noi, ma non è stata vista come una beffa. Anzi, è stata accolta positivamente dal ministro Luigi Di Maio, perché va proprio nella direzione che avevamo in mente»: è la terza volta questa settimana che Di Maio fa usare la scusa che stava per intervenire su un tema ma l’ha anticipato di poco qualcun altro. Ora è il turno del professor Pasquale Tridico, il quale sostiene in un’intervista alla Stampa senza arrossire che il ministero stava per aiutare i fattorini che consegnano a domicilio quando è uscita la sentenza della Corte d’Appello di Torino.

Povero Di Maio, la realtà arriva sempre prima di lui

Domenica scorsa infatti i comitati No Triv hanno denunciato la ripresa delle ricerche – anche con la tecnica dell’Air Gun – grazie ai permessi dati ad alcune società da parte del ministero dello Sviluppo Economico e del ministero dell’Ambiente. Di Maio ha risposto prima dando la colpa ai suoi predecessori, poi sostenendo che se non si fosse firmato il permesso sarebbe finito nei guai il dirigente del ministero responsabile della procedura. Infine ha festeggiato la presentazione di un emendamento presentato dal M5S al Decreto Semplificazioni che stoppa le ricerche incidendo anche sui permessi appena dati. Dimostrando così che la scusa sulle trivelle era una balla: visto che bastava una legge, bastava farla per tempo e il povero dirigente il cui destino era a cuore di Di Maio non avrebbe corso rischi.

rider 4 euro l'ora
Chi sono i rider da 4 euro a consegna (Corriere della Sera, 11 giugno 2018)

La stessa strategia è stata utilizzata con i soldi per Radio Padania: ieri Di Maio ha sostenuto che non arriveranno soldi all’emittente della Lega perché “ha aperto un’indagine”; ma l’indagine è stata aperta dopo che la storia è arrivata sui giornali, anzi: grazie al fatto che la storia è arrivata sui giornali. Ora la stessa barzelletta viene raccontata da Tridico alla Stampa:

Eppure sono passati sette mesi da quando avete aperto il tavolo di contrattazione. I rider vi accusano di esservi dimenticati di loro…
«È una materia innovativa e complessa. Per questo volevamo una condivisione con tutte le parti, coinvolgendo anche i datori di lavoro. Non voglio dire che abbiamo perso tempo, ma aspettavamo che le grandi aziende ci inviassero la loro proposta».

Era settembre, e alle imprese Di Maio aveva dato tempo due settimane per presentare un’offerta. Cosa è successo?
«Le abbiamo sollecitate, ma non ci hanno mai proposto nulla di accettabile».

Infatti avevate promesso di inserire il decreto in manovra. E invece, niente. Questa volta cos’è successo?
«Volevamo dare un’ultima possibilità alle imprese, ma adesso il tempo è finito. Il decreto arriverà con il primo provvedimento utile».

L’incredibile sfortuna di Giggetto

Tridico, dopo aver sostenuto che bisognava inserire il decreto in manovra, adesso dice che arriverà con il primo provvedimento utile. Il primo provvedimento utile è il decreto di salvataggio di Carige, ma invece sempre Tridico dice che arriverà con il quello per il reddito di cittadinanza e Quota 100. E chissà se Tridico ha una scusa per spiegare anche perché il ministro dopo l’11 settembre non ha più convocato il tavolo con i rider.di maio rider fregati - 1

Qualche tempo fa infatti i rider sono tornati a farsi sentire. In un post pubblicato alle 6:40 – e immediatamente condiviso da molte sigle rappresentative dei lavoratori della Gig Economy –  i rider di Deliverance Milano hanno chiesto un Decreto Rider. Stanchi di aspettare il governo “e l’esito di un tavolo ormai rotto” i lavoratori del settore hanno chiesto che di passare dalle parole ai fatti rendendo pubblica la loro proposta di legge che parte proprio dalla “clausola rider” contenuta nel Decreto Dignità.

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Una clausola che secondo i rider è stata «congelata, scorporata e successivamente posata nel cassetto dei sogni infranti del ministro Luigi Di Maio». I rider in fondo non chiedono molto di più di quello che Di Maio aveva promesso loro: il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato laddove si manifestino le condizioni di “presunzione di subordinazione”, tutele piene e pieni diritti. Per il ministro che voleva smantellare il Job Act restituendo dignità ai lavoratori dovrebbe essere un gioco da ragazzi.

Dalla Gig Economy alla Gigi Economy

Ma non è così. Perché la bozza di accordo collettivo per definire i perimetri del contratto dei lavoratori della Gig Economy elaborata dal governo va nella direzione opposta. Perché nella proposta elaborata dal Ministero non è contenuto l’obbligo da parte delle aziende di assumere i rider. Anzi: viene specificato che quel genere di contratti si applica a chi lavora con “rapporti di lavoro non subordinato”. L’esatto contrario di quanto richiesto dai rider che invece chiedono di essere riconosciuti come lavoratori dipendenti e non come free-lance o lavoratori a cottimo. La bozza del governo però per il momento è stata presentata solo ai lavoratori e non ad Assodelivery, l’associazione di categoria delle “piattaforme” che gestiscono le consegne.

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Dalla proposta di legge dei rider

Il governo accoglie solo una parte delle richieste. Quelle che riguardano il salario minimo orario con divieto di paga a cottimo (come invece avviene ora), l’estensione ai lavoratori della copertura Inps e Inail e l’obbligo per il datore di lavoro di pagare la manutenzione dei mezzi e un numero massimo di consegne da effettuare durante l’orario di lavoro.

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Ma al tempo stesso però il governo non indica l’ammontare della paga minima oraria. E i rider di Deliverance Milano ieri ricordavano che in questi giorni Deliveroo «sta togliendo la paga con il fisso orario di 5,60 € più incentivo alla consegna e si appresta a cancellare il minimo garantito di 7,50 € all’ora, a favore di una formula di pagamento dinamica, che prevede un cottimo misto che corrisponde una porzione fissa di 3 € a consegna e una variabile dinamica non quantificabile».  Il problema vero è che al momento il Ministero non ha elaborato una vera e propria bozza formalizzata da far sottoscrivere alle aziende ma ha solo presentato alcuni “punti generici” sui quali i lavoratori e le aziende non hanno trovato un accordo. Il punto più spinoso è proprio la natura del rapporto di lavoro. Per le aziende è autonomo, per i rider è dipendente. Per il ministro Luigi Di Maio non è dato di sapere cosa sia.

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