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Tutte le bugie di Di Maio sulle trivelle

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Ieri sera il bisministro vicepremier Luigi Di Maio è uscito dal bunker per rispondere sulla questione delle autorizzazioni sulle trivellazioni nel Mar Ionio di cui ha parlato il Fatto Quotidiano. Di Maio ha sostenuto che un funzionario del ministero dello Sviluppo ha firmato accordi che risalivano al governo precedente perché altrimenti avrebbe commesso un reato.

Di Maio, le trivelle e le colpe degli altri

In primo luogo è divertente notare che dopo aver fatto per cinque anni all’opposizione di tutta l’erba un fascio a più riprese, arrivando a sostenere che una ministra controllasse una banca perché aveva azioni per due o tremila euro, il ministro Di Maio sia sempre pronto a sottigliezze argomentative ora che gli tocca prendersi le responsabilità delle decisioni. Ad esempio  il vicepremier sostiene che «queste ricerche di idrocarburi erano state autorizzate dal governo precedente e in particolare dal ministero dell’Ambiente ai tempi del ministro Gian Luca Galletti, che aveva dato una Via, la Valutazione di impatto ambientale, favorevole». Bonelli contesta invece l’autodifesa del governo: «Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, non dice che i suoi uffici hanno dato pareri positivi per le trivellazioni in Adriatico e alla Shell nell’area del Parco nazionale Appennino lucano Val d’Agri-Lagonegrese». E in più, ragiona, non c’è stato alcun atto per fermare l’iter avviato dal vecchio esecutivo.

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Spiega oggi Repubblica invece che nell’ultimo BUIG (il bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse) sono state pubblicate le autorizzazioni per una concessione di “coltivazione” a Bagnacavallo, in provincia di Ravenna,e permessi di ricerca nel mar Ionio, esternamente al Golfo di Taranto. Le approvazioni sono del Mise dopo i pareri favorevoli rilasciati dal precedente governo. Nel caso di Bagnocavallo, il Mise sostiene che essendoci l’accordo di Regione e comuni non era possibile fermarli. Per i tre pugliesi, richiesti dalla società petrolifera americana Global Med, esisteva una valutazione di impatto ambientale del 2017. La Regione aveva però dato parere negativo.  A pagina 26 del Bollettino è indicato espressamente a proposito dell’utilizzo dell’air gun («le bombe d’aria e sonore che provocano danni ai fondali e alla fauna ittica», avvertiva ieri Bonelli) che è la «tecnica più efficace per lo studio delle caratteristiche geologiche del sottosuolo marino» e che «si riscontra l’assenza di una correlazione provata degli impatti sui mammiferi marini».

Trivelle, era possibile bloccare le autorizzazioni?

Il governo, che ieri ha utilizzato anche il ministro Sergio Costa come scudo umano per Di Maio e il responsabile dell’Ambiente non si è tirato indietro, mostrando una passione per i giochini di parole (“Non ho mai autorizzato trivellazioni. I permessi rilasciati in questi giorni…”), sostiene che non fosse possibile bloccare le autorizzazioni. In realtà esisteva una possibilità con l’approvazione di un decreto legge che avrebbe bloccato le autorizzazioni.

In un primo momento si era pensato di portare un emendamento in Finanziaria, ma poi era stato ritirato. Ora il sottosegretario allo Sviluppo economico, Davide Crippa, promette di inserire una norma nel decreto legge “Semplificazioni” per bloccare i 40 permessi pendenti. Il governatore pugliese Michele Emiliano ha però annunciato ricorso per bloccare le autorizzazioni.

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C’è infatti da segnalare che ieri lo stesso ministro Costa, dopo aver che un parere positivo della commissione VIA “non è un’autorizzazione“, così confermando indirettamente che i pareri sono effettivamente usciti dal suo ministero e sono positivi, ha detto che bisogna lavorare per inserire una norma per bloccare i 40 permessi pendenti “come ha proposto il MISE”: questo significa che è vero che bastava una norma per fermare tutto, che il governo non l’ha varata ma ha preferito inserire un condono per Ischia nel decreto Genova, e che sta promettendo di fare in futuro quello che avrebbe dovuto fare prima. Un po’ come Andreotti e Forlani, con la differenza che loro non negavano l’evidenza per poi affermarla alla riga successiva.

Trivelle e Air Gun

«Dice di non aver firmato atti che autorizzano le trivellazioni, ma non dice che i suoi uffici hanno dato pareri positivi per le trivellazioni in Adriatico e alla Shell nell’area del parco di Lagonegrese. Se è vero che le istanze vengono da lontano, però si sono concluse in questi ultimi mesi», dice ancora Bonelli riferendosi alle affermazioni di Costa.  Non solo: una delle società ha ottenuto due autorizzazioni nello stesso giorno, spiega Augusto De Sanctis, del Forum H20 a La Stampa: «Un modo per eludere il divieto di ricerca in aeree superiori a 750 km quadrati: si è sempre fatto così, ma sarebbe bastata una lettura critica della norma».

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Trivelle e Air Gun (La Stampa, 7 gennaio 2019)

La Puglia dove il M5S ha raggiunto il 44,9% dei consensi alle elezioni del 4 marzo, è diventata infausta per Di Maio. Prima l’Ilva, poi, prima delle trivelle, il gasdotto Tap. I prossimi della lista sono i No Muos:  in Sicilia nella riserva naturale della Sughereta di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, continuano a sperare nella chiusura del mega satellite gestito dagli Stati Uniti. A Washington il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha chiarito quanto preteso dagli alleati americani: il Muos deve restare dov’è.

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