Economia

Le buone pratiche per fronteggiare l’attuale situazione geopolitica nel mercato globale del grano

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crisi alimentare grano

Il grano è un cereale molto versatile e per questo viene coltivato in molti Paesi ma nonostante questo ce ne sono alcuni, anche tra quelli produttori, costretti ad importarlo in grande quantità per poter soddisfare la domanda interna. All’inizio di quest’anno si è iniziato a parlare di crisi alimentare globale dovuta in parte alla crisi delle materie prime in seguito alla pandemia o a eventi atmosferici legati al cambiamento climatico. È impossibile non menzionare anche l’impatto che la guerra tra Russia e Ucraina ha avuto sulle esportazioni del grano, trattandosi di due dei principali Paesi esportatori di grano. Secondo Skytg24, nel mese di maggio il prezzo del grano duro è aumentato del 4,6%, mentre Coldiretti ha di recente denunciato un aumento fino a 12 volte dei prezzi di grano e derivati, dovuti a speculazioni e pratiche sleali all’interno delle filiere.

L’impatto della crisi alimentare globale sulle aziende

Divella, impresa italiana operante nel settore alimentare fondata a Rutigliano (Bari) nel 1890, si è espressa in merito dichiarando che: “Per quanto riguarda il grano duro, la crisi in atto è anche una conseguenza della scarsità del raccolto del 2021 in Canada e negli Stati Uniti che ha provocato un fortissimo incremento dei prezzi a livello mondiale. Nel 2022 si è registrato un calo complessivo nei raccolti di Paesi come Italia, Francia, Spagna e Grecia pari al 15% rispetto all’anno precedente e a fronte di questo calo avremo probabilmente un raccolto record America del Nord che avrebbe dovuto compensare la scarsità del raccolto in Europa”.

L’Italia è attualmente il primo Paese produttore di pasta al mondo: un piatto su 4 consumato nel mondo è fatto con pasta prodotta in Italia. Negli anni i pastai italiani hanno esplorato nuovi mercati, stimolando il consumo di pasta nel mondo. Per questo si trova nelle condizioni di dover offrire sempre il miglior prodotto ai propri clienti finali: “Divella, per esempio, è presente in 130 mercati esteri dove esporta la stessa qualità di prodotto venduto in Italia – ci fa sapere l’azienda -, quindi offre ai consumatori la possibilità di consumare un prodotto autentico, come quello provato in Italia, ritrovandone le stesse qualità”.

L’azienda mette in evidenza un altro passaggio cruciale: “A volte però un primato porta con sé alcune criticità che, se non previste e analizzate in anticipo, creano shock di mercato come quelli in atto. In Italia servirebbero ad esempio nuovi centri di stoccaggio per poter quindi affrontare momenti di scarsità e mantenere il mercato in equilibrio”.

foto copertina IPP/zumapress/Dmytro Smolyenko