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Come Di Maio sta fregando tutti sullo stop alle trivellazioni

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Dopo lo spettacolare voltafaccia di Di Maio sulle trivelle e sulle autorizzazioni nel mar Ionio di cui il governo ha attribuito la responsabilità all’esecutivo precedente, i grillini sono corsi ai ripari presentando un emendamento al decreto semplificazioni che prevede, per un «termine massimo di tre anni», la sospensione dei «permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione o di ricerca o di coltivazione di idrocarburi. Grazie a tale moratoria, sarà impedito il rilascio di circa 36 titoli attualmente pendenti, compresi i tre per messi rilasciati nel Mar Ionio». La frase con cui i grillini hanno presentato l’emendamento è importante perché, scrive oggi Jacopo Iacoboni sulla Stampa, dimostra che la versione di Di Maio sulla vicenda era un cumulo di balle raccontate su Facebook ad uso di chi ci casca. Spiega il quotidiano:

Quando, il giorno dell’Epifania, Di Maio polemizzò con Michele Emiliano (pronto come sempre a cavalcare il malcontento, stavolta dei No Triv), disse: «Il governatore della Puglia intende impugnare queste autorizzazioni. Sono contento, non chiedo altro, spero che un giudice blocchi quello che da qui non potevamo bloccare senza commettere un reato a carico del dirigente che doveva apporre la firma».

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La tesi di Di Maio era meglio sviluppata nel post su Facebook, dove il ministro affermava che il governo non poteva fare altrimenti perché altrimenti il funzionario che doveva firmare l’autorizzazione avrebbe commesso un reato. E qui casca fragorosamente l’asino:

Ma se non era possibile bloccare tutto appena quattro giorni fa, senza commettere un reato, come sarà possibile giuridicamente farlo adesso per decreto? Le aziende interessate, innanzitutto gli americani di Global Med, nello Ionio, sono pronti a una battaglia, a questo punto con ottime armi per vincerla

E soprattutto, se oggi è possibile bloccare tutto con un emendamento, questo significa che anche prima del 31 dicembre era possibile bloccare tutto con un emendamento non facendo rischiare nulla al povero dirigente di cui Di Maio ha il destino così a cuore. Ma evidentemente il ministro se ne è dimenticato. Per fortuna che ci sono i giornali a ricordarglielo!

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