Economia

Così Di Maio ha fregato i Rider della Gig Economy

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Ve lo ricordate il Decreto Dignità, quello che aveva dichiarato guerra al precariato? Quando è stato presentato Luigi Di Maio spiegava che sarebbe servito per venire incontro alle istanze e alle rivendicazioni dei lavoratori della gig economy. Stiamo parlando dei rider, i fattorini che consegnano pranzi a domicilio per le principali aziende del settore come Deliveroo, Foodora, Just Eat e Glovo. Di Maio aveva talmente a cuore il loro problema che sono stati la prima categoria di lavoratori che ha incontrato al Ministero il giorno dopo il giuramento del Governo Conte.

I rider abbandonati dal ministro che aveva promesso di non abbandonarli

Per Di Maio i rider sono il simbolo di “una generazione abbandonata che non ha né tutele e a volte nemmeno un contratto”. Ma cosa resta di tutto l’interessamento a sei mesi dall’insediamento di Di Maio al ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico? A quanto pare la generazione abbandonata è stata prima dimenticata, perché il ministro dopo l’11 settembre non ha più convocato il tavolo con i rider.di maio rider fregati - 1

E così ieri mattina di buon’ora, i rider sono tornati a farsi sentire. In un post pubblicato alle 6:40 – e immediatamente condiviso da molte sigle rappresentative dei lavoratori della Gig Economy –  i rider di Deliverance Milano hanno chiesto un Decreto Rider. Stanchi di aspettare il governo “e l’esito di un tavolo ormai rotto” i lavoratori del settore hanno chiesto che di passare dalle parole ai fatti rendendo pubblica la loro proposta di legge che parte proprio dalla “clausola rider” contenuta nel Decreto Dignità.

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Una clausola che secondo i rider è stata «congelata, scorporata e successivamente posata nel cassetto dei sogni infranti del ministro Luigi Di Maio». I rider in fondo non chiedono molto di più di quello che Di Maio aveva promesso loro: il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato laddove si manifestino le condizioni di “presunzione di subordinazione”, tutele piene e pieni diritti. Per il ministro che voleva smantellare il Job Act restituendo dignità ai lavoratori dovrebbe essere un gioco da ragazzi.

Dalla Gig Economy alla Gigi Economy

Ma non è così. Perché la bozza di accordo collettivo per definire i perimetri del contratto dei lavoratori della Gig Economy elaborata dal governo va nella direzione opposta. Perché nella proposta elaborata dal Ministero non è contenuto l’obbligo da parte delle aziende di assumere i rider. Anzi: viene specificato che quel genere di contratti si applica a chi lavora con “rapporti di lavoro non subordinato”. L’esatto contrario di quanto richiesto dai rider che invece chiedono di essere riconosciuti come lavoratori dipendenti e non come free-lance o lavoratori a cottimo. La bozza del governo però per il momento è stata presentata solo ai lavoratori e non ad Assodelivery, l’associazione di categoria delle “piattaforme” che gestiscono le consegne.

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Dalla proposta di legge dei rider

Il governo accoglie solo una parte delle richieste. Quelle che riguardano il salario minimo orario con divieto di paga a cottimo (come invece avviene ora), l’estensione ai lavoratori della copertura Inps e Inail e l’obbligo per il datore di lavoro di pagare la manutenzione dei mezzi e un numero massimo di consegne da effettuare durante l’orario di lavoro.

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Ma al tempo stesso però il governo non indica l’ammontare della paga minima oraria. E i rider di Deliverance Milano ieri ricordavano che in questi giorni Deliveroo «sta togliendo la paga con il fisso orario di 5,60 € più incentivo alla consegna e si appresta a cancellare il minimo garantito di 7,50 € all’ora, a favore di una formula di pagamento dinamica, che prevede un cottimo misto che corrisponde una porzione fissa di 3 € a consegna e una variabile dinamica non quantificabile».  Il problema vero è che al momento il Ministero non ha elaborato una vera e propria bozza formalizzata da far sottoscrivere alle aziende ma ha solo presentato alcuni “punti generici” sui quali i lavoratori e le aziende non hanno trovato un accordo. Il punto più spinoso è proprio la natura del rapporto di lavoro. Per le aziende è autonomo, per i rider è dipendente. Per il ministro Luigi Di Maio non è dato di sapere cosa sia.

 

Foto copertina via Facebook.com

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