Economia

Fondi pensione per i liberi professionisti: ecco di cosa si tratta

Asia Buconi|

Fondi Pensione per liberi professionisti

Fondi Pensione per liberi professionisti: ecco di cosa si tratta. Il governo centrale ha dato il via libera alla creazione di un fondo pensione pubblico con il quale si intende dare impulso al risparmio complementare per la pensione dei liberi professionisti. Questo disegno di legge è una delle richieste avanzate da Bruxelles all’Italia in vista della riforma del sistema pensionistico pubblico.

Con questa iniziativa, l’Esecutivo si aspetta di raggiungere l’obiettivo che più della metà dei lavoratori facciano parte di piani collettivi, consentendo a determinati lavoratori autonomi di accedere a questi fondi collettivi. Le basse commissioni di questi piani saranno infatti una delle chiavi per facilitare il risparmio pensionistico dei lavoratori e i piani avranno una promozione pubblica anche se saranno gestiti privatamente e costituiti nell’ambito della contrattazione collettiva. Sarà istituita infine una Commissione speciale di controllo per monitorare e controllare il rispetto di essa.

Quali incentivi influenzano?

Saranno incorporati degli incentivi fiscali per promuovere dei piani pensionistici collettivi che, ad esempio, avranno “commissioni basse” per agevolare il risparmio pensionistico per i lavoratori a reddito medio e basso delle PMI e per i lavoratori autonomi. L’importo dei contributi delle imprese ai fondi pensione collettivi prelevabili dalla base contributiva del lavoratore viene portato a 115 euro mensili. Questo significherà poter escludere da queste basi contributive fino a 1.380 euro all’anno, che secondo i calcoli del ministero della Previdenza Sociale significheranno un risparmio di quasi 400 euro per lavoratore all’anno.

Pertanto, se l’azienda contribuisce fino a 500 euro annui, il dipendente può contribuire fino a 1.250, con i quali il contributo massimo sarà complessivamente 3.250; se il contributo aziendale è compreso tra 501 e 1.000 euro, il lavoratore può contribuire fino a 2.000 euro annui (contributo massimo 4.500 euro); se il datore di lavoro mette tra 1.001 e 1.500 euro, il lavoratore può aumentare il proprio contributo fino a 2.250 euro annui (5.250 euro annui); e se l’azienda investe in uno di questi piani più di 1.501 euro all’anno, il lavoratore può corrispondere tale importo fino a un massimo di 10.000 euro all’anno. In tutti i casi di massima contribuzione, i lavoratori possono detrarre 1.500 euro dal piano individuale o collettivo, come previsto dalla Legge di Bilancio.

Piani pensionistici privati

Cosa accadrà ai lavoratori che avevano già dei piani pensionistici? Le aziende dovranno adattarli al pubblico. Tuttavia, i piani di lavoro autonomo scompaiono e avranno un periodo di cinque anni per passare a quelli semplificati. In questo modo, possono essere integrati nei fondi pensione pubblicizzati i piani pensionistici da lavoro promossi dalle amministrazioni, dalle società incluse negli accordi di settore legati alla contrattazione collettiva, e dalle associazioni di lavoratori autonomi o ancora da associazioni e mutue professionali.
Il vantaggio per loro sarebbe quello di beneficiare delle commissioni più basse e delle garanzie di controllo e trasparenza offerte da questi nuovi veicoli rispetto ad altre alternative presenti sul mercato.

In che modo le novità influiranno sui lavoratori autonomi?

Si prevede che i lavoratori autonomi ottengano l’accesso al risparmio commissionale grazie all’accesso ai piani pensionistici semplificati. Nella competizione per la scelta del gestore e del depositario, le commissioni saranno uno dei fattori più determinanti, insieme ai requisiti di solvibilità e capacità.

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