Economia

Riders, Di Maio ha dimenticato il tavolo

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Luigi Di Maio ha dimenticato il tavolo dei riders. All’inizio del suo mandato il ministro dello Sviluppo e del Lavoro aveva convocato i sindacati che rappresentano i riders, i «ciclofattorini» delle multinazionali del cibo a domicilio come Foodora, Deliveroo, Glovo e Just Eat. Insieme ai rappresentanti dei datori di lavoro. Aveva chiesto ai secondi di cambiare radicalmente inquadramento professionale dei primi e aveva minacciato che se non fossero intervenuti loro lo avrebbe fatto lui per legge. Poi è arrivato il Decreto Dignità ma le norme sui rider sono scomparse, anche perché le multinazionali avevano risposto picche al ricatto e alcune di loro avevano annunciato l’addio alle attività italiane.

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Il decreto dignità e la lotta alla precarietà: i rider (Il Fatto, 15 giugno 2018)

Alla fine Di Maio aveva convocato un tavolo tra aziende e sindacati sotto l’egida del ministero dello Sviluppo. Conl’obiettivo della sottoscrizione di un «contratto nazionale» dei riders e del loro riconoscimento come lavoratori subordinati. L’ultimo incontro è dell’11 settembre. Da allora, il silenzio. Sulla loro pagina FB i riders bolognesi hanno dimostrato un certo nervosismo:

È ormai trascorso più di un mese dall’ultimo incontro svoltosi presso il Ministero del Lavoro. Un mese in cui non abbiamo ricevuto notizia alcuna, né da parte delle piattaforme, né da parte del Governo. Eppure, l’ultimo incontro avrebbe dovuto sancire una svolta. Il Ministro aveva infatti sollecitato le piattaforme a presentare entro due settimane in modo formale una proposta di accordo, così da poter aprire la trattativa su questioni che portiamo avanti da mesi e che sono fondamentali per la vita di migliaia di lavoratori come salario, assicurazioni, diritti previdenziali, ecc..

Ovviamente la proposta delle piattaforme noi non l’abbiamo mai vista. Non che la cosa ci sorprenda, anzi. Denunciamo però con convinzione questo ennesimo tentativo da parte delle aziende di sabotare l’esito di questo tavolo. In questi mesi, infatti, abbiamo potuto toccare con mano il loro estremismo padronale, abbiamo ascoltato il loro costante tentativo di nascondersi dietro formule vaghe e ambigue, ci siamo indignati nel vederle dichiarare l’insostenibilità dei nostri diritti mentre allo stesso tempo chiedevano agevolazioni fiscali, per finanziare una competizione forsennata basata sull’elusione delle regole fiscali e salariali.

Ma dal ministero non arriva alcun segnale. Di Maio ha dimenticato i riders. O meglio, ha posto un problema giusto ma ha dimenticato di proporre anche una soluzione adeguata, che sarebbe compito della politica. La politica, quella seria.

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