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La bambina a tonno e cracker e tutti gli altri che la Lega ha messo a “digiuno”

Dal digiuno per Salvini al digiuno per colpa della Lega il passo è drammaticamente breve. Ne sanno qualcosa tutti i bambini rimasti esclusi dal servizio mensa grazie alle scelte politiche delle amministrazioni leghiste

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Matteo Salvini continua il suo digiuno per Salvini assieme a quelli che hanno deciso di regalare i propri dati personali alla Lega per essere vicini al sedicente Capitano. Il capo del Carroccio continua il suo tour elettorale e ci tiene a farci sapere che sta tendendo duro. Questa mattina una tonificante ed energizzante tazza di ginseng. A pranzo mentre tutti mangiavano “tortellini e polenta” il digiunante si è dovuto accontentare di un calice di tè caldo (ma chi è che mangia tortellini e polenta, e chi è che beve il tè in un bicchiere?).

Il digiuno volontario di Salvini

Siamo tutti umanamente vicini a Matteo Salvini, un politico che coraggiosamente ha detto “lasciate che mi processino”, un’eventualità alla quale la maggior parte degli italiani (ivi compresi i suoi elettori) non può sottrarsi. Già, non c’è nulla di eroico nel dire ai propri colleghi di lavoro di votare affinché concedano l’autorizzazione a procedere. Il coraggio semmai è andare contro i consigli dell’avvocato Bongiorno, che a dicembre spiegava che se Salvini avesse chiesto di essere processato (come ha fatto) sarebbe stato come «dichiarare il falso, dire “io ho fatto questa cosa per un mio interesse privato”». Ma Salvini è pur sempre quello che per settimane ha detto che si sarebbe fatto processare sulla Diciotti, e poi ha scritto una lettera per chiedere di essere salvato dal processo.

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Ma sarebbe ingiusto criticare l’ex ministro dell’Interno per il desiderio di non dover subire un processo e di cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica con l’arma non violenta per eccellenza. Non tanto perché come tutti è innocente fino a condanna definitiva (un concetto che alla Lega sembrano spesso dimenticare) quanto perché quella di digiunare è una sua legittima scelta, che ha fatto liberamente senza che nessuno lo costringesse.

Il digiuno involontario di quelli senza mensa grazie alla Lega

Eppure ci sono altre persone, in Italia, che non per loro volontà sono state costrette a forme più o meno severe di digiuno. Emblematico in questo senso il caso dei bambini di Lodi (amministrato dalla Lega), esclusi dalla mensa perché il Comune aveva scritto un regolamento che imponeva ai genitori stranieri di produrre una corposa documentazione aggiuntiva per ottenere le agevolazioni sulla mensa costringendo i bambini a mangiare in una stanza a parte. Una decisione sulla quale l’allora governo gialloverde non ebbe nulla da eccepire, pubblicamente. Non che la Lega fosse nuova ad iniziative del genere, visto che nel 2010 ad Adro l’amministrazione comunale decise di lasciare senza mensa 15 alunni, figli di italiani e stranieri che non riuscivano a pagare la retta e che erano in arretrato con i pagamenti. In quell’occasione la vicenda si risolse grazie all’intervento di un benefattore che offrì di pagare i debiti.

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Il caso si è ripetuto ad aprile a Minerbe (Verona), a farne le spese una bambina i cui genitori non riescono a pagare la retta. E così alla piccola alunna tocca la mensa ridottaun pacchetto di cracker e una scatoletta di tonno. Anche qui l’amministrazione comunale è guidata dalla Lega. Anche qui ci fu un benefattore (il calciatore Antonio Candreva) che mentre il sindaco diceva «i soldi un’amministrazione li trova. Non è quello il problema. È una questione di principio. Noi siamo disposti ad aiutare ma bisogna anche avere voglia di essere aiutati» si offrì di donare i soldi necessari, provocando l’ira dei sovranisti. Ma le mense negate ai più piccoli, in nome di una letterale applicazione dei regolamenti comunali, sono tante: Inzago e Cologno Monzese, Sesto San Giovanni e Vigevano.

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Ma il metodo Lodi non rimase confinato alle mense e ai servizi scolastici. Lega e M5S per mesi dissero che il Reddito di Cittadinanza non sarebbe andato agli stranieri ma solo agli italiani. Siccome però molti stranieri sono indigenti allora il governo Conte One decise che per ottenere il reddito di cittadinanza  agli stranieri extracomunitari non sarebbe più bastato l’Isee (l’indicatore della situazione economica) a dimostrare lo stato di bisogno, ma era necessaria anche una certificazione di reddito e patrimonio del nucleo familiare rilasciata dallo Stato di appartenenza, tradotta in italiano e “legalizzata dall’autorità consolare italiana”. La documentazione a volte impossibile da ottenere che diede il via al caso Lodi. Perché il pane lo devono avere solo gli italiani, e a volte nemmeno loro. E chi non ha i soldi per pagare la mensa può sempre digiunare. Non un digiuno per Salvini ma il digiuno grazie a Salvini.

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