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Reddito, così Lega e M5S legalizzano la discriminazione di Lodi

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Ricordate la storia della discriminazione nella mensa di Lodi? Nel novembre del 2017 la sindaca Sara Casanova (Lega) aveva emanato un regolamento per disciplinare l’accesso alle agevolazioni per poter usufruire del servizio mensa e scuolabus. Il regolamento stabiliva che le famiglie extracomunitarie che volevano chiedere i contributi per poter accedere alla mensa e allo scuolabus a prezzo agevolato dovevano presentare, oltre all’ISEE, anche una certificazione rilasciata dal paese d’origine per dimostrare che non possedevano immobili o altre fonti di reddito fuori dall’Italia.

Reddito, così Lega e M5S legalizzano la discriminazione di Lodi

Il regolamento, che dopo un servizio di La7 scatenò un moto di protesta popolare e una raccolta fondi per garantire la mensa anche ai bimbi stranieri di Lodi, venne successivamente criticato anche da Salvini e Di Maio. Ma soprattutto, due associazioni, Naga e Asgi, portarono in tribunale il Comune di Lodi e il giudice Nicola Di Plotti bocciò il regolamento stabilendo che c’era una discriminazione diretta nei confronti delle famiglie con extracomunitari e, tra l’altro, spiegò: “Non esistono principi ricavabili da norme di rango primario che consentano al Comune di introdurre, attraverso lo strumento del Regolamento, diverse modalità di accesso alle prestazioni sociali agevolate, con particolare riferimento alla previsione di specifiche e più gravose procedure poste a carico dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea”.

Ebbene, questa mancanza, spiega oggi Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano, adesso potrebbe essere colmata grazie al reddito di cittadinanza e agli emendamenti di Lega e MoVimento 5 Stelle. In particolare a quello approvato ieri in Senato, il quale prevede che per ottenere il reddito di cittadinanza  per gli stranieri extracomunitari non basterà l’Isee (l’indicatore della situazione economica) a dimostrare lo stato di bisogno, ma servirà anche una certificazione di reddito e patrimonio del nucleo familiare rilasciata dallo Stato di appartenenza, tradotta in italiano e “legalizzata dall’autorità consolare italiana”.

Sono esentati i rifugiati politici e chi proviene da Paesi dai quali non si può ottenere la certificazione, ma per gli altri questa modifica alla legge sul reddito introduce una barriera che rischia di essere insormontabile. E che può avere conseguenze serie su tutto il welfare che ricevono gli immigrati in Italia.

La vicenda degli stranieri e del reddito di cittadinanza è particolarmente comica: per mesi il bisministro e vicepremier Luigi Di Maio ha mentito all’opinione pubblica sostenendo che il reddito di cittadinanza non sarebbe andato agli stranieri ma soltanto agli italiani, nonostante esistessero tonnellate di leggi italiane ed europee di rango superiore che impedivano questa discriminazione. Successivamente ha dovuto arrendersi all’evidenza, anche perché il reddito di cittadinanza andrà anche ai cittadini di etnia rom.

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Il reddito di discriminazione di Di Maio e Salvini

Ora questo emendamento si mette in scia delle leggine e dei regolamentini con cui i sindaci leghisti fanno la guerra nascosta agli stranieri in Italia mentre i loro eletti nelle regioni buttano 64 milioni di euro per indire referendum allo scopo di ottenere autonomie che si ottenevano tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, e fornisce anche la norma di rango superiore invocata dal giudice che ha annullato il regolamento di Lodi, che viene così automaticamente “legalizzato”.

Il reddito di cittadinanza diventa così reddito di discriminazione: se la sindaca di Lodi Casanova ora volesse tornare a escludere i bambini figli di genitori extracomunitari dalla mensa, potrebbe farlo invocandola legge sul reddito di cittadinanza. E non è l’unico paradosso, spiega ancora Il Fatto:

L’incidenza della povertà assoluta, secondo l’Istat, è massima proprio tra le famiglie di soli stranieri: una su tre è sotto la soglia. Eppure saranno poche quelle che beneficeranno del sussidio anti-povertà voluto dal M5S. Già la prima versione della legge istitutiva riduceva da 241.000 famiglie rispondenti ai criteri a 154.000 quelle con diritto al reddito di cittadinanza.

Secondo le simulazioni dell’Istat quelle che avrebbero davvero beneficiato della misura erano in realtà soltanto 95.000. Adesso, con la muraglia di burocrazia eretta dall’emendamento approvato ieri, saranno molte di meno.

All’epoca della mensa di Lodi sui giornali il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva inizialmente preso le difese dell’amministrazione lodigiana spiegando la differenza tra “gli amministratori leghisti e tutti gli altri” perché aveva iniziato a dare regole certe e a lottare contro i furbetti. Poi, dopo la mobilitazione, Salvini aveva effettuato una clamorosa retromarcia annunciando che qualora non fosse possibile fornire la documentazione richiesta “il Comune si fiderà della buonafede“. Lo stesso aveva fatto, con questo toccante (è ironico) post su Facebook il simpatico Giggetto:

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Non appena gli italiani si sono voltati dall’altra parte Luigi e Matteo si sono rimangiati tutto. Un gran capolavoro politico.

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