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La bimba che mangia tonno e cracker per i patridioti non merita la mensa neanche se la paga Candreva

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Ci deve essere qualche ragione antropologica per spiegare la passione della Lega per infierire sui più deboli. Da una parte abbiamo un vicepremier che si presenta come “ministro e papà”. Dall’altra numerosi casi di mense negate. La storia viene da lontano, qualcuno si ricorderà il caso della scuola elementare di Adro, quella tappezzata di simboli leghisti, e del sindaco – oggi eurodeputato – Oscar Lancini che decise di lasciare senza mensa 15 alunni, figli di italiani e stranieri che non riuscivano a pagare la retta. In questi giorni è toccato ad una bambina della scuola elementare Giacomo Zanella di Minerbe (Verona). I suoi genitori non riescono a pagare la retta e così le tocca la mensa ridotta: un pacchetto di cracker e una scatoletta di tonno.

La Lega e la strategia della mensa negata (ai poveri)

Il centrocampista dell’Inter Antonio Candreva si è offerto di pagare la retta alla bambina. Un gesto di generosità e di solidarietà da parte di chi è sicuramente più fortunato. Lo ha fatto telefonando direttamente al sindaco di Minerbe, il leghista Andrea Girardi, per chiedere come poter risolvere il problema. E “il problema” è che la famiglia della bambina è rimasta indietro con il pagamento dei buoni.

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Girardi però non ci sta a passare per il cattivo di turno e a Repubblica spiega che “«i soldi un’amministrazione li trova. Non è quello il problema. È una questione di principio. Noi siamo disposti ad aiutare ma bisogna anche avere voglia di essere aiutati». Insomma non è nemmeno un problema di soldi: si dà da mangiare cracker e tonno, umiliando una bambina delle elementari, per una questione di principio. La stessa logica che lascia la gente in mezzo al mare per “tenere il punto” con l’Unione Europea.

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La colpa è sempre di qualcun altro

I poveri però la pagano sempre, perché il Comune decide che puoi andare “in negativo” per due pasti e poi passi ai cracker col tonno. Eppure ci sono tanti servizi fondamentali – come ad esempio la sanità pubblica – cui tutti possiamo usufruire anche se non paghiamo le tasse. Avete mai visto un evasore fiscale cui vengono negate le cure al pronto soccorso? Oppure un evasore fiscale al quale il Comune non garantisce la possibilità per i figli di iscriversi all’asilo o alla scuola elementare? No.

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Quelli che oggi gridano soddisfatti perché “è così che si fa” e perché quando erano piccoli i loro genitori non avevano mai pensato “di accollare i nostri problemi alla comunità” dovrebbero riflettere su questo. Eppure la comunità è lì proprio per quello, per farsi carico delle necessità di chi rischia di rimanere indietro. Soprattutto se sono dei bambini. Evidentemente a Verona la famiglia naturale – perché è una famiglia composta da mamma e papà mica da Genitore 1 e Genitore 2 – la difendono solo ai convegni dell’ultradestra.

Perché Candreva non pensa agli italiani????

Ci sono poi quelli che spiegano che Candreva ha sbagliato. Ha sbagliato perché la beneficenza si fa ma non si dice; ha sbagliato perché “cosa volete che siano per lui quei soldi” e che in proporzione al suo reddito dovrebbe pagare la mensa a tutta Italia.  Infine sbagliato perché così facendo discrimina le altre famiglie, quelle che invece la mensa se la devono pagare da sole. Una particolare categoria di patridioti è quella che ritiene che se la bambina fosse stata italiana “figlia di genitori italiani” (la precisazione è d’obbligo in tempi di cittadinanza data a gente che non è italiana da almeno 25 generazioni) non sarebbe successo nulla.

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Eppure proprio il sindaco di Minerbe spiega che ci sono 30 alunni della scuola elementare che non pagano la mensa ogni giorno e che «sei di loro vengono da famiglie italiane, tutti gli altri sono straniere». Candreva, il cui lavoro è prendere a calci un pallone e non occuparsi della gestione delle rette delle mense o dei servizi sociali, «ha voluto sapere quanti altri sono in questa condizione per pagare tutto. Stiamo facendo i conteggi, gli faremo sapere in giornata». Chissà che hanno fatto fino ad ora quelli pagati per occuparsi e risolvere quei problemi.  Il sindaco Girardi dice che «siamo stanchi di essere presi in giro. Io devo agire anche in base a un principio di giustizia nei confronti di chi paga», come se la povertà fosse una specie di scherzo che uno fa al Comune. Ad ogni modo fa piacere sapere che per la Lega il prima gli italiani significa prima gli italiani benestanti, i poveri dopo, se avanzano tempo e soldi.

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Nel frattempo per “contrastare” la narrazione buonista sono scesi in campo anche i pezzi grossi del sovranismo di Twitter. Come quella che rinfaccia a Candreva di non passare abbastanza tempo con la figlia avuta dalla prima moglie, dalla quale ha divorziato. Come se le due cose avessero una qualche correlazione tra loro. Ma l’importante è gettare fango su una persona che ha fatto del bene, non invitare gli italiani a fare altrettanto. Si sa, la beneficenza si fa in privato: l’odio si spande in pubblico.

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