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Dibba il sommergibile: tutte le volte che Di Battista è sparito quando tirava una brutta aria

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«Taciti ed invisibili, partono i sommergibili! Cuori e motori d’assaltatori contro l’immensità». L’Inno dei sommergibilisti ben si adatta ad Alessandro Di Battista. Del pasionario pentastellato, ormai da dieci giorni è scomparso dai radar e dai sonar, non si hanno più notizie e il popolo inizia a preoccuparsi. L’ultimo post sulla sua pagina Facebook risale al 13 febbraio. Poi cosa è successo? Il M5S ha perso le elezioni in Abruzzo e i senatori pentastellati hanno salvato Salvini dal processo per sequestro di persona. La campagna elettorale per le regionali in Sardegna è agli sgoccioli e il Dibba, che l’ultima volta aveva battuto l’isola in lungo e in largo promettendo qualsiasi cosa non si è visto nemmeno lì.

El Dibba desaparecido, jamás será vencido

Di Battista ha perfino smesso di mettere “like tattici” ai post della pagina satirica Logo Comune, cosa che ama fare quando vuole dimostrare di essere dotato di grande autoironia. Salvo ricomparire nei commenti oggi alle 9:10 scrivendo dal suo profilo personale «dovresti sapere che sono e sarò sempre il fan più attivo. Badge o non badge». Insomma: Di Battista è vivo, ha ancora accesso ad Internet, se non parla delle cose importanti che riguardano il paese ma si dedica ad una pagina di meme shitposting allora dobbiamo trarne le conseguenze.

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Annalisa Cuzzocrea raccontava ieri su Repubblica che c’è chi lo chiama “il sommergibile”, per la sua capacità di inabissarsi quando le cose vanno male. Monica Guerzoni sul Corriere della Sera riferisce del commento di un anonimo deputato a 5 Stelle: «Lo sa come lo chiamiamo? L’anguilla, per la sua capacità di scivolare via nei momenti difficili». Ed è così, perché in questi anni nel Palazzo il Dibba ha perfezionato l’arte della fuga.

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Che stia preparando le valigie per il prossimo viaggio in Africa o in India o che sia impegnato a sbrigare questioni personali poco importa. Di Battista è scomparso e nessuno sa perché. Che siano stati i pochi applausi a DiMartedì? Oppure si è finalmente accorto che fare il battitore libero senza responsabilità di governo è un ruolo troppo di comodo? Poco importa perché non è la prima volta che il Comandante Dibba entra in silenzio radio.

We all live in a Dibba submarine

Quando venne arrestato Raffaele Marra, dirigente capitolino personalmente scelto dalla sindaca Virginia Raggi, Di Battista scomparve per qualche giorno. Per stanarlo servì un post di Roberto Saviano che lo accusava di omertà e che ricordava come Di Battista fosse stato all’epoca delle elezioni il principale sponsor politico della sindaca di Roma. Quando il Dibba ritrovò la voce tornò su Facebook con  un video dove spiegava che si era ritirato a pensare. E cosa aveva pensato? Che quasi quasi era stata un bene la decisione di nominare Marra perché in questo modo la verità sul funzionario accusato di corruzione era finalmente venuta alla luce.

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A parte quell’episodio di autocritica (assai indulgente, visto che parlava di onestà che va di pari passo con l’ingenuità) da quando Virginia Raggi è stata eletta sindaca di Roma Di Battista ha accuratamente evitato di occuparsi delle vicende romane. Eppure non solo è stato tra coloro che hanno sostenuto con forza la candidatura della Raggi in seno al MoVimento 5 Stelle, Di Battista è un fiero cittadino romano. Che però evidentemente ha lo sguardo puntato solo sull’orizzonte lontano e non riesce a mettere a fuoco quello che ha sotto il naso. Le buche, la monnezza, il disastro di AMA e di ATAC, il rutilante valzer di assessori, gli scandali giudiziari sul nuovo stadio della Roma a Tor Di Valle che hanno coinvolto Lanzalone. In quasi tre anni di amministrazione a 5 Stelle Di Battista non si è accorto di nulla e soprattutto non ha parlato di nulla.

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Ha parlato invece molto dell’Ilva e del TAP, promettendo che la prima sarebbe stata chiusa e il secondo bloccato. È successo l’esatto opposto. Allora Dibba se ne è andato in America, prima negli USA poi per una lunga vacanza a fare il “reporter” sui fatti del mondo. E quando è tornato invece che affrontare le questioni aperte che aveva lasciato in Italia – una su tutte la promessa di lasciare il MoVimento in caso di alleanza con la Lega – ha tirato fuori un altro specchietto per le allodole: la bufala del Franco CFA che ci riempie di immigrati. Oppure ci ha parlato dei tumori che fanno crescere il PIL. C’è chi potrebbe vedere in questo progressivo distacco dalla politica una sorta di insofferenza per come è cambiato il M5S. Ma per Di Battista quando le cose si mettono male il distacco, l’allontanamento e la fuga sono una costante. Troppo comodo andare a prendersi gli applausi senza avere la responsabilità decisionale e dover affrontare le critiche, lo ha capito perfino Grillo che per recitare il ruolo di guru serve elevarsi, fare parecchi passi indietro, di lato, despacito bailando. Qualcuno ci spiegherà che Di Battista è un duro e puro, uno affezionato al MoVimento di lotta. A parte il fatto che questo fa di lui l’Umberto Bossi del M5S (quello che stava con i pugni dentro al governo e con i piedi fuori) non è vero nemmeno questa versione. Basti vedere la clamorosa giravolta di Dibba sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini.

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